Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Genitori? Non colpevoli! marzo 29, 2009

Da quando sono madre dovrei esserne contenta.

Della china che sta prendendo l’opinione pubblica e – se non ho capito male- una frangia, quella più attiva mediaticamente, della psicologia moderna, una specie di teoria che chiamerei Il Non Colpevolismo dei Genitori.

Ovviamente parlo delle mie impressioni personali, fatte leggendo diverse fonti, che farei anche fatica a ritrovare per citarle, per cui potrei prendere delle cantonate.

Comunque, il non colpevolismo dei genitori per me si delinea in quella corrente di pensiero che tende a togliere, ogni giorno di più, le responsabilità sulla vita, sui comportamenti, sulla salute e sulle sofferenze dei figli ai genitori, con l’illusione di togliere loro quel peso, senz’altro devastante del senso di colpa.

E’ una corrente di pensiero che viaggia un po’ ovunque, per cui il guaio della canzone di Povia è l’aver ipotizzato una genesi familiare e non misteriosa/divina/genetica dell’omosessualità del suo protagonista; oppure di alcuni disturbi della personalità che un tempo, seppure con forme discutibili, erano ricondotte ai genitori.

Ma anche nel pensare comune è abbastanza diffusa questa mentalità.

Anni fa, quando ancora non ero sposata, sorpresi una mia collega di lavoro, visibilmente incinta, a fumare. Ignorante in fatto di gravidanze, le chiesi perchè lo faceva, visto che – perfino io – sapevo che faceva male al bambino. Mi rispose candidamente: “al bambino nuoce più il mio nervorsismo perchè non fumo di una sigaretta”.

Ora è noto che questa è una falsità.

Una madre non è perfetta. Ma sarebbe stato più onesto dire: sì lo so, gli fa male. Ma io sono dipendente dalle sigarette e non ce la faccio a smettere anche se ho ridotto più che potevo e mi sforzo più che posso.

Ma no, l’importante è che i genitori, soprattutto le madri, non si sentano in colpa, i figli staranno bene di conseguenza.

Non è prevista in questa teoria nessuna responsabilità, nessun senso di sacrificio, nessuna critica e di conseguenza, nessuna correzione.

Dicevo che ne dovrei essere contenta come madre.

Affiliarmi a questa mentalità mi permette di essere assolta su tutto. Non ci sono errori, non ci sono colpe, non ci sono responsabilità.

E invece no. Non lo sono.

Sia perchè credo che le cose non stanno così, sia perchè preferisco di gran lunga la responsabilità personale e lascio ad altri il determinismo misterioso/genetico/divino.

Preferisco guardarmi allo specchio e riconoscere i miei errori e trovare insieme ad essi le risorse per riparare.

E guardare negli occhi mio marito e la nostra prole e riconoscerci in un cammino di famiglia dove quello che ci offriamo siamo noi stessi con le nostre mancanze, ma anche con la capacità di prenderci le nostre responsabilità, di chiederci scusa, e di camminare insieme in questo grande mistero che è la vita.

 

Il sonno dei giusti marzo 27, 2009

- Maaaaammaaaaaaaa!!!!!!

La prole mi corre incontro con grandissimo slancio e mi abbraccia con tutta la forza che ha

Mamma: – oh, grazie, che bell’abbraccio

Prole: – no mamma, ti ho catturato, sei mia prigioniera

Così sono i bambini, corrono, saltano, ti sfidano, ti incalzano con mille domande in un secondo, perfino ti catturano.

Di giorno.

Poi arriva il momento in cui si addormentano e tutto cambia.

Quello che mi colpisce del sonno dei bambini è che mostra quale sia la loro capacità di affidamento.

Si abbandonano completamente perchè sanno che tu ci sei, che li proteggi, che possono dormire tranquillamente perchè essere nel loro lettino è come essere in braccio al papà o alla mamma.

E l’affidamento è totale quando gli rimbocchi le coperte, gli dai un bacino, magari gli prepari i vestiti per il giorno dopo oppure raccogli qualche giocattolo che era sfuggito al riordino serale e loro sono lì, con quella faccetta angelica totalemente abbandonati…

Mi fa un’invidia…

Non il sonno, ma la capacità di affidarsi e di essere sereni.

 

Papà taumaturgo marzo 9, 2009

Se non si trova fuori casa il pronto soccorso quando ci si fa male è sicuramente papà.

Non importa la natura del malore, si passa dal mal di orecchie alle ginocchia sbucciate alla volta che si correva voltati e si è finiti a tutta velocità contro un mobile.

Insieme al pianto dirotto, il grido è solo uno: papààààààà.

E non è detto che ci si calmi subito, dipende dalla gravità dell’incidente, ma certamente non ci si calma finchè papà non accorre.

Allora è successo che mentre la mamma tagliava le unghiette, il ditino in questione, mosso da non so quale entusiasmo, è andato a conficcarsi con tutta la forza di cui è dotato proprio dentro un brufolino già dolorante sul viso della mamma.

Mamma, cercando di controllarsi: ahiooooo…..mi hai fatto proprio male

Prole: o mamma non l’ho fatto apposta

Mamma: sì lo so però mi hai fatto davvero male

Prole: …ma ti è passato ora?

Mamma: non ancora ma vedrai che passerà presto

Prole molto pensierosa: …mamma, vuoi che chiamo papà?

 

Amare e sapere febbraio 13, 2009

Alcune teorie spirituali dicono che i bambini vengono al mondo perchè sono i portatori di un messaggio, unico, come è unico il bambino che lo porta. Credo, ma potrei sbagliarmi, che sia anche alla base della spigazione che Claudio Risè dà della magia del Natale: per i bambini è una festa così speciale perchè attraverso un bambino così importante che nasce per dare un messaggio così forte al mondo, anche loro si identificano ed entrano in contatto con il loro essere nati per redimere in un certo senso il loro mondo.

E’ una visione spirituale che io riesco a cogliere poco, ma che mio marito mi dice di comprendere e probabilmente anche condividere.

A me colpisce molto quanto i bambini hanno sete di sapere.

Mi viene naturale rispondere alle domande dei bambini, i miei genitori hanno sempre risposto alle mie, per mio marito è altrettano naturale, anche i suoi genitori hanno sempre risposto alle sue.

Ma credevo che le domande fossero solamente un semplice – seppure non banale – bisogno di conoscenza.

Oggi comprendo che, oltre al desiderio di conoscere come funziona il mondo sia per curiosità, sia per istinto di sopravvivenza, c’è un’espressione di amore nel parlare e nell’ascoltare, che ha lo stesso valore di essere presi in braccio, cullati , coccolati e consolati.

Papà e mamma mi spiegano, ragionano con me, mi chiedono perchè mi ascoltano, gli interessa quello che dico, si prendono cura di me, mi amano. E io non sono solo/a.

E il mondo diventa sempre più bello e interessante perchè rappresenta la concretezza della presenza dei genitori, dell’amore, dell’essere insieme che non ci lascia soli.

 

Libertà e derisione febbraio 6, 2009

Pur avendo lo spirito polemico, non commento tutto quello che leggo su internet.

Questo articolo merita però, non attenzione vista la qualità professionale dell’articolista che non si cura di controllare l’esattezza dei nomi che cita, ma la mia totale dissociazione in quanto donna.

Quello che più mi colpisce, paradossalmente in un articolo critico, è la totale assenza di critica, confronto, dibattito, ma tutto l’articolo è percorso da disprezzo, senso di superiorità, derisione.

E come spesso accade in questo genere di “giornalismo”, l’autrice in questione non ha pensato di intervistare, chiedere pareri, conoscere l’oggetto del suo articolo.

Siccome invece io apprezzo e stimo l’oggetto del suo disprezzo, qualche parolina vorrei spenderla.

Quando posso leggo con molto interesse i blog sia di Claudio Risè sia dei Maschi Selvatici e li trovo di spessore, che creano sempre lo spunto per riflettere e confrontarsi. E mi dispiace di avere poco tempo per commentarli.

Oltre a questo, rarità in ogni caso di questi tempi, condivido sentitamente i loro pensieri e le loro posizioni.

E’ vero che la nostra società è dominata dalla lobby femminista/femminile che la figura del padre è distrutta, derisa, messa da parte per poi essere accusata di essere assente.

E’ vero che i tribunali per la famiglia, i servizi sociali, le scuole sono occupati e comandati da donne.

E’ vero che non indigna nessuno che un padre si trovi i carabinieri in casa, con tanto di mitra, perchè è in ritardo di un’ora nel riconsegnare la figlia alla madre.

Però indignano questi uomini che, nel rispetto di tutti, si fanno la loro vita, raccontano le loro storie, scrivono libri, esprimono le loro idee, organizzano momenti di condivisione per un momento così emozionante come la benedizione dei padri ai propri figli.

Be’, come loro, io non ci sto.

La mia è una famiglia patriarcale e felice.

A nessuno, grandi e piccini, maschi e femmine, sono negati i propri diritti. Tutti hanno la libertà di essere ciò che sono, tutti sono trattati da tutti con amore e rispetto.

Ma non mi sorprende poi tanto questo articolo. In fondo la critica più gentile che è arrivata al mio blog, è la solita storia, trita e ritrita del mulino bianco.

Purtroppo, e lo dico con grande rammarico, è normale che chi esprime un’opinione a favore della famiglia, del ruolo dell’uomo e del padre, della responsabilità e dei limiti, è perseguitato dalla mentalità comune.

In fondo penso che uno dei motivi per cui Arkeon è stato, ed è tuttora, così ferocemente perseguitato, sia proprio perchè aveva il coraggio di accompagnare, finalmente, figli e figlie tra le braccia dei loro padri e a costruirsi una vita da adulti.

 

Da grande febbraio 5, 2009

Prendo spunto da un post che mi ha fatto riflettere.

Una cosa che sorprende sia me che mio marito e che, almeno io, non ci ricordavamo di noi, è quanto i bambini siano proiettati verso l’età adulta.

Quando avrò 4 anni saprò andare in bicicletta

Quando andrò a scuola imparerò a leggere

Quando avrò 15 anni potrò bere la birra

Quando andrò al liceo andrò a scuola insieme i miei amici

Quando avrò 18 anni saprò guidare la macchina

Quando mi innamorerò mi sposerò in un posto bello

Quando sarò mamma/papà prenderò in braccio i miei bambini

Quando sarò grande farò…e lì vengono fuori mille lavori…

Comunque, qualunque età e qualunque aspetto della vita si tratti, quello che mi colpisce è l’entusiasmo e la speranza con cui i bimbi si proiettano verso il futuro.

Non perchè la loro vita non sia bella (o almeno mi sembra), ma perchè vedono nel futuro tante possibilità, capacità e sogni da realizzare.

Credo che uno dei compiti di noi genitori sia quello di custodire e far crescere questi sogni e mostrare quanto la vita degli adulti, per quanto giustamente piena di responsabilità, sia affascinante e degna di essere attesa con tanto entusiasmo.

 

Come sono gli uomini? settembre 4, 2008

Filed under: amore,Famiglia,padri,Pensieri,Riflessioni — fioridiarancio @ 7:00 am
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Oggi scrivo per ringraziare l’autore di questo post

L’ho letto tutto di un fiato e sono davvero contenta che lo abbia scritto.

Sono cresciuta con l’idea degli uomini trasmessa in famiglia, a scuola, dai media, dalle amiche. Riassumibile in una frase del film Grease che, nell’adolescenza, ripetevo costantemente insieme alla mia migliore amica.

Inutile dire che gli uomini che ho incontrato nella mia vita rispecchiavano esattamente questi stereotipi. Quelli che non li rispecchiavano erano per me invisibili.

Mio padre, che pure è di tutt’altro genere, non lo potevo ascoltare perchè ero piena di quello che mia madre mi diceva di lui.

Quando ho incontrato mio marito, è stato subito grande amore, ma ci ho messo molto tempo a fidarmi davvero di lui. Non per causa sua. Dentro di me ero sicura che lui fosse “come tutti gli altri”.

Non ero io, era l’aria che respiravo. Lo smog dei giudizi, dei media, delle frasi fatte, dell’ironia, quella cattivella.

Oggi respiro un’altra aria.

L’aria che mi permette di guardare mio marito negli occhi e sentire rispetto e devozione.

L’aria di guardare mio padre e sentire di ringraziarlo di cuore.

L’aria di guardare la mia prole e sapere che non respirerà lo stesso smog da cui sono venuta io.

L’aria di leggere il post citato e sentire di comprendere da dove nasce.

Nonostante tutto lo smog che ancora c’è in giro.

 

 
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