Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Istinto e razionalità Settembre 6, 2009

Leggo sullo scorso magazine del Corriere “E il pupo potrebbe avere anche il cognome materno. Un tentativo di riforma nato 34 anni fa per cambiare la regola che impone ai figli il nome del padre. Ora il parlamento riprova a ristabilire l’uguaglianza…”

Istintivamente non sono d’accordo, ma cercando di prenderla razionalmente, mi dico in fondo che male ci sarebbe?  Se poi davvero il Parlamento ci rappresenta, immagino che sia la volontà almeno della maggioranza degli Italiani.

Così vado avanti a leggere aspettando le motivazioni razionali che dovrebbero mettere a tacere il mio istinto redtrogrado e patriarcale (cioè maschilista perchè mi sembra di capire che nel linguaggio mediatico le due parole hanno lo stesso significato).

Giulia Bongiorno, deputato PDL (cioè della maggioranza), presidente della Commissione Giustizia, ha presentato alla camera una proposta che prevede che sia obbligatorio dare ai figli entrambi i cognomi, sia quello del padre che quello della madre.

Sembra che la proposta sia stata criticata come troppo radicale, così la nostra parlamentare ne spiega il motivo: “se non si introduce l’obbligo, la consuetudine non si scardina. Sarebbe come fare una legge inutile, la utilizzerebbero in pochi”. Chirisce meglio l’articolista Susanna Turco: “Basti pensare a tanti paesi, soprattutto al sud, dove l’idea sarebbe scartata a priori, essendo già un’enormità battezzare i figli con un nome diverso da quello dei nonni”.

Così il popolo italiano chiederebbe a gran voce una riforma che in realtà interesserebbe solo a pochi. Ma che diventerebbe obbligatoria per tutti.

Per fortuna qualche volta ancora mi capita che l’istinto e la razionalità vadano d’accordo.

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Le citazioni sono tratte da Corriere della Sera Magazine 27 agosto 2009

 

Sulla via di Damasco? Maggio 14, 2009

I miei genitori si lamentano che una lontana cugina sia insopportabilmente egocentrica e logorroica, esattamente come era l’ultima volta che l’hanno vista, circa dieci anni fa. O che un’altra lontana cugina sia ingombrante ed invadente proprio come è sempre stata.

Un altro caro familiare si stupisce che la sua ex-moglie si comporti male esattamente come fa da circa trent’anni e ogni volta resta molto male.

Leggo lo sconcerto sul blog di Pietro Bono per un silenzio assordante che anche a me spacca le orecchie da diverso tempo e che continuo a non spiegarmi.

Leggo l’incredulità della dottoressa Raffaella Di Marzio per quanto continua ad accaderle.

Nonostante la mia abbastanza giovane età non ho fiducia che le persone cambino, non ho fiducia che vengano folgorate sulla via di Damasco.

L’esperienza di questi anni mi sta insegnando che parte dell’essere adulti è imparare a guardare le persone e le situazioni per quello che sono e non con la speranza di quello che vorrei diventassero.

Non vorrei con questo essere fraintesa.

Ho fiducia che esista la possibilità del cambiamento in ciascuno di noi. Ma penso che debba essere una spinta molto profonda, il frutto di una grande ricerca o di una esperienza molto forte. E della nostra scelta.

Ed è per pochi.

Non perchè esistono esseri umani “eletti” che hanno una possibilità che ad altri è negata. Ma perchè, di fatto, nella vita sono davvero pochi quelli che scelgono di seguire questa scintilla che è presente nel cuore degli uomini.

E’ un po’ come ho sempre pensato il sogno americano: di fatto non è per tutti (ed è questa l’obiezione che molti fanno al sistema americano), ma è possibile per tutti se tutti non è una massa ma ciascun individuo.

E gli individui che scelgono il proprio sogno sono in pochi.

In questo contesto non mi stupisce che i sostenitori delle teorie sul plagio riconoscano nel cambiamento improvviso e radicale uno dei segni dall’avvenuto condizionamento.

Cambiamenti come sono stati quello di San Paolo, San Francesco, Padre Cristoforo e l’Innominato, per citare i primi che mi vengono in mente.

Per cui sono sempre più scettica e disillusa sulla possibilità di “cambiamento” di enti, istituzioni, parenti serpenti,maligni incalliti, ex-amici dileguati.

Ma ho sempre più rispetto e ammirazione per quelle – poche – persone che hanno il coraggio di cambiare e di convertirsi ogni giorno in cui la vita o -se credenti – Nostro Signore glielo chiede.

 

Come eravamo? Aprile 17, 2009

Molti genitori tracciano una linea di demarcazione in un giorno preciso della loro vita insieme. Il giorno che cambia per sempre la loro vita.

E che di solito corrisponde alla data di nascita del loro primogenito.

Non sono più una coppia, diventano una famiglia.

Non c’è più il week-end di shopping/ristorantino/cinema, ci sono grandi sorrisi senza dentini e passi commoventi, ma tutt’al più un DVD sul divano, una pizza ordinata a casa.

Non che con i figli non si facciano cose belle, che la vita si fermi che tutto diventa un dovere o una responsabilità. Non lo penso, non è così, è ancora più bello di prima.

Ci sono tanti momenti indimenticabili.

Ricordo albe affascinanti, profili delle montagne, bellissimi compleanni, viaggi avventurosi e perfino un meraviglioso pomeriggio di shopping alla ricerca di un vestitino da battesimo che a veva fatto dimenticare tutto, anche la fame, alla prole in marsupio.

Eppure le cose cambiano. I “nostri posti” diventano di tutti oppure non si frequentano più.  Le nostre canzoni vengono richieste come ninne nanne oppure in fretta sostituite da stella stellina o twinkle twinkle.

Poi…la dolce aria della primavera o il ritrovarsi noi due in quel pub che non frequentavamo da anni…

…come eravamo….ci diciamo

Non c’è bisogno di parlare. Sappiamo benissimo che cosa sente l’altro.

Dov’è finita la leggerezza che ci accompagnava in quegli anni?

Abbiamo lavorato duramente giorno e a volte notte. In tempi di crisi e nella nostra incertezza. Abbiamo cresciuto una prole con amore, entusiasmo e presenza costante.

Eppure anche di fronte ad una vita adulta e più dura, anche più dura di quella dei nostri genitori alla nostra età, eravamo riusciti a mantenere, almeno con un filo, la nostra leggerezza, a restare NOI.

La nostra linea di demarcazione ha un’altra data. La data di una fredda e nevosa mattina invernale.

Una mattina in cui qualcuno al nostro posto aveva deciso chi eravamo noi, i nostri familiari e i nostri amici più cari. E i giorni come quello continuano e continuano lasciandoci ogni volta senza parole.

Ma stiamo imparando da questa vicenda. Molto. Per citare Klee, è una croce che abbiamo imparato a portare, per quanto ingiusta e immeritata.

Ma in fondo stupisce? Era meritata e giusta la croce di Gesù? Non considero certo la mia esperienza paragonabile a quella di Nostro Signore, non mi avvicinerei neanche a pensarlo, nè a quella dei tanti crocefissi dei giorni nostri.

Paragono invece, e questa volta pienamente, il crucifige della folla e dei “sommi sacerdoti” di allora a quello di oggi, di domani, di sempre.

Ma la scintilla della primavera, il rewind alla nostra vita di coppietta innamorata ci fa ricordare che questo peso che ci è piombato sulle spalle non ci appartiene oggi come non ci è mai appartenuto. Appartiene a chi lo ha così violentemente lanciato.

E prima o poi le cose torneranno a posto. Tornerà l’ordine e la giustizia. Anche le date torneranno al posto giusto.

“Il Signore onnipotente e misericordioso
confermi il consenso
che avete manifestato davanti alla Chiesa
e vi ricolmi della sua benedizione.
L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.”

In questa formula che pronuncia il sacerdote subito dopo le promesse matrimoniali, ho sempre visto molto di più di un divieto al divorzio.

E l’ho sempre visto come monito non tanto per gli sposi, quanto per il resto del mondo di non osare intralciare il disegno di amore che Dio ha per la famiglia che nasce quel giorno. Chi lo fa, o almeno ci prova, commette un peccato grave.

E non siamo noi l’unica famiglia ad avere come linea di demarcazione del proprio “come eravamo” quella fredda data.

 

“Che cosa mi fa funzionare” Marzo 25, 2009

Diversi anni fa un cantante molto famoso, alla domanda di un giornalista che gli chiese il perchè di tutti questi fans, di tutta questa gente intorno così appicicata, lui rispose:

“Molte persone vogliono capire che cosa mi fa funzionare, perchè vivo nel modo in cui vivo e perchè faccio le cose che faccio”

Questa frase mi è rimasta in testa per tanto tanto tempo, perchè credo riveli una grande verità.

Quando c’è una persona che ammiriamo, per qualunque ragione, credo sia normale cercare di capirla, di voler seguire il suo esempio, anche di cercare di identificarsi se questo vale per un certo tempo.

Nella ricerca di che cosa ti fa funzionare, cerco quello che potrebbe far funzionare me meglio di come funziono ora.

Penso che questa sia una sana spinta a migliorarsi.

Ricordo che c’era una persona – che poi negli anni si è rivelata tutto l’opposto di quello che credevo fosse, e non in meglio – che non conoscevo bene, ma che conoscevo da diversi anni e avevo seguito, seppure da lontano una sua evoluzione che a me sembrava positiva.

Erano anni per me non belli, non ero soddisfatta della mia vita. E in quelle rare volte che ci incontravamo mi chiedevo chissà come ha fatto. E mi dicevo – però se ce l’ha fatta questa persona, che sicuramente era ridotta peggio di come mi sento io ora, posso farcela anche io.

Ed è stato vero. Questa sua trasformazione è stata, non l’unica, ma una forte ispirazione che nel tempo mi ha dato la spinta a cercare quello che volevo, quello che funzionava per me.

Credo però che le parole di quel cantante volessero dire altro.

Le persone che ti ammirano, se non sono oneste – prima di tutto con loro stesse – ti invidiano e credono che tu possieda un segreto e che il modo per farle funzionare è, prima di tutto capirlo, poi rubartelo ed usarlo su di loro.

Non comprendono però che non solo non esiste nessun segreto, ma anche se ci fosse non potrebbe essere nè rubato nè riciclato.

Ma non lo capiscono.

E l’ammirazione e l’invidia (che magari all’inizio poteva essere semplice spinta a migliorarsi), si trasforma pian piano in odio e disprezzo.

Inutile spiegargli che questo segreto non esiste e che basta che mettano ordine nella propria vita e cerchino di migliorarsi per “funzionare”.

No, non possono accettare che per essere quello che si vuole bisogna impegnarsi, faticare, fare delle scelte, correre dei rischi.

Ma soprattutto prendersi la responsabilità di se stessi, delle proprie scelte e della propria vita.

Allora preferiscono rinnegarti, dire che erano “incantate” da te che invece sei tutt’altro rispetto a come ti presenti, dire che non erano capaci di vederti per quello che sei perchè tu le hai ingannate, odiarti al punto di fare di tutto per distruggerti.

Come prima tu possedevi il segreto che gli avrebbe miracolosamente cambiato la vita così – sempre tu, sempre lo stesso di prima – oggi diventi la causa di tutti i suoi guai.

Come non c’era responsabilità per se stessi prima, non c’è neanche dopo.

Come dice l’acuto blogger che mi ha ispirato questo post, questo genere di persone, dopo averti studiato per anni, dopo averti rinnegato odiato e disprezzato per altri anni, sono ancora lì che cercano il trucco.

 

Non capirà da dove vengo Marzo 22, 2009

Dei blog che leggo (meno di quello che vorrei) , uno che apprezzo particolarmente è quello di Fabia, Fiducia34.

E lo apprezzo per mille motivi, ma quello che mi affascina di più è la ricchezza .

Ricchezza di cuore e di esperienze.

L’idea che mi sono fatta leggendo i suoi scritti è di una grande apertura mentale e di una capacità di ascolto e di dialogo davvero rari.

Che mi fa venire in mente un verso della famosa poesia che Kipling scrisse per il figlio e che un giorno posterò per intero:

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale

Non credo che il binomio ricchezza di esperienze/apertura mentale e di cuore sia casuale.

Penso che chi ha vissuto, ha cercato di conoscere il mondo, di incontrare gli occhi del suo prossimo sia, da una parte più solido rispetto alle proprie convinzioni, ma dall’altra sia più aperto a nuove esperienze, a cercare ancora, a mettersi di nuovo in discussione con la consapevolezza che non si arriva mai al capolinea di quello che si può imparare di se stessi e del mondo.

Queste sono le persone che nella vita hanno fatto, hanno sbagliato, hanno corretto e ricominciato e sarebbero pronte a farlo di nuovo se si accorgessero di avere da qualche parte “sbagliato” strada.

In questo senso non mi colpisce più quanto le persone “sante”, quelle che da ragazzina chiamavo “perfettine”, che non sbagliano mai, che hanno sempre ragione su tutto, siano quelle pronte a giudicare per prime, ad affibbiare etichette, a rendere impossibile il dialogo sulla base dei loro pregiudizi.

Ed è un peccato perchè basterebbe così poco per incontrarsi, mentre in realtà l’abisso di separazione sembra – e di fatto resta – incolmabile.

E non penso che lei capirà mai da dove vengo. Lei non ha mai sbagliato nella sua vita, le cose le sono sempre venute facili, non ha mai sconvolto nessuno, non si è mai cacciata nei guai. Ma io no. Io lo so come ci si sente a fare qualcosa di stupido – o peggio che stupido – e poi desiderare sopra ogni altra cosa di non averlo fatto“.

(NB – ovviamente questa citazione, tratta da un libro che ho letto da poco, non si riferisce a Fabia – di cui ho parlato sopra – nè a me, ma è solo la fonte dell’idea di questo post)

 

Il Primo Cavaliere Giugno 25, 2008

Nonostante i guai amorosi ho sempre apprezzato la figura di Re Artù, almeno come viene presentata in questo film. Purtroppo non l’ho trovato su movie quote, ne riporto alcuni passi trovati in giro sul web.

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Preghiera di Re Artù all’inizio di ogni seduta della Tavola Rotonda

” Che Dio ci conceda la capacità di riconoscere il giusto, la volontà di sceglierlo e la forza per conservarlo”.

Re Artù – Il Primo Cavaliere

” Un uomo che non teme nulla è un uomo che non ama nulla. E se non amate nulla, quale gioia può esserci nella vostra vita? “.

Re Artù – Il Primo Cavaliere

” Vi sono leggi che rendono schiavi gli uomini e leggi che li rendono liberi. O riteniamo che essere giusti e buoni e leali sia un principio valido per tutti gli uomini sotto la legge di Dio, o siamo solo un’altra tribù di predoni “

Re Artù – Il Primo Cavaliere

 

Testimonianza di lui Giugno 19, 2008

Archiviato in: Arkeon, Famiglia, Testimonianza, amore — fioridiarancio @ 2:14 pm
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Stesso sito. Stessa premessa. Questo è quanto scrive lui.

Mi chiamo XXX e la mia esperienza di Arkeon e’ completamenten diversa da quella riportata sia nelle trasmissioni sia nel vostro sito
Ho incontrato il lavoro di Arkeon nel 1999 dopo svariate esperienze di ricerca quali analisi ,medicina alternativa ed altro ancora
Questo lavoro mi ha dato la possibilita’ di cambiare il mio punto di vista su molte cose che io ritenevo certezze ma che non lo erano
Ho recuperato il rapporto con mio padre che era molto conflittuale ,riconoscendo in lui il mio unico vero maestro di vita
in Arkeon ho conosciuto e poi sposato mia moglie XXX ed assieme a lei ho cominciato a capire che cosa vuol dire amare e costruire quotidianamente una sana relazione ed una famiglia
Grazie ad Arkeon ed in particolare a Vito Carlo Moccia ,io e mia moglie ,ma sicuramente piu’ mia moglie ,siamo riusciti a superare il dramma che la morte du in figlio a pochi giorni dal parto genera :in quei giorni solo la forza del lavoro di Arkeon,il sostegno continuo del nostro amico Vito Carlo della sua famiglia e di tutte le persone appartenenti ai gruppi di tutte le citta’ ci hanno permesso di risalire la china ,di rivedere il solo sorgere dal tunne in cui eravamo e di rimanere incitiappena un anno dopo
Ora io a 39 anni e mia moglie a 44 abbiamo un figlio meraviglioso di due anni ,un altro in arrivo e poi chissa’
Arkeon mi ha aiutato a strutturarmi ,mi ha permesso di recuperare valori quali integrita’ ,onore ed onesta’ che attuaslmente nel mondo non hanno piu’ molta importanza “

 

Testimonianza di lei Giugno 19, 2008

Archiviato in: Arkeon, Famiglia, Testimonianza, amore — fioridiarancio @ 1:59 pm
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Ho trovato questa testimonianza in rete. Nel riportarla ho cancellato il nome, sebbene lei l’avesse scritto, per ragioni di riservatezza. La riporto perchè mi sembra coraggiosa e molto toccante e non ha avuto su quel sito il rispetto e il riconoscimento che meritava. Se qualcuno volesse il link, può chiedermelo inviando un commento.

“Mi chiamo XXX ho 44 anni sono sposata con XXX, abbiamo un figlio di 22 mesi di nome XXX e siamo in attesa di una figlia (8° mese di gravidanza).
Sono arrivata ad Arkeon tramite un’amica perche’ non ero soddisfatta della mia vita; avevo un divorzio alle spalle ed un gran disordine interiore.
Ho iniziato a frequentare il gruppo di Arkeon nel febbraio 1999; al seminario di Bologna del giugno ’99
ho conosciuto mio marito. Al seminario successivo, sempre a Bologna, siamo entrati a far parte dell’organizzazione dei seminari della nostra città.
Il 28 agosto 2002 nostro figlio XXX è nato morto a 13 giorni dalla data presunta del parto; ho partorito naturalmente con l’aiuto costante e totale di mio marito (entrambi sapevamo che il piccolo era già morto). Arkeon ci ha dato la possibilità di superare questa esperienza tragica e devastante in un tempo relativamente breve perché, esattamente un anno dopo, all’età di 42 anni, agosto 2003, ero incinta di nostro figlio XXX.
Nel momento più tragico della mia vita, in uno stato di paralisi emotiva e fisica totale, con un grandissimo senso di colpa e di morte dentro e, da parte mia, il terrore, data la mia età, di non riuscire più a rimanere incinta, ho ricevuto ogni giorno il sostegno di mio marito, che non ha mai perso la fede, di Vito Carlo Moccia, e di tutto il gruppo. Questo lavoro mi ha permesso di trasformare giorno dopo giorno, seminario dopo seminario il mio senso di colpa devastante in responsabilità e quindi ho cominciato a vivere con una maturità completamente nuova.
Il lavoro di Arkeon ha una grande prerogativa: mi dà la possibilità di risalire alle cause degli eventi che mi accadono e di collegare fra loro le esperienze di tutta una vita e quindi mi responsabilizza; gli sono grata perché mi dà la possibilità di vivere una relazione di coppia serena, felice appagante e, soprattutto, responsabile senza giochi di potere e segreti e di instaurare, anche con le famiglie di origine, gli amici e il mondo esterno delle relazioni sane, basate sulla chiarezza.
XXX in XXX”