Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

La noia e il sogno Settembre 14, 2009

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Sogni ad occhi aperti e Arkeon

C’è un momento della giornata direi quasi magico. Che non si ripete neanche tutti i giorni. Anzi direi piuttosto raramente.

La prole dorme, i piatti sono lavati, le stanze in ordine, i vestiti per la scuola di domani pronti, nessuna telefonata da fare. Non so che cosa fare, mi gira la testa.  Anche perchè ho imparato presto che in una casa c’è sempre qualcosa da fare. E in effetti potrei fare i conti di quanto abbiamo usato la carta di credito questo mese per non trovare sorprese sul conto, potrei sistemare una pila di scartoffie che affollano la scrivania da mesi ormai, potrei stirare la vetta della montagna di vestiti che non si abbassa mai nonostante gli sforzi, potrei fare un bel bagno rilassante, potrei finire di leggere quel libro e restituirlo al legittimo proprietario, potrei scrivere un post o commentare quelli dei blog amici…

Ma tutte queste possibilità mi confondono. E allora me ne sto qui sul divano e mi accorgo che spunta un sentimento che mi tormentava da bambina e da adolescente, ma che da grande difficilmente trova un pizzico di tempo per venirmi a trovare: la noia.

Quando c’era non la sopportavo e ritrovo nella prole la stessa insofferenza che provavo io. Oggi invece – nonostante il senso di colpa per tutte le cose che lascio indietro – me la godo, perchè è da questi momenti che ci si riposa la testa e affiorano i sogni. E il tempo per sognare bisogna trovarlo, anche da grandi.

 

Sulla via di Damasco? Maggio 14, 2009

I miei genitori si lamentano che una lontana cugina sia insopportabilmente egocentrica e logorroica, esattamente come era l’ultima volta che l’hanno vista, circa dieci anni fa. O che un’altra lontana cugina sia ingombrante ed invadente proprio come è sempre stata.

Un altro caro familiare si stupisce che la sua ex-moglie si comporti male esattamente come fa da circa trent’anni e ogni volta resta molto male.

Leggo lo sconcerto sul blog di Pietro Bono per un silenzio assordante che anche a me spacca le orecchie da diverso tempo e che continuo a non spiegarmi.

Leggo l’incredulità della dottoressa Raffaella Di Marzio per quanto continua ad accaderle.

Nonostante la mia abbastanza giovane età non ho fiducia che le persone cambino, non ho fiducia che vengano folgorate sulla via di Damasco.

L’esperienza di questi anni mi sta insegnando che parte dell’essere adulti è imparare a guardare le persone e le situazioni per quello che sono e non con la speranza di quello che vorrei diventassero.

Non vorrei con questo essere fraintesa.

Ho fiducia che esista la possibilità del cambiamento in ciascuno di noi. Ma penso che debba essere una spinta molto profonda, il frutto di una grande ricerca o di una esperienza molto forte. E della nostra scelta.

Ed è per pochi.

Non perchè esistono esseri umani “eletti” che hanno una possibilità che ad altri è negata. Ma perchè, di fatto, nella vita sono davvero pochi quelli che scelgono di seguire questa scintilla che è presente nel cuore degli uomini.

E’ un po’ come ho sempre pensato il sogno americano: di fatto non è per tutti (ed è questa l’obiezione che molti fanno al sistema americano), ma è possibile per tutti se tutti non è una massa ma ciascun individuo.

E gli individui che scelgono il proprio sogno sono in pochi.

In questo contesto non mi stupisce che i sostenitori delle teorie sul plagio riconoscano nel cambiamento improvviso e radicale uno dei segni dall’avvenuto condizionamento.

Cambiamenti come sono stati quello di San Paolo, San Francesco, Padre Cristoforo e l’Innominato, per citare i primi che mi vengono in mente.

Per cui sono sempre più scettica e disillusa sulla possibilità di “cambiamento” di enti, istituzioni, parenti serpenti,maligni incalliti, ex-amici dileguati.

Ma ho sempre più rispetto e ammirazione per quelle – poche – persone che hanno il coraggio di cambiare e di convertirsi ogni giorno in cui la vita o -se credenti – Nostro Signore glielo chiede.

 

Come eravamo? Aprile 17, 2009

Molti genitori tracciano una linea di demarcazione in un giorno preciso della loro vita insieme. Il giorno che cambia per sempre la loro vita.

E che di solito corrisponde alla data di nascita del loro primogenito.

Non sono più una coppia, diventano una famiglia.

Non c’è più il week-end di shopping/ristorantino/cinema, ci sono grandi sorrisi senza dentini e passi commoventi, ma tutt’al più un DVD sul divano, una pizza ordinata a casa.

Non che con i figli non si facciano cose belle, che la vita si fermi che tutto diventa un dovere o una responsabilità. Non lo penso, non è così, è ancora più bello di prima.

Ci sono tanti momenti indimenticabili.

Ricordo albe affascinanti, profili delle montagne, bellissimi compleanni, viaggi avventurosi e perfino un meraviglioso pomeriggio di shopping alla ricerca di un vestitino da battesimo che a veva fatto dimenticare tutto, anche la fame, alla prole in marsupio.

Eppure le cose cambiano. I “nostri posti” diventano di tutti oppure non si frequentano più.  Le nostre canzoni vengono richieste come ninne nanne oppure in fretta sostituite da stella stellina o twinkle twinkle.

Poi…la dolce aria della primavera o il ritrovarsi noi due in quel pub che non frequentavamo da anni…

…come eravamo….ci diciamo

Non c’è bisogno di parlare. Sappiamo benissimo che cosa sente l’altro.

Dov’è finita la leggerezza che ci accompagnava in quegli anni?

Abbiamo lavorato duramente giorno e a volte notte. In tempi di crisi e nella nostra incertezza. Abbiamo cresciuto una prole con amore, entusiasmo e presenza costante.

Eppure anche di fronte ad una vita adulta e più dura, anche più dura di quella dei nostri genitori alla nostra età, eravamo riusciti a mantenere, almeno con un filo, la nostra leggerezza, a restare NOI.

La nostra linea di demarcazione ha un’altra data. La data di una fredda e nevosa mattina invernale.

Una mattina in cui qualcuno al nostro posto aveva deciso chi eravamo noi, i nostri familiari e i nostri amici più cari. E i giorni come quello continuano e continuano lasciandoci ogni volta senza parole.

Ma stiamo imparando da questa vicenda. Molto. Per citare Klee, è una croce che abbiamo imparato a portare, per quanto ingiusta e immeritata.

Ma in fondo stupisce? Era meritata e giusta la croce di Gesù? Non considero certo la mia esperienza paragonabile a quella di Nostro Signore, non mi avvicinerei neanche a pensarlo, nè a quella dei tanti crocefissi dei giorni nostri.

Paragono invece, e questa volta pienamente, il crucifige della folla e dei “sommi sacerdoti” di allora a quello di oggi, di domani, di sempre.

Ma la scintilla della primavera, il rewind alla nostra vita di coppietta innamorata ci fa ricordare che questo peso che ci è piombato sulle spalle non ci appartiene oggi come non ci è mai appartenuto. Appartiene a chi lo ha così violentemente lanciato.

E prima o poi le cose torneranno a posto. Tornerà l’ordine e la giustizia. Anche le date torneranno al posto giusto.

“Il Signore onnipotente e misericordioso
confermi il consenso
che avete manifestato davanti alla Chiesa
e vi ricolmi della sua benedizione.
L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.”

In questa formula che pronuncia il sacerdote subito dopo le promesse matrimoniali, ho sempre visto molto di più di un divieto al divorzio.

E l’ho sempre visto come monito non tanto per gli sposi, quanto per il resto del mondo di non osare intralciare il disegno di amore che Dio ha per la famiglia che nasce quel giorno. Chi lo fa, o almeno ci prova, commette un peccato grave.

E non siamo noi l’unica famiglia ad avere come linea di demarcazione del proprio “come eravamo” quella fredda data.

 

Gli eventi che cambiano la vita Aprile 15, 2009

Durante una di queste tante celebrazioni pasquali, il sacerdote ha parlato degli eventi che sono capaci di cambiare la nostra vita.

E lo ha fatto raccondando una storia, piuttosto comune penso ma che deve averlo colpito molto, di una madre di un ragazzo adolescente che tempo fa si era rivolta a lui un po’ preoccupata. Suo figlio era proprio un bravo ragazzo, era molto fiera di lui. L’unico problema era che sembrava amasse davvero poco l’acqua e la doccia. Tornato da un campo scuola questo ragazzo era cambiato: trascorreva ora in bagno gran parte del suo tempo. La madre, più perplessa di prima, si chiedeva quale fosse il miracolo che lei per anni non era riuscita a compiere, per poi vedere che questo “miracolo” aveva i capelli lunghi ed era molto carina.

Penso alla mia vita e a quanti – diversi – eventi hanno avuto il potere di cambiarla. Di innescare quel meccanismo di trasformazione che la redazione del blog di Claudio Risè ritiene almeno in parte responsabile dell’accanimento contro Arkeon (“particolarmente irritante nel lavori di Arkeon sia risultato l’obiettivo di trasformazione perseguito dalle persone che li seguivano”), o di cui ha parlato Klee in un suo post.

In questi giorni è l’anniversario di un evento che ha, più di tutti gli altri, decisamente cambiato la mia vita.

Ed è stato un viaggio.

Un viaggio che non dimenticherò mai.

E ogni viaggio è un po’ come un film.

E ogni film ha la sua colonna sonora.

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Midge Ure – Breathe

With every waking breath I breathe
I see what life has dealt to me
With every sadness I deny
I feel a chance inside me die

Give me a taste of something new
To touch to hold to pull me through
Send me a guiding light that shines
Across this darkened life of mine

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
Breathe to make me breathe

For every man who built a home
A paper promise for his own
He fights against an open flow
Of lies and failures, we all know

To those who have and who have not
How can you live with what you¹ve got?
Give me a touch of something sure
I could be happy evermore

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

This life prepares the strangest things
The dreams we dream of what life brings
The highest highs can turn around
To sow love¹s seeds on stony ground

Breathe
Breathe

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

 

Varcare una soglia Aprile 3, 2009

Ci sono certe cose che non si fanno.

La legge ne impone molte sia per ragioni di convivenza civile, sia – soprattutto – per motivazioni più profonde insite nel cuore dell’uomo che si riconducono a quello che viene chiamato il diritto naturale.

Le religioni ne impongono altre, che possono coincidere o divergere ma che a volte possono essere più restrittive della legge dello stato.

Poi ognuno ha la sua morale (formata attraverso la famiglia di origine, la scuola, le eseprienze individuali, le relazioni, l’amore, l’aver generato figli) che può stringere ancora di più il campo di quali sono le cose che si possono fare.

Tuttavia siamo nati liberi. Siamo nati liberi per lo stato e per nostro Signore (almeno per la visione che ho io di nostro Signore).

E abbiamo avuto un grande dono che la legge chiama infrazione o reato, la religione chiama peccato, la coscienza non so.

Ed è un aspetto che ho spesso ignorato nella vita. Ma, sarà che siamo in tempo di quaresima e ci avviciniamo velocemente al mistero della Santa Pasqua, sarà che la vita ci cambia, ma ultimamente penso molto al senso del peccato.

Credo davvero che non bisogna peccare, sia dal punto di vista laico che religioso. Credo che sia giusto comportarsi in maniera moralmente retta, fare delle scelte sulla base di che cosa è giusto o no. Anche solo per se stessi. Anche solo perchè “io certe cose non le faccio” perchè è quello in cui credo.

Ma sto scoprendo anche l’importanza del peccato, dell’errore. E ho una grande stima per chi ha varcato certe soglie del peccato e anche della morale e non è fuggito da se stesso e da Dio (per chi ci crede), ma ha dialogato con il suo “peccato”.

Perchè il peccato è quello che ci fa essere umani, è quello che ci impedisce di lapidare la Maddalena perchè in fondo, nel nostro cuore, siamo tutti come lei.

E’ quello che ci dona la compassione e la misericordia. E il perdono.

E non lo fa perchè mal comune mezzo gaudio, perchè vedere il tuo giustifica il mio, ma perchè se so come mi sento nell’errore, nella ricerca del perdono, non posso non comprendere le tue contraddizioni, la tua ricerca, il tuo errare, la tua umanità.

Conta, eccome se conta, quello che si fa o non si fa in sè. Ma conta altrettanto la capacità di dialogare con se stessi, davanti a quello che si fa o non si fa e davanti alle tentazioni che la vita ci offre.

 

Non capirà da dove vengo Marzo 22, 2009

Dei blog che leggo (meno di quello che vorrei) , uno che apprezzo particolarmente è quello di Fabia, Fiducia34.

E lo apprezzo per mille motivi, ma quello che mi affascina di più è la ricchezza .

Ricchezza di cuore e di esperienze.

L’idea che mi sono fatta leggendo i suoi scritti è di una grande apertura mentale e di una capacità di ascolto e di dialogo davvero rari.

Che mi fa venire in mente un verso della famosa poesia che Kipling scrisse per il figlio e che un giorno posterò per intero:

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale

Non credo che il binomio ricchezza di esperienze/apertura mentale e di cuore sia casuale.

Penso che chi ha vissuto, ha cercato di conoscere il mondo, di incontrare gli occhi del suo prossimo sia, da una parte più solido rispetto alle proprie convinzioni, ma dall’altra sia più aperto a nuove esperienze, a cercare ancora, a mettersi di nuovo in discussione con la consapevolezza che non si arriva mai al capolinea di quello che si può imparare di se stessi e del mondo.

Queste sono le persone che nella vita hanno fatto, hanno sbagliato, hanno corretto e ricominciato e sarebbero pronte a farlo di nuovo se si accorgessero di avere da qualche parte “sbagliato” strada.

In questo senso non mi colpisce più quanto le persone “sante”, quelle che da ragazzina chiamavo “perfettine”, che non sbagliano mai, che hanno sempre ragione su tutto, siano quelle pronte a giudicare per prime, ad affibbiare etichette, a rendere impossibile il dialogo sulla base dei loro pregiudizi.

Ed è un peccato perchè basterebbe così poco per incontrarsi, mentre in realtà l’abisso di separazione sembra – e di fatto resta – incolmabile.

E non penso che lei capirà mai da dove vengo. Lei non ha mai sbagliato nella sua vita, le cose le sono sempre venute facili, non ha mai sconvolto nessuno, non si è mai cacciata nei guai. Ma io no. Io lo so come ci si sente a fare qualcosa di stupido – o peggio che stupido – e poi desiderare sopra ogni altra cosa di non averlo fatto“.

(NB – ovviamente questa citazione, tratta da un libro che ho letto da poco, non si riferisce a Fabia – di cui ho parlato sopra – nè a me, ma è solo la fonte dell’idea di questo post)

 

Noi ci scommettiamo Marzo 17, 2009

“Scommettiamo ogni giorno sul successo del nostro matrimonio non sul suo fallimento”

Ho letto questa frase su un commento di Cosimo ad un blog che seguo.

Non voglio dire molto di più se non che nella vita si può scegliere di costruire.

O di distruggere.

Come Cosimo e sua moglie anche noi scegliamo di costruire.

E scommettiamo ogni giorno sulla riuscita, non sul fallimento.

 

Il padre e il maestro Marzo 15, 2009

Avere i figli apre gli orizzoni, anche cinematografici, così ieri, in ritardo rispetto alle altre famiglie, ci siamo trovati a vedere Kung Fu Panda.

Con mio marito notavamo con sollievo quanto, nonostante la società vada, almeno a noi sembra, nella direzione opposta alla famiglia, al padre, al rispetto per un maestro, alla sacralità, alla possibilità di fare un cammino interiore per esplorare se stessi e trovare il proprio “destino”, gli archetipi che vengono invece  presentati ai bambini portano ancora con forza questa traccia.

Il film offre davvero molti spunti da poter scrivre molto, ma quello che più mi ha colpito, forse perchè tanto in sintonia con il percorso nel quale ho camminato e con quello che gli è accaduto, è la relazione con il padre e con il maestro.

Qui si può trovare la trama del film.

Po, il Panda, chiede quale sia la storia di Tai-Lung, il cattivo dei cattivi che lui si prepara ad affrontare per difendere la Cina.

E i suoi compagni gli raccontano che “Tai Lung non era un semplice allievo. Shifu lo trovò che era un cucciolo e lo crebbe come figlio suo. E quando il piccolo dimostrò talento per il Kung-Fu, Shifu lo addrestrò. Credette il lui. Gli disse che era destinato alla gloria. Non esisteva limite per Tai-Lung. Voleva la pergamena del Drago, ma Oogway vide le tenebre nel suo cuore e rifutò. Fuori di sè Tai-Lung devastò la vallata. Tentò di prenderla con la forza. E Shifu doveva distruggere quello che aveva creato. Ma come poteva? Shifu amava Tai-Lung come non aveva mai amato nessuno prima. O dopo.”

Quando il maestro Shifu crede che tutto sia perduto, che il Panda Po non sia per davvero il Guerriero Dragone ed affronta lui stesso Tai-Lung, questi gli rivela che tutto quello che voleva era che il suo maestro fosse orgoglioso di lui e gli desse per questo la pergamena del dragone. E il maestro risponde “ero orgoglioso di te, ero così orgoglioso che il mio orgoglio mi ha accecato e mi ha impedito di vedere che cosa stavi diventando”.

Come nel film, anche nella nostra storia, che però è vera, abbiamo assistito ad un maestro tradito dalle persone che più ha amato e di cui era più orgoglioso, orgoglio che ahimè gli ha impedito di vedere che cosa stavano diventando.

Po, il Panda invece cercava solo se stesso ed era combattuto tra il suo sogno di diventare un campione di Kung-fu e la strada che il padre aveva tracciato per lui che era quella di ereditare il ristorante di famiglia ricevendo l’iniziazione all’ingrediente segreto, tutt’al più avendo la libertà di scegliere se tagliare le verdure a fettine o a listarelle.

Apparentemente Po tradisce il padre per il maestro. Sceglie la strada del Kung-Fu perchè riconosciuto dal saggio Oogwai come il Guerriero Dragone, l’unico che può sconfiggere Tai-Lung.

Ma nè lui, nè il maestro Shifu sanno comprendere il messaggio della pergamena segreta, quella che dà il potere del Kung-Fu al Guerriero Dragone.

Tutto è perduto e, sconfitto Po, torna da suo padre.

Ma proprio in quel momento il padre gli rivela l’ingrediente segreto, dandogli l’iniziazione nella sua discendenza.

Ed è proprio grazie all’iniziazione del padre, grazie all’ingrediente segreto degli speghetti, che Po comprende il significato della pergamena e trova la forza di combattere di salvare il villaggio dal terribile Tai-Lung.

Finalmente Po trova la sua strada, suo padre è orgoglioso di lui e ritrova anche il suo maestro.

Perchè, come nella nostra storia che è reale, quando un maestro offre un cammino per trovare se stessi, l’allievo arriva ad un punto in cui comprende che la vera “iniziazione”, la vera benedizione per diventare uomo può riceverla solo da suo padre, nella discendenza di suo padre, che conosce un ingrediente segreto per il figlio che anche il maestro ignora.

E maestro e padre non sono in conflitto, ma lavorano insieme perchè questo allievo diventi uomo e compia il suo destino.

 

Mulino Bianco Luglio 15, 2008

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Non mi piace viaggiare per luoghi comuni, anche se riflettono l’idea comune delle cose quindi non si possono ignorare. Vista questa moda di additare Mulino Bianco le famiglie definibili tradizionali, non solo quelle di Arkeon, tutte quelle che per tradizionale intendono padre, madre e figli, che ce la mettono tutta per essere felici, che credono nell’amore se non eterno almeno per tutti i giorni della vita, che insegnano questo ai propri figli, che non gli piace il politically correct, che gioiscono ai matrimoni e ai battesimi e piangono ai funerali, che festeggiano i compleanni, scrivono lettere d’amore e frasi di amicizia…sono andata a cercare un po’ di spot del Mulino Bianco.

E sapete che vi dico? La famiglia del Mulino Bianco è bella!

Qui marito e moglie:

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Qui padre e figlio:

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Qui c’è anche il nonno:

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Però anche Barilla ha capito che questo modello non rappresenta più, non solo l’essere, ma neanche il desiderio degli Italiani, allora anche gli spot iniziano a cambiare…

Capisco che ci sono persone così ciniche che vi fanno credere che la famiglia esiste solo negli spot pubblicitari, che non si può essere felici, esprimere se stessi, essere anche divertenti e autoironici, come racconta Lisa nel suo post di qualche giorno fa, in un contesto familiare normale. Allora c’è chi riesce a dire che Mulino Bianco è una bellissima storia a lieto fine che leggo su Il sentiero del padre o quelle che ho già riportato qui di lui e di lei, sottintendendo che è tutto falso come gli spot rispetto alla qualità dei prodotti che provano a far passare per sani.

Se per Mulino Bianco si intende un sogno, un desiderio, l’essere in fondo felici per la normalità della vita, che è normale per chi è fuori, ma unicamente speciale per chi la vive, allora ben venga il marketing Barilla che ha (aveva) il coraggio di suscitare questi sogni…

Il prossimo video è la più bella pubblicità di Barilla, sconsiglio i cinici nemici dell’amore e della famiglia di guardarlo…è per tutte le famiglie che per qualunque ragione vivono divise…e per noi quando siamo lontani…

 

Seconda stella a destra Luglio 4, 2008

Viste le ultime 24h di poca fiducia, un po’ di tristezza e di scoraggiamento, stasera ho davvero bisogno di tirarmi su il morale. Di tornare ai miei sogni. Di ringraziare per quello che la vita ci offre che poi è tanto…ops tutto tranne una piccola “cosa” che ci affligge in questi giorni…

Dedico questa canzone a chi crede ancora nei sogni, a chi vuole realizzarli, a chi non ha dimenticato la scintilla che ha dentro da sempre, a chi non ha rinunciato a se stesso.

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Seconda stella a destraL’ISOLA CHE NON C’E’

Seconda stella a destra, questo è il cammino
e poi dritto, fino al mattino
poi la strada la trovi da te
porta all’ isola che non c’è.

Forse questo ti sembrerà strano,
ma la ragione ti ha un po’ preso la mano
ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un’isola che non c’è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia,

e chi è saggio, chi è maturo lo sa
non può esistere nella realtà.

Son d’accordo con voi, non esiste una terra
dove non ci son santi nè eroi
e se non ci son ladri, se non c’è mai la guerra
forse è proprio l’isola che non c’è… che non c’è…

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perchè
poi la strada la trovi da te…

Son d’accordo con voi:
niente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza,
nè soldati nè armi
forse è proprio l’isola
che non c’è… che non c’è…

Seconda stella a destra, questo è il cammino
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perchè
quella è l’ isola che non c’è…

E ti prendono in giro se continui a cercarla
ma non darti per vinto perchè
chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te…