Leggo sullo scorso magazine del Corriere “E il pupo potrebbe avere anche il cognome materno. Un tentativo di riforma nato 34 anni fa per cambiare la regola che impone ai figli il nome del padre. Ora il parlamento riprova a ristabilire l’uguaglianza…”
Istintivamente non sono d’accordo, ma cercando di prenderla razionalmente, mi dico in fondo che male ci sarebbe? Se poi davvero il Parlamento ci rappresenta, immagino che sia la volontà almeno della maggioranza degli Italiani.
Così vado avanti a leggere aspettando le motivazioni razionali che dovrebbero mettere a tacere il mio istinto redtrogrado e patriarcale (cioè maschilista perchè mi sembra di capire che nel linguaggio mediatico le due parole hanno lo stesso significato).
Giulia Bongiorno, deputato PDL (cioè della maggioranza), presidente della Commissione Giustizia, ha presentato alla camera una proposta che prevede che sia obbligatorio dare ai figli entrambi i cognomi, sia quello del padre che quello della madre.
Sembra che la proposta sia stata criticata come troppo radicale, così la nostra parlamentare ne spiega il motivo: “se non si introduce l’obbligo, la consuetudine non si scardina. Sarebbe come fare una legge inutile, la utilizzerebbero in pochi”. Chirisce meglio l’articolista Susanna Turco: “Basti pensare a tanti paesi, soprattutto al sud, dove l’idea sarebbe scartata a priori, essendo già un’enormità battezzare i figli con un nome diverso da quello dei nonni”.
Così il popolo italiano chiederebbe a gran voce una riforma che in realtà interesserebbe solo a pochi. Ma che diventerebbe obbligatoria per tutti.
Per fortuna qualche volta ancora mi capita che l’istinto e la razionalità vadano d’accordo.
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Le citazioni sono tratte da Corriere della Sera Magazine 27 agosto 2009
Come, secondo Claudio Risè:
Purtroppo ultimamente ho poco tempo di aggiornare il blog.
Da quando sono madre dovrei esserne contenta.
- Maaaaammaaaaaaaa!!!!!!
ho un po’ di tempo in più e, cercando di mettermi in pari, mi colpisce una frase di 
di liceo, diversissimi tra loro che si disprezzano apertamente, che per un incantesimo si trovano uno nel corpo dell’altra costretti quindi a vivere la vita dell’altro per scoprire il valore dell’altro con l’amore che trionfa. Il lieto fine che piace a me.
Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.