In questi giorni non ho avuto il tempo di leggere i blog che seguo. Stasera
ho un po’ di tempo in più e, cercando di mettermi in pari, mi colpisce una frase di questo commento:
“ci saranno perfino madri che si colpevolizzeranno per aver “amato troppo”.
Lo estrapolo volutamente dal contesto perchè mi interessa la frase più che la polemica sulla solita canzone o sull’omosessualità.
Credo che si debba chiarire un equivoco: quando si parla di madri morbose, gelose, appicicose, che rendono i figli prigionieri, si dice che queste madri lo fanno perchè amano troppo.
Credo che questo non sia vero.
Credo che la prima espressione dell’amore sia lasciare libero l’altro di essere quello che è, che, in alcuni casi estremi può voler dire anche solo di respirare.
A maggior ragione questo è richiesto all’amore dei genitori, madri comprese.
Anche perchè l’amore dei genitori dovrebbe esprimersi soprattutto nella ricerca del bene per i figli, rinunciando all’appagamento dei propri bisogni se questo è necessario.
Questo genere di “amore” non è amore, è egoismo.
Di più. E’ una richiesta che le madri (ma a volte anche i padri) fanno ai figli per riempire un loro vuoto o non so per quale altra ragione.
L’amore non può essere una richiesta.
L’amore di una madre è misterioso. A volte faccio fatica a sentirlo per quanto è forte, ne resterei travolta.
E’ tutto lì presente davanti al primo test di gravidanza, eppure riesce a crescere ogni giorno, perchè oltre che della parte istintuale si nutre della conoscenza reciproca.
E – non credevo – ma al crescere della famiglia aumenta in maniera esponenziale, non solo verso chi arriva ma anche verso chi c’è già.
Per cui credo che se nasce un senso di colpa “per aver amato troppo”, non viene dall’eccesso di amore, ma dall’aver chiamato “amore” la richiesta fatta ai figli di soddisfare dei propri bisogni.
E di questo credo che non è che ci si debba sentire in colpa, ma prima di tutto riconscerlo, sentirsene responsabili, chiedere scusa e fare il massimo per correggere, sì, è il minimo che si possa fare.
Non solo. Giustificare gli “errori” o comunque le cose che fanno soffrire i figli con un’abbondanza di amore è un modo di tappargli la bocca e di creare, casomai, in loro un senso di colpa.
Non puoi chiedermi di accogliere la tua sofferenza, la tua rabbia, il tuo disagio o una tua semplice critica perchè tutto quello che ho fatto l’ho fatto per “amore”. Tutto al più sei tu che dovresti capire quanto è grande l’amore di tua madre per te.
Fine della storia.
Finisce così ogni possibilità di incontro, tra una madre “santa” colpevole solo di avere amato troppo e un figlio o una figlia che oltre la sua sofferenza deve accollarsi anche il peso di non aver compreso quanto era grande l’amore di sua madre.
Mi ritengo fortunata perchè posso ringraziare mia madre, perchè tra le tante giustificazioni ai suoi errori, alle cose che mi hanno fatto soffrire, mi ha sempre detto: l’ho fatto perchè credevo (e crede tuttora ahimè) di aver fatto la cosa giusta. Mai mi ha detto: l’ho fatto perchè ti amavo troppo.
Anche perchè nell’amore, se davvero di amore si parla, non penso esista un “troppo”.