Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Sotto la baracca ottobre 9, 2009

Oggi ho ricevuto un commento molto bello. Che più che commento è un post in se stesso. Per cui  lo pubblico così come l’ho ricevuto.

Gli spazi tra i paragrafi li ho inseriti io.

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Da: Ricciolineri

No, Fioridiarancio, non credo che Vito avrebbe potuto salvarsi dalle baionette.

Intanto non mi pare che abbia mai usato giri di parole per dire quello che pensava, e la gente tende a prendersela parecchio quando gli viene detto in faccia qualcosa che non gli piace. Molti se la prendevano “Ma chi ti credi di essere per parlarmi così?” e se ne andavano sbattendo la porta. Onesti e diretti.

Le persone di cui parli nel post, quelle che hanno avviato tutta la persecuzione mediatica, io le conosco.

Quelle che sono andate in tivù a parlare col volto coperto.

Guardavo il lenzuolino bianco e sapevo esattamente l’espressione che c’era sotto. E mentre ascoltavo mi dicevo: Ma come puoi dire queste cose proprio tu?

Io mi ricordo di come ti comportavi, ho presente il modo acritico e servizievole di relazionarti con le persone che conducevano il cerchio.

Se ad un certo punto hai scelto di smettere di frequentare i seminari c’erano altre persone che invece avrebbero voluto continuare. Non perchè c’era Vito che solcando gli oceani sul cocchio dorato trainato dal sole ci avrebbe salvati tutti. Partecipavano ai seminari perchè lì riuscivano a fare esercizio delle loro emozioni, riuscivano a filtrare le parole di Vito e a portarle nella loro quotidianità, per verificare cosa funzionava e cosa no. Molto più difficile che stare in adorazione zelante davanti al Capo.

Se non ti stava più bene potevi fermarti: “okay, non ho più voglia/pazienza per proseguire. Che Arkeon e Vito vadano a cagare, io mi faccio la mia vita!”. Invece no.

Invece hai dovuto tirare giù la baracca intera seppellendoci sotto noialtri, che invece volevamo rimanere.

Ti sarai sentito addirittura ganzo, che grazie al tuo coraggio hai smascherato un raggiro colossale.

Chissà se ci pensi mai, al dolore di centinaia di famiglie per le accuse infamanti rimbalzate sulle tivù e sui giornali?

Qualcuno potrà sentirsi capace di perdonare tutto questo dolore, ma io la grandezza d’animo necessaria non ce l’ho. Sono ancora in collera per il trattamento ricevuto da Vito e da tutte le persone che ho conosciuto e frequentato, che da un giorno all’altro sono state seppellite sotto due metri di m… insieme alle loro famiglie. E sono in collera perchè io ero tra quelli che volevano rimanere.

Io avevo finalmente trovato uno strumento con cui mi orientavo nella vita, e ora non ce l’ho più. Ho problemi e difficoltà anche piuttosto grandi e dolorosi, ma non ho più la mia palestra delle emozioni, che usavo per capire quale situazione mi faceva stare meglio e quale peggio. Chissenefregava se Vito approvava le mie scelte o no? Io mica andavo lì per Vito: ci andavo perchè serviva a me. Una volta ogni due mesi accendevo la luce e mi guardavo dentro. Poi tornavo nella mia vita quotidiana, e me la vivevo. Invece ora sono tornata a fare errori a ripetizione, mi avvito sulle decisioni, non ho più la chiarezza che avevo; e intanto il tempo passa, e anche la mia vita passa.

Chissà se ci pensi mai a me e a quelli come me… tu hai sempre guardato solo il Capo, tutti gli altri non ti sono mai interessati… però sotto la baracca non c’è rimasto solo Vito, ci sono rimasta anch’io. Non ci pensi mai, vero?

 

Sulla via di Damasco? maggio 14, 2009

I miei genitori si lamentano che una lontana cugina sia insopportabilmente egocentrica e logorroica, esattamente come era l’ultima volta che l’hanno vista, circa dieci anni fa. O che un’altra lontana cugina sia ingombrante ed invadente proprio come è sempre stata.

Un altro caro familiare si stupisce che la sua ex-moglie si comporti male esattamente come fa da circa trent’anni e ogni volta resta molto male.

Leggo lo sconcerto sul blog di Pietro Bono per un silenzio assordante che anche a me spacca le orecchie da diverso tempo e che continuo a non spiegarmi.

Leggo l’incredulità della dottoressa Raffaella Di Marzio per quanto continua ad accaderle.

Nonostante la mia abbastanza giovane età non ho fiducia che le persone cambino, non ho fiducia che vengano folgorate sulla via di Damasco.

L’esperienza di questi anni mi sta insegnando che parte dell’essere adulti è imparare a guardare le persone e le situazioni per quello che sono e non con la speranza di quello che vorrei diventassero.

Non vorrei con questo essere fraintesa.

Ho fiducia che esista la possibilità del cambiamento in ciascuno di noi. Ma penso che debba essere una spinta molto profonda, il frutto di una grande ricerca o di una esperienza molto forte. E della nostra scelta.

Ed è per pochi.

Non perchè esistono esseri umani “eletti” che hanno una possibilità che ad altri è negata. Ma perchè, di fatto, nella vita sono davvero pochi quelli che scelgono di seguire questa scintilla che è presente nel cuore degli uomini.

E’ un po’ come ho sempre pensato il sogno americano: di fatto non è per tutti (ed è questa l’obiezione che molti fanno al sistema americano), ma è possibile per tutti se tutti non è una massa ma ciascun individuo.

E gli individui che scelgono il proprio sogno sono in pochi.

In questo contesto non mi stupisce che i sostenitori delle teorie sul plagio riconoscano nel cambiamento improvviso e radicale uno dei segni dall’avvenuto condizionamento.

Cambiamenti come sono stati quello di San Paolo, San Francesco, Padre Cristoforo e l’Innominato, per citare i primi che mi vengono in mente.

Per cui sono sempre più scettica e disillusa sulla possibilità di “cambiamento” di enti, istituzioni, parenti serpenti,maligni incalliti, ex-amici dileguati.

Ma ho sempre più rispetto e ammirazione per quelle – poche – persone che hanno il coraggio di cambiare e di convertirsi ogni giorno in cui la vita o -se credenti – Nostro Signore glielo chiede.

 

Come eravamo? aprile 17, 2009

Molti genitori tracciano una linea di demarcazione in un giorno preciso della loro vita insieme. Il giorno che cambia per sempre la loro vita.

E che di solito corrisponde alla data di nascita del loro primogenito.

Non sono più una coppia, diventano una famiglia.

Non c’è più il week-end di shopping/ristorantino/cinema, ci sono grandi sorrisi senza dentini e passi commoventi, ma tutt’al più un DVD sul divano, una pizza ordinata a casa.

Non che con i figli non si facciano cose belle, che la vita si fermi che tutto diventa un dovere o una responsabilità. Non lo penso, non è così, è ancora più bello di prima.

Ci sono tanti momenti indimenticabili.

Ricordo albe affascinanti, profili delle montagne, bellissimi compleanni, viaggi avventurosi e perfino un meraviglioso pomeriggio di shopping alla ricerca di un vestitino da battesimo che a veva fatto dimenticare tutto, anche la fame, alla prole in marsupio.

Eppure le cose cambiano. I “nostri posti” diventano di tutti oppure non si frequentano più.  Le nostre canzoni vengono richieste come ninne nanne oppure in fretta sostituite da stella stellina o twinkle twinkle.

Poi…la dolce aria della primavera o il ritrovarsi noi due in quel pub che non frequentavamo da anni…

…come eravamo….ci diciamo

Non c’è bisogno di parlare. Sappiamo benissimo che cosa sente l’altro.

Dov’è finita la leggerezza che ci accompagnava in quegli anni?

Abbiamo lavorato duramente giorno e a volte notte. In tempi di crisi e nella nostra incertezza. Abbiamo cresciuto una prole con amore, entusiasmo e presenza costante.

Eppure anche di fronte ad una vita adulta e più dura, anche più dura di quella dei nostri genitori alla nostra età, eravamo riusciti a mantenere, almeno con un filo, la nostra leggerezza, a restare NOI.

La nostra linea di demarcazione ha un’altra data. La data di una fredda e nevosa mattina invernale.

Una mattina in cui qualcuno al nostro posto aveva deciso chi eravamo noi, i nostri familiari e i nostri amici più cari. E i giorni come quello continuano e continuano lasciandoci ogni volta senza parole.

Ma stiamo imparando da questa vicenda. Molto. Per citare Klee, è una croce che abbiamo imparato a portare, per quanto ingiusta e immeritata.

Ma in fondo stupisce? Era meritata e giusta la croce di Gesù? Non considero certo la mia esperienza paragonabile a quella di Nostro Signore, non mi avvicinerei neanche a pensarlo, nè a quella dei tanti crocefissi dei giorni nostri.

Paragono invece, e questa volta pienamente, il crucifige della folla e dei “sommi sacerdoti” di allora a quello di oggi, di domani, di sempre.

Ma la scintilla della primavera, il rewind alla nostra vita di coppietta innamorata ci fa ricordare che questo peso che ci è piombato sulle spalle non ci appartiene oggi come non ci è mai appartenuto. Appartiene a chi lo ha così violentemente lanciato.

E prima o poi le cose torneranno a posto. Tornerà l’ordine e la giustizia. Anche le date torneranno al posto giusto.

“Il Signore onnipotente e misericordioso
confermi il consenso
che avete manifestato davanti alla Chiesa
e vi ricolmi della sua benedizione.
L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.”

In questa formula che pronuncia il sacerdote subito dopo le promesse matrimoniali, ho sempre visto molto di più di un divieto al divorzio.

E l’ho sempre visto come monito non tanto per gli sposi, quanto per il resto del mondo di non osare intralciare il disegno di amore che Dio ha per la famiglia che nasce quel giorno. Chi lo fa, o almeno ci prova, commette un peccato grave.

E non siamo noi l’unica famiglia ad avere come linea di demarcazione del proprio “come eravamo” quella fredda data.

 

Gli eventi che cambiano la vita aprile 15, 2009

Durante una di queste tante celebrazioni pasquali, il sacerdote ha parlato degli eventi che sono capaci di cambiare la nostra vita.

E lo ha fatto raccondando una storia, piuttosto comune penso ma che deve averlo colpito molto, di una madre di un ragazzo adolescente che tempo fa si era rivolta a lui un po’ preoccupata. Suo figlio era proprio un bravo ragazzo, era molto fiera di lui. L’unico problema era che sembrava amasse davvero poco l’acqua e la doccia. Tornato da un campo scuola questo ragazzo era cambiato: trascorreva ora in bagno gran parte del suo tempo. La madre, più perplessa di prima, si chiedeva quale fosse il miracolo che lei per anni non era riuscita a compiere, per poi vedere che questo “miracolo” aveva i capelli lunghi ed era molto carina.

Penso alla mia vita e a quanti – diversi – eventi hanno avuto il potere di cambiarla. Di innescare quel meccanismo di trasformazione che la redazione del blog di Claudio Risè ritiene almeno in parte responsabile dell’accanimento contro Arkeon (“particolarmente irritante nel lavori di Arkeon sia risultato l’obiettivo di trasformazione perseguito dalle persone che li seguivano”), o di cui ha parlato Klee in un suo post.

In questi giorni è l’anniversario di un evento che ha, più di tutti gli altri, decisamente cambiato la mia vita.

Ed è stato un viaggio.

Un viaggio che non dimenticherò mai.

E ogni viaggio è un po’ come un film.

E ogni film ha la sua colonna sonora.

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Midge Ure – Breathe

With every waking breath I breathe
I see what life has dealt to me
With every sadness I deny
I feel a chance inside me die

Give me a taste of something new
To touch to hold to pull me through
Send me a guiding light that shines
Across this darkened life of mine

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
Breathe to make me breathe

For every man who built a home
A paper promise for his own
He fights against an open flow
Of lies and failures, we all know

To those who have and who have not
How can you live with what you¹ve got?
Give me a touch of something sure
I could be happy evermore

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

This life prepares the strangest things
The dreams we dream of what life brings
The highest highs can turn around
To sow love¹s seeds on stony ground

Breathe
Breathe

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

 

Il tradimento di Giuda aprile 8, 2009

La scorsa domenica tutta la famglia si è recata alla Santa Messa della Domenica delle Palme, dove, come ogni anno, è stata letta a più voci e per intero la Passione di Nostro Signore.

A messa sembra che i bambini si facciano un po’ i fatti loro, tra la noia, il guardare per aria, le chiacchiere e l’arrotolarsi le maniche perchè comincia a fare più caldo.

Eppure non si perdono una parola, come mostrano le domande meditate per tre giorni:

- Mamma chi era Giuda?

- Era un apostolo di Gesù

- Perchè si è impiccato?

- Perchè aveva tradito Gesù e quando ha capito quello che aveva fatto non ha potuto sopportare la sofferenza

- Ma apostolo non vuol dire che stava sempre con lui?

- Sì

- E lo ha tradito? CHE COSA STRANA

La conversazione non è stata esattamente questa perchè nel riportarla non ricordo più le parole esatte. In più è stata inframmezzata da varie spiegazioni su che cos’è un apostolo e nei dettagli del tradimento di Giuda, dei trenta denari, ecc. Ma il senso è fedele.

I bambini sono innocenti. Possono accettare combattimenti, bombe, sparatorie e impiccagioni tra nemici. Ma non possono accettare, proprio fanno fatica a capirlo anche razionalmente, il tradimento delle persone che più ti sono vicine.

E negli adulti resta nel cuore quella parte di innocenza che a me fa solo rispondere “a volte può succedere che anche le persone che ti sono più vicine ti tradiscono”.

E me lo fa dire perchè non si possono lasciare senza risposta le domande dei bambini. Ma per me resta ancora, nonostante l’esperienza, una di quelle cose così difficili da comprendere, non solo interiormente, ma anche solo razionalmente.

-

 

Varcare una soglia aprile 3, 2009

Ci sono certe cose che non si fanno.

La legge ne impone molte sia per ragioni di convivenza civile, sia – soprattutto – per motivazioni più profonde insite nel cuore dell’uomo che si riconducono a quello che viene chiamato il diritto naturale.

Le religioni ne impongono altre, che possono coincidere o divergere ma che a volte possono essere più restrittive della legge dello stato.

Poi ognuno ha la sua morale (formata attraverso la famiglia di origine, la scuola, le eseprienze individuali, le relazioni, l’amore, l’aver generato figli) che può stringere ancora di più il campo di quali sono le cose che si possono fare.

Tuttavia siamo nati liberi. Siamo nati liberi per lo stato e per nostro Signore (almeno per la visione che ho io di nostro Signore).

E abbiamo avuto un grande dono che la legge chiama infrazione o reato, la religione chiama peccato, la coscienza non so.

Ed è un aspetto che ho spesso ignorato nella vita. Ma, sarà che siamo in tempo di quaresima e ci avviciniamo velocemente al mistero della Santa Pasqua, sarà che la vita ci cambia, ma ultimamente penso molto al senso del peccato.

Credo davvero che non bisogna peccare, sia dal punto di vista laico che religioso. Credo che sia giusto comportarsi in maniera moralmente retta, fare delle scelte sulla base di che cosa è giusto o no. Anche solo per se stessi. Anche solo perchè “io certe cose non le faccio” perchè è quello in cui credo.

Ma sto scoprendo anche l’importanza del peccato, dell’errore. E ho una grande stima per chi ha varcato certe soglie del peccato e anche della morale e non è fuggito da se stesso e da Dio (per chi ci crede), ma ha dialogato con il suo “peccato”.

Perchè il peccato è quello che ci fa essere umani, è quello che ci impedisce di lapidare la Maddalena perchè in fondo, nel nostro cuore, siamo tutti come lei.

E’ quello che ci dona la compassione e la misericordia. E il perdono.

E non lo fa perchè mal comune mezzo gaudio, perchè vedere il tuo giustifica il mio, ma perchè se so come mi sento nell’errore, nella ricerca del perdono, non posso non comprendere le tue contraddizioni, la tua ricerca, il tuo errare, la tua umanità.

Conta, eccome se conta, quello che si fa o non si fa in sè. Ma conta altrettanto la capacità di dialogare con se stessi, davanti a quello che si fa o non si fa e davanti alle tentazioni che la vita ci offre.

 

La guerra di Piero marzo 31, 2009

Credo che tutti conoscano la famosa canzone di Fabrizio De Andrè “La Guerra di Piero” di cui c’è il video in fondo al post.

Pensavo a questa canzone e mi chiedevo chi dei due ha fatto la cosa giusta.

Piero non ha sparato, ha preferito morire piuttosto che “vedere gli occhi di un uomo che muore”.

L’altro soldato no, ha preferito dover dialogare con se stesso per aver ucciso un uomo (era in guerra, chissà forse anche altri) piuttosto che morire.

Ovviamente parliamo di un contesto di guerra, dove la percezione di se stessi, del valore della vita, dell’essenziale credo sia molto diversa rispetto a quanto siamo abituati a vivere quotidianamente.

Eppure persone come Piero è documentato che anche in guerra esistevano, non è solo il romanticismo della canzone. Di eroi che erano normali uomini ce ne sono stati tanti.

Eppure ci sono state anche persone come il soldato che lo ha ucciso, anche queste persone normali, che però hanno fatto una scelta diversa.

Immaginavo la moglie di Piero, “Ninetta mia”- vedova, magari madre di figli piccoli cresciuti senza un padre- che raccontava ai suoi figli ormai grandi che il loro padre aveva preferito morire piuttosto che uccidere un altro essere umano.

Poi immaginavo l’altro soldato che raccontava ai suoi figli ormai grandi come è crudele la realtà della guerra e come ci si sente dovendosi prendere la responsabilità davanti a se stessi, ai propri figli e a Dio di aver ucciso un essere umano, seppure in condizioni disperate.

Oggi non vorrei cercare una risposta. Vorrei solo guardare le due esperienze.

E per trasporle alla vita comune inizio a chiedermi se fa più male il dolore che si riceve o quello che, magari anche involontariamente o inevitabilmente, si genera.

Inizio anche a pensare che una via, una specie di catarsi, in entrambi i sensi, sia riconoscere la verità, prendersi la responsabilità di entrambe le facce della medaglia, per scoprire che l’altro, quello che “ha il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore” non è diverso da me e che forse può esistere una strada che non genera dolore, ma lo supera e che avrebbe impedito ai due soldati di spararsi.

Ovviamente anche io sto romanzando e penso di spingermi oltre quello che De Andrè voleva raccontare.

Ma io l’ho sempre apprezzato per la sua capacità, nella semplicità della sua poesia, di non dare tutto per scontato, di mostrare un’altra parte della vita, di far nascere nella testa e nel cuore delle persone, domande di non facile soluzione.

 

Genitori? Non colpevoli! marzo 29, 2009

Da quando sono madre dovrei esserne contenta.

Della china che sta prendendo l’opinione pubblica e – se non ho capito male- una frangia, quella più attiva mediaticamente, della psicologia moderna, una specie di teoria che chiamerei Il Non Colpevolismo dei Genitori.

Ovviamente parlo delle mie impressioni personali, fatte leggendo diverse fonti, che farei anche fatica a ritrovare per citarle, per cui potrei prendere delle cantonate.

Comunque, il non colpevolismo dei genitori per me si delinea in quella corrente di pensiero che tende a togliere, ogni giorno di più, le responsabilità sulla vita, sui comportamenti, sulla salute e sulle sofferenze dei figli ai genitori, con l’illusione di togliere loro quel peso, senz’altro devastante del senso di colpa.

E’ una corrente di pensiero che viaggia un po’ ovunque, per cui il guaio della canzone di Povia è l’aver ipotizzato una genesi familiare e non misteriosa/divina/genetica dell’omosessualità del suo protagonista; oppure di alcuni disturbi della personalità che un tempo, seppure con forme discutibili, erano ricondotte ai genitori.

Ma anche nel pensare comune è abbastanza diffusa questa mentalità.

Anni fa, quando ancora non ero sposata, sorpresi una mia collega di lavoro, visibilmente incinta, a fumare. Ignorante in fatto di gravidanze, le chiesi perchè lo faceva, visto che – perfino io – sapevo che faceva male al bambino. Mi rispose candidamente: “al bambino nuoce più il mio nervorsismo perchè non fumo di una sigaretta”.

Ora è noto che questa è una falsità.

Una madre non è perfetta. Ma sarebbe stato più onesto dire: sì lo so, gli fa male. Ma io sono dipendente dalle sigarette e non ce la faccio a smettere anche se ho ridotto più che potevo e mi sforzo più che posso.

Ma no, l’importante è che i genitori, soprattutto le madri, non si sentano in colpa, i figli staranno bene di conseguenza.

Non è prevista in questa teoria nessuna responsabilità, nessun senso di sacrificio, nessuna critica e di conseguenza, nessuna correzione.

Dicevo che ne dovrei essere contenta come madre.

Affiliarmi a questa mentalità mi permette di essere assolta su tutto. Non ci sono errori, non ci sono colpe, non ci sono responsabilità.

E invece no. Non lo sono.

Sia perchè credo che le cose non stanno così, sia perchè preferisco di gran lunga la responsabilità personale e lascio ad altri il determinismo misterioso/genetico/divino.

Preferisco guardarmi allo specchio e riconoscere i miei errori e trovare insieme ad essi le risorse per riparare.

E guardare negli occhi mio marito e la nostra prole e riconoscerci in un cammino di famiglia dove quello che ci offriamo siamo noi stessi con le nostre mancanze, ma anche con la capacità di prenderci le nostre responsabilità, di chiederci scusa, e di camminare insieme in questo grande mistero che è la vita.

 

Il sonno dei giusti marzo 27, 2009

- Maaaaammaaaaaaaa!!!!!!

La prole mi corre incontro con grandissimo slancio e mi abbraccia con tutta la forza che ha

Mamma: – oh, grazie, che bell’abbraccio

Prole: – no mamma, ti ho catturato, sei mia prigioniera

Così sono i bambini, corrono, saltano, ti sfidano, ti incalzano con mille domande in un secondo, perfino ti catturano.

Di giorno.

Poi arriva il momento in cui si addormentano e tutto cambia.

Quello che mi colpisce del sonno dei bambini è che mostra quale sia la loro capacità di affidamento.

Si abbandonano completamente perchè sanno che tu ci sei, che li proteggi, che possono dormire tranquillamente perchè essere nel loro lettino è come essere in braccio al papà o alla mamma.

E l’affidamento è totale quando gli rimbocchi le coperte, gli dai un bacino, magari gli prepari i vestiti per il giorno dopo oppure raccogli qualche giocattolo che era sfuggito al riordino serale e loro sono lì, con quella faccetta angelica totalemente abbandonati…

Mi fa un’invidia…

Non il sonno, ma la capacità di affidarsi e di essere sereni.

 

L’incredibile vicenda di Raffaella Di Marzio, Arkeon e Lorita Tinelli marzo 26, 2009

Aggiornamento: “In data 24-2-2011 il G.I.P. Dott. Marco Guida di Bari, su richiesta dello stesso P.M proponente Dott. Francesco
Bretone, archivia il procedimento PER INFONDATEZZA DELLA NOTIZIA DI REATO”.
http://raffaelladimarzio.blogspot.com/2011/03/la-festa-per-qualcuno-e-finita.html

 

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Il mio blog parla della mia storia, dei miei pensieri e delle mie idee. Delle cose che mi piacciono e di quelle che mi piacciono un po’ meno.

Oggi però è un anniversario, poco bello veramente, ma che – a mio avviso – merita di essere ricordato.

Più che le mie parole, preferisco citare quelle di Raffaella Di Marzio oggi e di una delle poche – Martini – che le hanno espresso solidarietà allora.

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Tasselli di Esperienza – Ottavo Tassello

Tendo la mano e voi ci siete … GrazieUn anno fa, il 26 marzo 2008, il mio Portale, SRS (Sette, Religioni e Spiritualtà www.dimarzio.it) veniva oscurato.

Quella mattina, per una coincidenza fortuita, ero in casa e non a lavoro. Il computer è ancora spento quando ricevo la prima telefonata.

Un amico mi dice di accendere il computer perchè il mio sito non c’era più. Accendo e vedo, al posto della homepage, l’avviso di sequestro da parte della polizia giudiziaria di Bari.

Faccio un paio di telefonate per chiedere consiglio ad amici e, mentre sono al telefono arriva la DIGOS con un avviso di garanzia che, a leggerlo, fa accapponare la pelle.

Effettivamente, quella fu una giornata sui generis. Per il resto della mattinata non ho fatto altro che rispondere al telefono e cercare un avvocato.

Ma poi: perchè dovevo trovarmi un avvocato?


Dopo i primi momenti di attonita sorpresa, lentamente cominciano a riaffiorare i ricordi delle settimane precedenti, quelle successive al 9 febbraio 2008, quando avevo partecipato, per motivi di studio, a una riunione informativa con alcuni membri di Arkeon e altre persone interessate alle tematiche riguardanti sette, lavaggio del cervello ecc. ecc.

Dopo quell’incontro avevo scritto un articolo: Essere o non essere setta: QUESTO è il problema nel quale esprimevo la mia opinione in proposito e dichiaravo di voler approfondire lo studio di Arkeon, cosa che peraltro già avevo inziato a fare qualche mese prima.

Come faccio ormai da oltre 15 anni, dovendo verificare quali fossero le pratiche e credenze del movimento, oltre a leggere e visionare il materiale messo a disposizione dai membri del gruppo, avevo la necessità di sentire i pareri di persone diverse su Arkeon, persone sia soddisfatte che critiche. Per questo motivo, dopo aver pubblicato l’articolo, scrissi a Lorita Tinelli per chiedere la sua collaborazione visto che lei se ne stava occupando già da tempo.

E’ una prassi degli studiosi quella di chiedere informazioni, documenti e testimonianze a tutti i colleghi che ne sono in possesso e possono collaborare. Si tratta di uno scambio che avviene normalmente come in molti altri campi.

Ecco l’email che inviai a Lorita il giorno 22 febbraio 2008:

——————————————————————————————-

—– Original Message —–
From: “Raffaella Di Marzio” <rdm@dimarzio.it>
To: <cesap@libero.it>
Sent: Friday, February 22, 2008 12:41 PM
Subject: ALL’ATTENZIONE DELLA DOTT.SSA TINELLI

> Cara Lorita,
> come già saprai ho scritto un articolo sul caso Arkeon e su un incontro
> che ho avuto con alcuni di loro a Roma.
> L’articolo è a questo indirizzo: >> http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/article.php?storyid=148
> Ti scrivo per chiederti, se lo riterrai opportuno, un parere su quanto
> ho scritto, sia in generale che nei singoli aspetti. > Inoltre vorrei chiederti anche aiuto perchè sto cercando persone che > lamentano di aver subito abusi in Arkeon e, se tu potessi invitare
> qualcuno di loro a raccontarmi la loro esperienza, te ne sarei molto grata.
>Naturalmente non è importante il nome e il cognome di queste persone, mi
> basta la loro descrizione dei fatti.

> Sarebbe, questo, un contributo importante al mio studio.
> Grazie ancora > Raffaella—————————————————————————————-

Il 23 febbraio alle 19.04 Lorita mi risponde negativamente.

Intanto un utente del mio portale apre un Forum su Arkeon ma lo posta in una categoria sbagliata. Come amministratore è compito mio spostare il nuovo forum su una categoria specifica con quel nome e, da qual momento, comincia una discussione molto vivace sul Forum di SRS tra arkeoniani soddisfatti ed ex arkeoniani, inframezzata da alcuni post di provocatori che provvedo immediatamente a mettere a tacere.

Nel frattempo mi viene segnalato che sul forum del cesap gli utenti fanno attacchi e illazioni su di me e ci sono anche minacce di denuncia all’autorità giudiziaria.

Leggo io stessa sul forum del cesap accuse di abusare della professione, di intimidire i testimoni, di difendere arkeon ecc.

Farò solo qualche esempio:

1) l’utente lella il 19 /2 2008:

La polizia, in virtù delle indagini in corso, forse dovrebbe avere anche questi elementi da vagliare...Andiamo avanti, che il cerchio della giustizia si stringe sempre di più e a qualcuno comincerà presto a dare un po’ prurito.

2) L’utente alice il 19/02/2008 :

Ciao Lella,condivido appieno quanto scrivi.Ho letto credo lo stesso sito e penso di segnalarlo alla magistrtratura. Del resto non credo sia lecito che qualcuno si manifesti come ‘studioso’ non considerando una indagine penale in corso.

3) L’utente animacandida il 22/02/2008 dice:

Quello che leggo altrtove è abovinevole e degno di denuncia.e anche: Carissimi,non ho ben compreso cosa stia accadendo, ma non mi meraviglia più nulla oramai. Le intimidazioni sembrano essere un ottimo strrumento per tenere a freno la lingua delle vittime.

4) lorita il 20 febraio 2008 :

Mi permetto di intervenire in questa discussione per chiedere a tutti di essere più sereni e tranquilli.Molti forum possono essere aperti sull’argomento e ognuno è libero di dire quello che vuole, o di trasferire proprie interpretazione sui fatti che gli accadono. E dico questo senza alcuna intenzione di polemizzare contro alcuno. Chiunque intervenga nell’ambito di una indagine penale, automaticamente ne assume una responsabilità civica alla quale difficilmente potrà sottrarsi.Voglio ribadire il mio invito alla serenità e alla fiducia nel puntuale lavoro della Polizia e del PM che sta conducendo le indagini.Del resto, il blitz avvenuto a Roma, assieme alla notizia di sequestro di materiale è uno dei tanti indicatori che le attività di indagine sono in corso e sono per l’appunto ‘attive’.

Questi ricordi, nel corso di quella mattinata, riaffioravano e, lentamente, prendevo coscienza di una realtà che facevo fatica ad accettare, e cioè che quelle che avevo letto nelle settimane precedenti non erano solo parole. Ma, mi dicevo, non può essere, non può essere …

Tuttavia, quando cominciai a leggere i commenti dei frequentatori del forum del cesap che brindavano per l’oscuramento del mio sito, la mia residua fiducia sulla buona fede delle povere vittime si frantumò in mille pezzi.

Ecco qualche esempio di post di un thread che era stato creato subito dopo l’oscuramento. Il titolo era: srs chiuso!!!!! accompagnato da simboli festosi di brindisi e festeggiamenti:

L’ Utente pillo il 2008/03/26 Re:srs chiuso!!!!! :

è con sommo ed immenso piacere che vi dò una notizia :provate a cliccare qui : www.dimarzio.itforse qualcuno avrà intralciato le indagini??

L’ Utente Talon il 2008/03/27 Re:srs chiuso!!!!! :

Grazie, Pillo, per il GAUDIUM MAGNUM che ci hai fatto provare: HABEMUS PAPAM…

L’ Utente alice: 2008/03/27 Re:srs chiuso!!!!!:

Che non si grida ad un presunto complotto ….Se chiusura cè stata è perchè ricercata … credo.

Potrei continuare ancora ma credo che gli esempi siano sufficienti.

Nei giorni seguenti mi fu chiaro fino in fondo il quadro della situazione. Un quadro che ha oggi dei riscontri documentati dal dossier di fine indagine dal quale emergono nomi e cognomi dei responsabili di quanto accaduto.

Ma torniamo al 26 marzo 2008.

Quella mattina e nei giorni seguenti venni a sapere da diverse persone che mi telefonavano per manifestarmi la loro solidarietà che Lorita, oltre a rispondere negativamente alla sottoscritta in merito alla mia richiesta di collaborazione, aveva anche inviato nello stesso giorno o in quello successivo (23 o 24 febbraio 2008) a un certo numero di persone, una email che qualcuno, alcuni mesi dopo, ha postato su un newsgroup.

Quella email, mi fu riferito, era stata riinviata dai diversi destinatari ad altre persone ed era ormai di dominio pubblico. Per tutti, ovviamente, ma non per me che ne venni a conoscenza solo dopo l’oscuramento del mio sito e la lessi solo ad ottobre quando mi fu segnalato che si trovava su un newsgroup.

Che l’autrice di quella email sia Lorita Tinelli lo ha confermato lei stessa a Simonetta Po durante un convegno. Nella email la stessa lorita, tra le altre cose, scrive:

“Anche la magistratura ne è stata informata e il Presidente dell’Ordine degli Psicologi dichiara che questa signora stia facendo abuso della professione.”

A proposito di questo particolare vorrei fare un’ultima annotazione: il 31 marzo 2008, cioè sei giorni dopo l’oscuramento del mio sito e poco più di un mese dopo aver inviato questa email alla sua lista di corrispondenti, lorita scrive nel suo forum una frase che è a mio avviso un capolavoro:

“Nel caso della Dimarzio, personalmente non l’ ho mai attaccata, nè in privato nè in pubblico, nè ho foraggiato gli attacchi”.

Oggi, a distanza di un anno e a mente fredda, penso che il 26 marzo 2008 sia stato un giorno che avrebbe potuto cambiare la mia vita, ma non per l’avviso di garanzia o per l’oscuramento del mio sito.

Quel giorno, aldilà dello shock, della preoccupazione per un futuro incerto, dei problemi concreti legati a dover far fronte anche alle spese legali , della sensazione di tradimento, del senso di colpa per aver coinvolto la mia famiglia, anche se involontariamente, in una vicenda oscura, aldilà di tutto questo c’era in me, per la prima volta, la fortissima tentazione di mettere fine a questa attività che mi vede impegnata da oltre 15 anni come volontaria.

Ne avevo viste e sentite tante, avevo superato momenti veramente difficili, ma quel 26 marzo 2008 è stato l’unico giorno in cui ho veramente pensato di mettere una pietra sopra a tutto e per sempre.

Perchè non l’ho fatto?

Non lo so, ricordo solo le voci degli amici al telefono, le email di conforto che leggevo, l’affetto e la vicinanza della mia famiglia, le manifestazioni pubbliche di solidarietà … era come se ogni voce, ogni parola, ogni riga che leggevo fungessero da medicina e più ne ricevevo più l’effetto aumentava.

Al senso di tradimento si sostituiva lentamente il calore dell’amicizia e della fiducia che tutte quelle persone, nonostante tutto, continuavano a riporre in me…

… NONOSTANTE TUTTO

Una fiducia che non è stata scalfita in loro minimamente, nè dall’oscuramento del sito nè dall’avviso di garanzia con le gravissime accuse in esso contenute.

L’amicizia, la fiducia e la gratitudine che tante persone mi hanno manifestato non mi hanno permesso di prendere quella decisione e oggi ne sono felice.

Questo post vuole essere soprattutto un ringraziamento a tutti voi, voi che siete la linfa vitale, quella parte di umanità che è capace di andare oltre le miserie e gli odi, oltre la vendetta e lo scoraggiamento.Siete stati i miei maestri e mi sono ritrovata di nuovo a ricominciare da capo perchè (tanto per cambiare) ho scoperto che ho ancora molto da imparare.

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Solidarietà per Raffaella Di Marzio

27 marzo 2008

 

È di ieri la sconcertante notizia che il sito Web di Raffaella di Marzio (www.dimarzio.it) è stato posto sotto sequestro giudiziario dalla Procura di Bari.

Ma la cosa assolutamente più sconcertante è che la dott.sa Di Marzio, stimata studiosa di Nuovi Movimenti Religiosi con all’attivo numerose pubblicazioni e 4 lauree del tutto pertinenti con la sua attività di ricercatrice (che in sé non prevede certificazioni accademiche o iscrizione ad albi di sorta), è inquisita dalla Procura di Bari per reati gravi. Non si comprende bene il perché. Forse per aver partecipato quale osservatore partecipante ad un incontro di seguaci di Arkeon (il cui maestro Vito Moccia è attualmente inquisito e le attività seminariali del gruppo, interrotte) tenutosi a Roma il febbraio scorso? Incontro che nell’immediato venne sospeso dalla Digos la quale, dopo avere identificato i partecipanti consentiva ai convenuti di proseguire le attività.

Personalmente sono senza parole.

Non so quanti di voi abbiano seguito la vicenda Arkeon, ma credo che il presunto coinvolgimento della dott.sa di Marzio possa essere così riassunto:

  • a metà febbraio Raffaella di Marzio partecipò a una riunione di comuni cittadini, seguaci Arkeon, tenutosi in un albergo romano;
  • la riunione fu interrotta dalla DIGOS che identificò tutti i partecipanti lasciando poi che proseguissero normalmente le loro attività.
  • di lì a pochi giorni Raffaella Di Marzio pubblicò sul suo sito un articolo relativo all’evento, che mi prendo la libertà di riportare;
  • sul forum che fa(ceva) capo al sito di Raffaella Di Marzio, utenti esterni aprirono un thread in cui si discuteva di Arkeon, a cui parteciparono sia seguaci del pensiero del gruppo che ex.

 

Credo non sia tollerabile, in un paese civile, che uno studioso venga addirittura accusato di reati gravi per avere semplicemente preso parte da osservatore esterno a un incontro ritenuto lecito dalla DIGOS, e per avere ospitato sul suo spazio web una civile discussione tra sostenitori del metodo Moccia e suoi detrattori.

Oggi Raffaella di Marzio si trova inquisita per accuse infamanti e il suo sito web, preziosa risorsa per chiunque si interessi di fenomenologia settaria, oscurato. Non solo la sezione che si limitava ad ospitare una CIVILE DISCUSSIONE (e direi che il diritto di parola è ancora garantito dalla nostra Costituzione), ma TUTTO il sito.

Ritengo altresì sconcertante che i detrattori di Arkeon, che hanno fatto del forum del CeSAP Bari il loro ritrovo di elezione, “brindino” per quello che a me sembra un atto censorio del tutto immotivato e inaccettabile, di una gravità estrema. ANon dubito che le accuse si dimostreranno – fra alcuni ANNI visti i tempi della nostra giustizia – del tutto infondate, ma che stanno facendo rischiare alla dott.sa Di Marzio il lavoro, la serenità familiare e, non ultima, la libertà personale. Oltre che costringerla a sostenere ingenti spese per la sua difesa legale.

Queste poche righe per manifestare alla dott.sa Di Marzio tutta la mia solidarietà, ben consapevole della sua onestà intellettuale e della sua estrema correttezza nell’affrontare, da studiosa qualificata e da ricercatrice seria ed esperta quale è da anni, la problematica inerente i gruppi settari.

Credo che la sua vicenda non debba passare sotto silenzio e meriti la nostra solidarietà. A chi dentro Arkeon ha subito abusi – e al CeSAP Bari che ha contribuito a sollevare il caso e ospita i “brindisi” per un così grave atto censorio, rivolgo una domanda che ritengo del tutto legittima: siete davvero sicuri di sapere che cosa è una “setta”? E siete sicuri di non starvi trasformando da probabili vittime in sicuri aguzzini?

Martini

 

 
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