Torno a scrivere questo blog dopo mesi o
rmai. Non è la mancanza di riflessioni o di notizie a tenermi lontana ma gli impegni, sempre più numerosi.
Chi mi legge lo sa: non mi piacciono i giornali. Anzi, non mi fido dei giornali e degli altri media. Ci si può trovare di tutto, tranne le notizie. E la vicenda di Arkeon mi ha insegnato che il giornalismo in Italia non esiste più se non qualche sporadico caso.
E siccome i casi sporadici sono davvero pochi, oggi che l’ho trovato vorrei condividerlo con voi.
Vittorio Zambardino ci parla dell’accanimento dei giornalisti sul caso di questa povera ragazza uccisa, che almeno riposi in pace.
Ci dice che in fondo i giornalisti non fanno niente di originale, che “il “nocciolo” della narrazione di cronaca non nasce in redazione“, ma nel substrato sociale. Che se il substrato sociale va nella direzione sbagliata, è più facile che i giornalisti vadano dietro. E che le cose stanno così da almeno 30 anni.
Con tristezza ed amarezza posso dire che non mi racconta niente di nuovo. Però mi rincuora, non mi fa sentire una marziana sulla terra.
Perchè la vicenda Arkeon – quella che ho seguito e che un po’ conosco- è un caso esemplare. Non di psico-setta in Italia, come qualcuno ci racconta. Ma dell’associazione – spero ancora casuale, ma molti mi contraddirebbero – fra l’incompetenza di giornalisti, lettori, affamati di soldi e di fama, vendicatori, politici e professionisti dell’inquietudine. Un’assiociazione i cui componenti si sfidano a chi la spara sempre più grossa, aggiungendo ad ogni step particolari sempre più spaventosi, sempre più scandalosi e sempre più inventati.
Questa è la nuova categoria di cui ci racconta Zambradino. Altrettanto squallida, famelica e assetata di sangue, come la maggior parte di questi giornalisti sciacalli, la categoria dei Professionisti dell’inquietudine, quelli che in questo rimestare morboso trovano un interesse economico, politico o anche solo di visibilità: “Il brutto è quando tutto finisce nelle mani dei professionisti dell’inquietudine, di quelli che intendono trarre un profitto politico o culturale dalla tragedia“.
Anche i personaggi poi sono sempre gli stessi: i commenti all’articolo sono molto critici verso la trasmissione “Chi l’ha Visto” e la sua conduttrice. A giudicare da quanto scrivono i lettori, sembra che questa volta abbia superato i limiti dell’umana sopportazione. Non mi stupisce. Con il caso Arkeon non ha fatto diverso, ne ho parlato qui. Il fatto che la Federica Sciarelli abbia incontrato tutte queste critiche mi fa sperare che in fondo anche la credulità popolare sia costruita dai media.
La conclusione dà speranza: “Il brutto è quando tutto finisce nelle mani dei professionisti dell’inquietudine, di quelli che intendono trarre un profitto politico o culturale dalla tragedia. Una corrente di pensiero di cui, grazie al cielo, i carabinieri di Avetrana e di Taranto evidentemente non sono seguaci“. Ecco, spero che di analogia in analogia non segua questa corrente di pensiero anche chi si deve occupare del caso Arkeon.
hai avuto più notizie di Vito?


Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.
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