Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Arkeon era una setta? novembre 9, 2011

Arkeon era una setta? Macchè!

Lo sanno tutti, ma non si poteva dire. Ora speriamo che lo apprendano anche i giudici nonostante gli sforzi della micro-lobby anti-arkeon che di affrontare le sette vere si guarda bene.

Nel video quello che ne ha pensato la studiosa Raffaella Di Marzio

Il video è stato preso dal sito Vertià su Arkeon

 

La verità su Arkeon novembre 8, 2011

La verità su ArkeonUn blogger che seguo mi segnala l’apertura di un nuovo sito:

La Verità su Arkeon

Ne riporto il contenuto della home page.

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BENVENUTI

Dopo anni di attacchi, calunnie e accuse, sopportati in silenzio e nell’attesa che la verità su Arkeon si facesse strada da sola, ho finalmente deciso di uscire allo scoperto.

Ho commissionato la realizzazione di questo sito – basato su documenti esistenti e testimonianze tratte da inchieste giornalistiche attualmente in corso – per ripristinare, finalmente, la verità su Arkeon: cos’è veramente, da dove proviene e come si è tristemente interrotta questa esperienza.

La mia intenzione non è quella di “rifondare” l’associazione: questo sito vuole essere un contributo per affermare la verità e la completezza di informazione, ma anche uno spazio, un “luogo sicuro” dove chi ha qualcosa da dire o precisare, può farlo senza temere di essere tacciato – come spesso è accaduto in passato – di essere vittima di una psicosetta, o peggio ancora un “carnefice” che ne ha fatto parte.

Ho messo in conto il possibile sequestro di questi materiali: l’intero percorso giudiziario della vicenda Arkeon – a detta di professionisti ben più preparati di me – è costellato di abusi, forzature e iniziative poco limpide e vessatorie. Non ho paura dei rischi ulteriori che potrei correre: questa iniziativa è per me il modo di onorare il debito morale verso tutti coloro che hanno patito sofferenze per il solo fatto di aver partecipato ad un percorso di crescita personale.

A voi quindi il mio personale benvenuto, e il mio invito a contribuire al ripristino della verità, per chiunque avesse desiderio di farlo.

Con affetto,

Vito Carlo Moccia

 

Di nuovo qui ottobre 26, 2011

Era moltissimo tempo che non mi affacciavo al mondo dei blogger: la vita mi ha tenuta – e mi tiene – molto impegnata altrove.

E’ doverosa però da parte mia una segnalazione che faccio, seppure con grande ritardo, con grandissima gioia:

Il procedimento contro Raffaella Di Marzio in relazione al caso Arkeon è stato archiviato il 24/2/2011 su richiesta dello stesso PM che lo aveva proposto.

Consiglio a tutti di leggerne i dettagli e il decreto di archiviazione sul blog della stessa Dott.sa Di Marzio che ancora oggi pubblicamente ringrazio per aver fatto con scrupolo, professionalità e umanità il suo lavoro.

 

Una preghiera febbraio 2, 2011

Nella grande confusione che c’è in giro, io penso che invece non ho parole, ma una prghiera per le persone di buona volontà.

Ecco il Vangelo della scorsa domenica

Mt 5,1-12aBeatitudini

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

No kids or no brain? novembre 16, 2010

Più le trovate di oltreoceano sembrano assurde, più noi del bel paese non ce lo facciamo dire due volte ad adottarle con festante entusiasmo.

Avevo già parlato qui del movimento, associazione o quello che è No Kids.

In pratica  si tratta di un gruppo di esseri umani che accoglie con gioia nel migliore dei casi, o nel peggiore spinge, il divieto per i bambini di frequentare alcuni ristoranti, alberghi, voli.

Dai commenti  all’articolo apparso oggi sul corriere della sera online, vedo che questo movimento viene salutato da diversi lettori italiani con parole di giubilo, tipo “sacrosanto!”, “bambini insopportabili”, “sarebbe un sintomo di civiltà”, “era l’ora”, ecc…

Tengo per me il giudizio che ho di loro, vorrei però dirgli che, per amore di coerenza, spero non si trovino tra coloro che si battono altrove contro la discriminazione di altri esseri viventi.

Perchè questa è a tutti gli effetti discriminazione. Se dobbiamo vietare l’ingresso in un locale ad un bambino (ma che faccia tosta fare anche il simbolo!), perchè non vietarlo a:

– gli anziani: sono lenti, portano la dentiera, che fastidio vederli mangiare, potrebbero essere incontinenti, a volte un po’ maniacali e rompiscatole (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai gay: sono troppo espliciti nelle loro manifestazioni di affetto, sono spesso arroganti e pretenziosi (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai single: viaggiano da soli in macchina, creando traffico e rubando parcheggi alle famiglie che con  il posto di una macchina muovono di media 4 persone (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai  disabili: richiedono troppe cure, ambienti adatti, scivoli, bagni dedicati (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai cani: danno fastidio almeno quanto i bambini (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– agli immigrati: la loro cultura spesso non corrisponde alle nostre abitudini, la loro cucina può provocare odori a noi (sottolineo a noi) sgradevoli che gli restano sulla pelle (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai tifosi di calcio: fanno troppa confusione, gridano, dicono le parolacce (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– ai musulmani: le loro donne portano il velo, a volte coprono il viso, la loro vista potrebbe dare fastidio alle femministe convinte

– ai testimoni di geova: si potrebbe correre il rischio di essere evangelizzati mentre si arrotolano le fettuccine con il ragù (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– alle donne: sono imbranate, non rispettano gli orari, soprattutto sono le madri di questi mostri maleducati e urlanti che danno sempre fastidio al ristorante e in aereo (non tutte certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

– agli uomini: sono la prima causa di morte per le donne (secondo quanto riportano alcuni siti che citano datati e non corretti rapporti ISTAT), non vorrete mica condividere il ristorante, l’albergo, l’aereo con un potenziale assassino (non tutti certo, ma più o meno nella stessa percentuale di quanti sono i bambini “maleducati”)

Ne potrei aggiungere altre, ma ho la mia prole, tanto desiderata, tanto amata, tanto curata in tutti gli aspetti della sua crescita (comprese le buone maniere e la libertà di esprimersi e di essere se stessa) e non ho molto tempo da trascorrere al computer.

Si potrebbe tornare a prima di Martin Luther King quando i neri sugli autobus sedevano dietro (e che privilegio! almeno condividevano lo stesso autobus dei bianchi, i nostri figli invece, secondo queste teorie strampalate, dovrebbero essere messi su aerei diversi!), oppure si potrebbe tornare a ragionare con la testa che sarebbe meglio.

 

I professionisti dell’inquietudine ottobre 7, 2010

Torno a scrivere questo blog dopo mesi ormai. Non è la mancanza di riflessioni o di notizie a tenermi lontana ma gli impegni, sempre più numerosi.

Chi mi legge lo sa: non mi piacciono i giornali. Anzi, non mi fido dei giornali e degli altri media. Ci si può trovare di tutto, tranne le notizie. E la vicenda di Arkeon mi ha insegnato che il giornalismo in Italia non esiste più se non qualche sporadico caso.

E siccome i casi sporadici sono davvero pochi, oggi che l’ho trovato vorrei condividerlo con voi.

Vittorio Zambardino ci parla dell’accanimento dei giornalisti sul caso di questa povera ragazza uccisa, che almeno riposi in pace.

Ci dice che in fondo i giornalisti non fanno niente di originale, che “il “nocciolo” della narrazione di cronaca non nasce in redazione“, ma nel substrato sociale. Che se il substrato sociale va nella direzione sbagliata, è più facile che i giornalisti vadano dietro. E che le cose stanno così da almeno 30 anni.

Con tristezza ed amarezza posso dire che non mi racconta niente di nuovo. Però mi rincuora, non mi fa sentire una marziana sulla terra.

Perchè la vicenda Arkeon – quella che ho seguito e che un po’ conosco-  è un caso esemplare. Non di psico-setta in Italia, come qualcuno ci racconta. Ma dell’associazione – spero ancora casuale, ma molti mi contraddirebbero – fra l’incompetenza di giornalisti, lettori, affamati di soldi e di fama, vendicatori, politici e professionisti dell’inquietudine. Un’assiociazione i cui componenti si sfidano a chi la spara sempre più grossa, aggiungendo ad ogni step particolari sempre più spaventosi, sempre più scandalosi e sempre più inventati.

Questa è la nuova categoria di cui ci racconta Zambradino. Altrettanto squallida, famelica e assetata di sangue, come la maggior parte di questi giornalisti sciacalli, la categoria dei Professionisti dell’inquietudine, quelli che in questo rimestare morboso trovano un interesse economico, politico o anche solo di visibilità: “Il brutto è quando tutto finisce nelle mani dei professionisti dell’inquietudine, di quelli che intendono trarre un profitto politico o culturale dalla tragedia“.

Anche i personaggi poi sono sempre gli stessi: i commenti all’articolo sono molto critici verso la trasmissione “Chi l’ha Visto” e la sua conduttrice. A giudicare da quanto scrivono i lettori, sembra che questa volta abbia superato i limiti dell’umana sopportazione. Non mi stupisce. Con il caso Arkeon non ha fatto diverso, ne ho parlato qui. Il fatto che la Federica Sciarelli abbia incontrato tutte queste critiche mi fa sperare che in fondo anche la credulità popolare sia costruita dai media.

La conclusione dà speranza: “Il brutto è quando tutto finisce nelle mani dei professionisti dell’inquietudine, di quelli che intendono trarre un profitto politico o culturale dalla tragedia. Una corrente di pensiero di cui, grazie al cielo, i carabinieri di Avetrana e di Taranto evidentemente non sono seguaci“. Ecco, spero che di analogia in analogia non segua questa corrente di pensiero anche chi si deve occupare del caso Arkeon.

 

Arkeon: caro padre Angelo aprile 22, 2010

Riporto la bellissima lettera che ha scritto Pietro Bono a padre Angelo.

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Caro Padre Angelo,

nessuno meglio di te sa quanto io non sia un gran buon cristiano.
Mi permetto però di scriverti, pur in mezzo a questa tempesta, perché desidero dirti qualcosa che ti riguarda.

Quando ti ho conosciuto, diversi anni fa, tra le tante ferite che mi portavo nel cuore, c’era anche quella della mia distanza dalla Chiesa.
Io non ero distante per il mio rapporto con Dio. Quel dialogo nella mia vita, non saprei perché, ma non è mai mancato.
Io mi tenevo distante per la mia esperienza di collegio coi preti.
Niente di sconvolgente, ma certo non mi avevano lasciato un gran bel ricordo. Anzi.

Nella mia infanzia e giovinezza ho avuto la fortuna e il privilegio di essere accompagnato dal parroco del mio paesino, Don Paolo, una figura straordinaria a cui devo molto.
Ho avuto il piacere, come molti altri bambini miei compaesani, di frequentare la sua sacrestia.
Eravamo un gruppo di chierichetti assai vivace e a Don Paolo non ne abbiamo risparmiata una.
L’apice delle biricchinate del gruppo giungeva sempre nelle celebrazioni della settimana Santa.
Noi arrivavamo muniti delle nostre inseparabili penne bic. Ben riforniti di munizioni: le tasche piene di riso. Durante le celebrazioni serali, vestiti da chierichetti, aveva luogo il combattimento con le bic usate come cerbottane…
Eravamo proprio dei ragazzacci.

Ricordo un altro fatto. Era nell’occasione di quella che nei paesini di campagna veniva chiamata “colletta del grano”.
Don Paolo partiva la mattina presto col suo carretto a due ruote, trainato a mano da un ragazzino, con qualche sacco vuoto, per passare di casa in casa per la colletta annuale. Chi dava un secchio di grano, chi qualche offerta, chi qualcosa dell’orto.
Tutti offrivano un caffè, un liquorino o della grappa. Sempre rigorosamente fatti in casa.

L’anno che toccò a me portare il carretto perché ero ormai grandicello, già dopo un paio d’ore cominciai a vedere il tutto da una prospettiva assai diversa.
Era materialmente impossibile rifiutare il canonico “bicchierino”. In ogni casa si veniva accolti, si veniva fatti accomodare, si raccoglievano confidenze, preoccupazioni, richieste. Ma su un punto non si transigeva: il bicchierino. Senza pagare quel dazio, dalla casa non si usciva.
Don Paolo, che certo non era un vizioso, capiva e per non offendere nessuno, assaggiava con moderazione e senza eccedere, dando a ognuno soddisfazione.
Io, che ero alla mia prima esperienza, non era stato ancora riempito il primo sacco di grano, che mi ritrovai seduto nel carretto, con la testa che girava. Nelle ore che seguivano, ricordo solo la tonaca di Don Paolo che, sbuffando per la fatica, trainava il carretto per il borgo, e un singolare sentimento di allegria e di protezione nel trovarmi stravaccato su quel carretto tra granaglie, verdure, polli e quant’altro.

Poi, negli anni successivi, come dicevo, mi sono allontanato dai preti e dalla Chiesa.

Quando ti ho incontrato, memore delle mie esperienze coi preti, mi sono dato tutto il tempo per “studiarti”.
Poi ho scoperto che come me sei davvero un gran “testone”. Ma proprio teste dure, dure.
E anche sanguigni e indomabili. Mamma mia.

Quello che però di te, mi ha incuriosito, è che ti ho sentito autentico e soprattutto “vivo”.
Nella mia esperienza, la più parte dei sacerdoti è buona. Ma pochi sono davvero “vivi”.

E quando, dopo un tuo grande travaglio, ti sei fatto coraggio e ti sei permesso di dirti, e anche di raccontare tutta la verità a persone comuni come me, allora ho conosciuto il tuo valore, la tua “umanità” e ti ho amato come un fratello.
Stessa carne. Stesso sangue.

E là credo è cominciato il tuo impegno con arkeon.

Quante persone ho visto piangere tra le tue braccia, magari dopo un colloquio o una confessione.
Quante persone e quante famiglie hai portato silenziosamente sul tuo “carretto”, nei giorni della loro massima fragilità; quelli che di solito precedono il ritorno a casa, il ritorno ad una “fede”, tanto desiderata, quanto spesso combattuta.
E tu non hai mai forzato nessuno.
Hai aspettato rispettoso, custodendo quei delicati momenti.

Sempre sostenendo con la tua consueta vivacità e ancor più col “fuoco vivo” e schietto della tua fede.

Ciò che desidero tu sappia ora, è che io non ho dimenticato.
Tutti noi, non abbiamo dimenticato.
Perché eravamo lì con te.
Tu eri con noi.
Come quando hai accompagnato me e mia moglie nel cammino verso il matrimonio.

Quello che molto presuntuosamente ti chiedo di fare ora, è di pagare ancora un volta anche tu, come Don Paolo, il tuo “dazio”, il tuo tributo, prima di riprendere il tuo cammino.
Ti chiedo di bere anche “questo bicchierino” insieme a tutti gli altri.
Sia che ti venga offerto da persone insane e sofferenti.
Sia che ti venga dalla tua amata Chiesa.

Sappi che in tutto questo le tante e tante famiglie di arkeon ti sono vicine e pregano al tuo fianco.
https://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/21/arkeon_e_l_intimita_violata/
https://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/20/il-codice-arkeon/
https://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/20/il-codice-arkeon/
http://pietrobono.blogspot.com/2010/04/arkeon-risposta-davide-20-4-2010.html

Così come le ancor più numerose persone che, in altri contesti, ti hanno conosciuto.
Tutti noi sappiamo chi sei, e conosciamo il tuo valore.
Non dimenticarlo mai, te ne prego.

Chi ha cercato di colpirti, credendo forse di umiliarti, è forse chi ancora non ha fatto pace con se stesso, con la propria vita, con Dio.
Chi ha cercato di infangarti, forse non ti perdona proprio il servizio che hai instancabilmente svolto a favore delle famiglie.
E soprattutto non ti perdona il coraggio che tu hai avuto, di rompere la corazza della tua immagine, per mostrare, finalmente, il tuo cuore. Così com’è.
Nudo e crudo. Vivo e palpitante.
Tu sai bene, oggi più che mai, quale costo comporta questo coraggio e questo amore per la “verità”.
Quello che stanno facendo a te, è quello che duemila anni fa hanno fatto a quello che tu scherzosamente amavi definire “il mio Capo”.
Siine orgoglioso e fiero.
Per questo oggi ti sento ancora più vicino.
E mi sei, ancor più, di esempio.

Un abbraccio fraterno, Padre Angelo, e grazie, grazie di cuore.

Pietro

 

 
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