Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Arkeon? Se l’è andata a cercare Settembre 25, 2009

Amica: – hai avuto più notizie di Vito?

Fioridiarancio: – leggo un po’ su internet. Credo ci siano state scadenze giudiziarie in questi giorni ma non c’è tanto in rete. Certo che sofferenza per lui…e per la sua famiglia, non sai quante cattiverie scrivono in giro anche dei suoi figli

Amica: – eh no questo non mi piace, prendersela con i bambini…però Vito questa faccenda non è stato proprio capace di gestirla

Fioridiarancio: – non lo so, forse non lo è stato. Però credo sia molto raro trovare qualcuno in grado di gestire una valanga come quella che così violentemente ha colpito Vito e la sua famiglia

Amica: sì però era lui che credeva di aver capito il mondo e noi i poveri tapini …ed era lui che teneva seminari non io…

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Riporto questa conversazione perchè mi sembra un esempio non solo della leggenda che viene raccontata da anni ormai, ma anche del pensare comune e di un grosso fraintendimento su Vito e sul percorso di Arkeon.

E’ quella percezione delle persone che ti fa saltare dall’amore cieco all’odio smisurato in un istante, passando esclusivamente attraverso se stessi, le proprie idee preconcette e l’identità che abbiamo appiccicato sull’altro.

Pietro Bono tempo fa si chiedeva perchè questo silenzio assordante da parte degli onesti e ha dato delle risposte interessanti. Mi sento di aggiungere una mia riflessione sull’argomento.

C’è una fetta di frequentatori di Arkeon- anche tra i più accaniti denigratori -che ha interpretato, più o meno innocentemente, che prendersi la responsabilità della propria vita significasse prendersi la colpa di tutto, anche dello sfigatissimo tempo brutto di questo settembre.

Oltre ad essere un atteggiamento infantile e perdente verso se stessi e la propria vita e che rende molto faticosa se non impossibile una relazione sincera e profonda con il prossimo, credo anche che si tratti di una modalità molto superficiale che però permette di covare risentimento e cinismo pronti ad esplodere con la miccia giusta.

Così la sentenza più che prematura di qualche “esperto” zelante, e soprattutto il trattamento mediatico, hanno lanciato la palla di cannone. Vito in particolare, ma anche tanti altri, sono stati trattati così violentemente? Be’, peggio per loro se la sono andati a cercare.

Dall’essere supereoe inavvicinabile, Vito diventa un essere miserabile, indegno di essere avvicinato, che non è neppure stato capace di gestire la situazione.

Non una critica prima, una valanga di critiche dopo. Tanto da non avere umana comprensione, forse affetto sì, ma comprensione e solidarietà, nonchè sconcerto per quanto sta accadendo non sembrano esserci.

Ma io mi chiedo se i normali e pacifici cittadini siano in grado di gestire una situazione surreale come questa.

Una situazione di persone che -tra un vittimismo e un altro – si scagliano vigliaccamente con violenza anche contro i bambini.

Una situazione in cui  queste stesse persone – sempre tra un vittimismo e un altro – hanno deciso che la guerra è guerra, senza esclusione di colpi. Solo che mi avevano raccontato che le sette si comportano così.

Qui sta accadendo il contrario e da molto tempo.

E forse – non me ne intendo – la situazione non è gestibile.

Potevano salvarsi gli Indiani d’America contro i fucili e le coperte infette dei conquistatori?

 

Ah…le mamme Settembre 16, 2009

Archiviato in: Arkeon, Famiglia, Pensieri, bambini, figli — fioridiarancio @ 11:20 pm
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Mamma e prole si apprestano ad uscire in un tardo pomeriggio settembrino.

Prole; mamma, ho messo il cappelino, lo metti anche tu così facciamo la polizia?

Mamma: be’ io, no io no

Prole: perchè?

Mamma: perchè non sono una bambina. Non è che una mamma va in giro con il cappellino da sole quando quasi piove e non siamo neanche al mare

Prole dopo aver riflettuto: e infatti non se ne vedono di mamme che vanno in giro così

 

La noia e il sogno Settembre 14, 2009

Archiviato in: Arkeon, Famiglia, Libertà, Pensieri, sogni — fioridiarancio @ 9:43 pm
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Sogni ad occhi aperti e Arkeon

C’è un momento della giornata direi quasi magico. Che non si ripete neanche tutti i giorni. Anzi direi piuttosto raramente.

La prole dorme, i piatti sono lavati, le stanze in ordine, i vestiti per la scuola di domani pronti, nessuna telefonata da fare. Non so che cosa fare, mi gira la testa.  Anche perchè ho imparato presto che in una casa c’è sempre qualcosa da fare. E in effetti potrei fare i conti di quanto abbiamo usato la carta di credito questo mese per non trovare sorprese sul conto, potrei sistemare una pila di scartoffie che affollano la scrivania da mesi ormai, potrei stirare la vetta della montagna di vestiti che non si abbassa mai nonostante gli sforzi, potrei fare un bel bagno rilassante, potrei finire di leggere quel libro e restituirlo al legittimo proprietario, potrei scrivere un post o commentare quelli dei blog amici…

Ma tutte queste possibilità mi confondono. E allora me ne sto qui sul divano e mi accorgo che spunta un sentimento che mi tormentava da bambina e da adolescente, ma che da grande difficilmente trova un pizzico di tempo per venirmi a trovare: la noia.

Quando c’era non la sopportavo e ritrovo nella prole la stessa insofferenza che provavo io. Oggi invece – nonostante il senso di colpa per tutte le cose che lascio indietro – me la godo, perchè è da questi momenti che ci si riposa la testa e affiorano i sogni. E il tempo per sognare bisogna trovarlo, anche da grandi.

 

Possiamo fare a meno dei figli Giugno 19, 2009

Come, secondo Claudio Risè: “La paternità…è dono di sé al figlio”, allo stesso modo credo che anche la maternità sia un dono.

Che si dà, non che si riceve.

Che si può scegliere di non dare, ma certamente non sono i figli ad essere per le madri, ma le madri per i figli.

Che Cameron Diaz, 37 anni, dichiari:”Sono ancora giovane, ho una vita incredibile. In un certo senso ho questo tipo di vita proprio perchè non ho figli” non mi colpisce più di tanto. Credo anzi faccia bene a non coinvolgere ipotetiche creature nella sua vita incredibile, al contrario della sua collega Angelina Jolie. Purchè non si svegli a 55-60 anni rivendicando il diritto alla maternità e difendendo tecniche estreme di fecondazione assistita.

Già Elisabetta Canalis, 31 anni, fa più confusione: “a differenza di quanto ogni ragazza della mia età potrebbe pensare, io non ne ho bisogno”. Qualcuno dovrebbe spiegarle che non sarebbe lei casomai ad averne bisogno, sarebbero i suoi figli ad aver bisogno di lei. Meglio non ne faccia, sono d’accordo. Lo stesso però vale per lei: che a 55-60 anni non si metta a fare battaglie sociali a nome di tutte le donne contro la cattivissima legge 40 che in Italia le negherà di realizzare il suo improvviso desiderio e certamente DIRITTO di essere mamma quando avrebbe l’età di fare la nonna.

Mi lascia invece più perplessa la dichiarazione di Natalia Aspesi, 80 anni tra pochi giorni: “pensare che alla mia età potrei avere un figlio di oltre 50 anni mi fa orrore”. Oltre a sorridere pensando a chi tra lei e il suo ipotetico figlio proverebbe più orrore, mi sorpende che ancora oggi su quotidiani e settimanali la troviamo a dispensare consigli su questioni familiari, rapporti genitori/figli in relazione sia a figli grandi che a figli piccoli. Chissà con quale orrore fa andare le dita sulla tastiera.

La psicoanalista francese Corinne Maier, autrice del discusso libro No Kids, chiarisce una volta per tutte: “con i soldi che ho guadagnato scrivendo libri potrei fare il giro del mondo, invece sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi tutti i giorni alle sette per servire a tavola e fare ripetere stupidissimi compiti…se proprio ci tenete a mantenere un parassita, prendetevi un gigolo, è più piacevole”

Spero che queste dichiarazioni un po’ estreme siano circoscritte a queste persone stravaganti e non siano il sintomo di quello che stiamo costruendo.Non perchè tutte le donne debbano necessariamente essere madri o sognare la casa nella prateria.

Ma perchè una società che pensa che i bambini siano parassiti, che invoca zone child free in aereo (con buona pace di tutti i trattati sui diritti dell’uomo e contro la discriminazione) è, secondo la mia personale opinione, una socità triste e arida.

Si può sostenere che la mia sia una posizione retrograda. Forse lo è. Però, se questo è il progresso e il futuro, a me non piace.

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Le affermazioni virgolettate sono tratte da:
http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200906articoli/44658girata.asp

 

Imbrogliati ed imbroglioni Maggio 5, 2009

C’è una bellissima frase di uno degli ultimi post di Klee che mi ronza nella testa:

non sono io che volevo fregare la vita usando i tarocchi, ma sei tu che hai fregato me“.

Oggi mi è capitato di leggere alla prole la storia dei vestiti dell’imperatore.

E mi ha colpito lo stesso atteggiamento, del lasciarsi fregare perchè si vuole “fregare” la vita o qualcun altro. In questo caso l’imperatore è stato coerente e ha portato il corteo fino alla fine, prendendosi la responsabilità della sua scelta.

C’è anche il paese degli Acchiappacitrulli di Pinocchio in cui il giudice, invece di punire il gatto e la volpe, punisce Pinocchio per aver creduto di poter far crescere un albero pieno di soldi.

Interessante perchè in queste storie chi cerca la scorciatoia, chi crede di fregare la vita, in una qualche maniera viene fregato da chi è più furbo e disonesto nel caso di Pinocchio, o da chi è più innocente ed onesto nel caso dell’imperatore.

Immagino l’imperatore a difendersi: “ma loro mi hanno detto che erano stoffe miracolose che non potevano essere viste dagli stupidi e dagli indegni” o Pinocchio in tribunale: “ma quei due mi hanno fatto credere che sarebbe cresciuto un albero di monete d’oro”.

Senza togliere la responsabilità agli imbroglioni di queste storie (che lo sono per davvero – nel caso che a me sta a cuore invece di imbroglio ce ne era ben poco, ma tant’è), credo che nella vita da tutto si possa imparare.

C’è un dono che possiamo cogliere da queste esperienze. Se voglio “fregare la vita” e la “vita mi frega” posso prendermela con qualcuno che mi ha “plagiata” oppure posso ringraziare la vita che mi apre gli occhi e fare un percorso che mi porta a diventare da “burattino” a “bambino vero”.

 

Come eravamo? Aprile 17, 2009

Molti genitori tracciano una linea di demarcazione in un giorno preciso della loro vita insieme. Il giorno che cambia per sempre la loro vita.

E che di solito corrisponde alla data di nascita del loro primogenito.

Non sono più una coppia, diventano una famiglia.

Non c’è più il week-end di shopping/ristorantino/cinema, ci sono grandi sorrisi senza dentini e passi commoventi, ma tutt’al più un DVD sul divano, una pizza ordinata a casa.

Non che con i figli non si facciano cose belle, che la vita si fermi che tutto diventa un dovere o una responsabilità. Non lo penso, non è così, è ancora più bello di prima.

Ci sono tanti momenti indimenticabili.

Ricordo albe affascinanti, profili delle montagne, bellissimi compleanni, viaggi avventurosi e perfino un meraviglioso pomeriggio di shopping alla ricerca di un vestitino da battesimo che a veva fatto dimenticare tutto, anche la fame, alla prole in marsupio.

Eppure le cose cambiano. I “nostri posti” diventano di tutti oppure non si frequentano più.  Le nostre canzoni vengono richieste come ninne nanne oppure in fretta sostituite da stella stellina o twinkle twinkle.

Poi…la dolce aria della primavera o il ritrovarsi noi due in quel pub che non frequentavamo da anni…

…come eravamo….ci diciamo

Non c’è bisogno di parlare. Sappiamo benissimo che cosa sente l’altro.

Dov’è finita la leggerezza che ci accompagnava in quegli anni?

Abbiamo lavorato duramente giorno e a volte notte. In tempi di crisi e nella nostra incertezza. Abbiamo cresciuto una prole con amore, entusiasmo e presenza costante.

Eppure anche di fronte ad una vita adulta e più dura, anche più dura di quella dei nostri genitori alla nostra età, eravamo riusciti a mantenere, almeno con un filo, la nostra leggerezza, a restare NOI.

La nostra linea di demarcazione ha un’altra data. La data di una fredda e nevosa mattina invernale.

Una mattina in cui qualcuno al nostro posto aveva deciso chi eravamo noi, i nostri familiari e i nostri amici più cari. E i giorni come quello continuano e continuano lasciandoci ogni volta senza parole.

Ma stiamo imparando da questa vicenda. Molto. Per citare Klee, è una croce che abbiamo imparato a portare, per quanto ingiusta e immeritata.

Ma in fondo stupisce? Era meritata e giusta la croce di Gesù? Non considero certo la mia esperienza paragonabile a quella di Nostro Signore, non mi avvicinerei neanche a pensarlo, nè a quella dei tanti crocefissi dei giorni nostri.

Paragono invece, e questa volta pienamente, il crucifige della folla e dei “sommi sacerdoti” di allora a quello di oggi, di domani, di sempre.

Ma la scintilla della primavera, il rewind alla nostra vita di coppietta innamorata ci fa ricordare che questo peso che ci è piombato sulle spalle non ci appartiene oggi come non ci è mai appartenuto. Appartiene a chi lo ha così violentemente lanciato.

E prima o poi le cose torneranno a posto. Tornerà l’ordine e la giustizia. Anche le date torneranno al posto giusto.

“Il Signore onnipotente e misericordioso
confermi il consenso
che avete manifestato davanti alla Chiesa
e vi ricolmi della sua benedizione.
L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.”

In questa formula che pronuncia il sacerdote subito dopo le promesse matrimoniali, ho sempre visto molto di più di un divieto al divorzio.

E l’ho sempre visto come monito non tanto per gli sposi, quanto per il resto del mondo di non osare intralciare il disegno di amore che Dio ha per la famiglia che nasce quel giorno. Chi lo fa, o almeno ci prova, commette un peccato grave.

E non siamo noi l’unica famiglia ad avere come linea di demarcazione del proprio “come eravamo” quella fredda data.

 

Il tradimento di Giuda Aprile 8, 2009

La scorsa domenica tutta la famglia si è recata alla Santa Messa della Domenica delle Palme, dove, come ogni anno, è stata letta a più voci e per intero la Passione di Nostro Signore.

A messa sembra che i bambini si facciano un po’ i fatti loro, tra la noia, il guardare per aria, le chiacchiere e l’arrotolarsi le maniche perchè comincia a fare più caldo.

Eppure non si perdono una parola, come mostrano le domande meditate per tre giorni:

- Mamma chi era Giuda?

- Era un apostolo di Gesù

- Perchè si è impiccato?

- Perchè aveva tradito Gesù e quando ha capito quello che aveva fatto non ha potuto sopportare la sofferenza

- Ma apostolo non vuol dire che stava sempre con lui?

- Sì

- E lo ha tradito? CHE COSA STRANA

La conversazione non è stata esattamente questa perchè nel riportarla non ricordo più le parole esatte. In più è stata inframmezzata da varie spiegazioni su che cos’è un apostolo e nei dettagli del tradimento di Giuda, dei trenta denari, ecc. Ma il senso è fedele.

I bambini sono innocenti. Possono accettare combattimenti, bombe, sparatorie e impiccagioni tra nemici. Ma non possono accettare, proprio fanno fatica a capirlo anche razionalmente, il tradimento delle persone che più ti sono vicine.

E negli adulti resta nel cuore quella parte di innocenza che a me fa solo rispondere “a volte può succedere che anche le persone che ti sono più vicine ti tradiscono”.

E me lo fa dire perchè non si possono lasciare senza risposta le domande dei bambini. Ma per me resta ancora, nonostante l’esperienza, una di quelle cose così difficili da comprendere, non solo interiormente, ma anche solo razionalmente.

-

 

Il fantasma formaggino Aprile 7, 2009

A tutti i blogger capita “il blocco del blogger”, come ricordo scrisse anche Lisa tempo fa. Siccome è un pochetto che gironzolo su internet nell’attesa di qualche idea  e invece ho proprio sonno che vorrei andare a letto, vi lascio questo post leggerissimo…

Io e mio marito ci riteniamo fortunati di ricordarci abbastanza bene di come è stata la nostra infanzia.

E pur essendo cresciuti in ambienti diversi, ci siamo resi conto che molti ricordi ce li abbiamo simili.

Credevamo però che questa similitudine derivasse soprattutto dall’essere della stessa generazione e che i nostri figli avrebbero avuto altre esperienze, altre mode.

Che in parte è vero.

Ma è anche vero che dopo esserci sentiti cantare “non mi hai fatto niente faccia di serpente”, ci siamo visti arrivare la prole con un tovagliolino di carta in testa che andava ripetendo…

“Sono il fantasma formaggino…”

…chissà i nostri nipoti….

 

Genitori? Non colpevoli! Marzo 29, 2009

Da quando sono madre dovrei esserne contenta.

Della china che sta prendendo l’opinione pubblica e – se non ho capito male- una frangia, quella più attiva mediaticamente, della psicologia moderna, una specie di teoria che chiamerei Il Non Colpevolismo dei Genitori.

Ovviamente parlo delle mie impressioni personali, fatte leggendo diverse fonti, che farei anche fatica a ritrovare per citarle, per cui potrei prendere delle cantonate.

Comunque, il non colpevolismo dei genitori per me si delinea in quella corrente di pensiero che tende a togliere, ogni giorno di più, le responsabilità sulla vita, sui comportamenti, sulla salute e sulle sofferenze dei figli ai genitori, con l’illusione di togliere loro quel peso, senz’altro devastante del senso di colpa.

E’ una corrente di pensiero che viaggia un po’ ovunque, per cui il guaio della canzone di Povia è l’aver ipotizzato una genesi familiare e non misteriosa/divina/genetica dell’omosessualità del suo protagonista; oppure di alcuni disturbi della personalità che un tempo, seppure con forme discutibili, erano ricondotte ai genitori.

Ma anche nel pensare comune è abbastanza diffusa questa mentalità.

Anni fa, quando ancora non ero sposata, sorpresi una mia collega di lavoro, visibilmente incinta, a fumare. Ignorante in fatto di gravidanze, le chiesi perchè lo faceva, visto che – perfino io – sapevo che faceva male al bambino. Mi rispose candidamente: “al bambino nuoce più il mio nervorsismo perchè non fumo di una sigaretta”.

Ora è noto che questa è una falsità.

Una madre non è perfetta. Ma sarebbe stato più onesto dire: sì lo so, gli fa male. Ma io sono dipendente dalle sigarette e non ce la faccio a smettere anche se ho ridotto più che potevo e mi sforzo più che posso.

Ma no, l’importante è che i genitori, soprattutto le madri, non si sentano in colpa, i figli staranno bene di conseguenza.

Non è prevista in questa teoria nessuna responsabilità, nessun senso di sacrificio, nessuna critica e di conseguenza, nessuna correzione.

Dicevo che ne dovrei essere contenta come madre.

Affiliarmi a questa mentalità mi permette di essere assolta su tutto. Non ci sono errori, non ci sono colpe, non ci sono responsabilità.

E invece no. Non lo sono.

Sia perchè credo che le cose non stanno così, sia perchè preferisco di gran lunga la responsabilità personale e lascio ad altri il determinismo misterioso/genetico/divino.

Preferisco guardarmi allo specchio e riconoscere i miei errori e trovare insieme ad essi le risorse per riparare.

E guardare negli occhi mio marito e la nostra prole e riconoscerci in un cammino di famiglia dove quello che ci offriamo siamo noi stessi con le nostre mancanze, ma anche con la capacità di prenderci le nostre responsabilità, di chiederci scusa, e di camminare insieme in questo grande mistero che è la vita.

 

Il sonno dei giusti Marzo 27, 2009

- Maaaaammaaaaaaaa!!!!!!

La prole mi corre incontro con grandissimo slancio e mi abbraccia con tutta la forza che ha

Mamma: – oh, grazie, che bell’abbraccio

Prole: – no mamma, ti ho catturato, sei mia prigioniera

Così sono i bambini, corrono, saltano, ti sfidano, ti incalzano con mille domande in un secondo, perfino ti catturano.

Di giorno.

Poi arriva il momento in cui si addormentano e tutto cambia.

Quello che mi colpisce del sonno dei bambini è che mostra quale sia la loro capacità di affidamento.

Si abbandonano completamente perchè sanno che tu ci sei, che li proteggi, che possono dormire tranquillamente perchè essere nel loro lettino è come essere in braccio al papà o alla mamma.

E l’affidamento è totale quando gli rimbocchi le coperte, gli dai un bacino, magari gli prepari i vestiti per il giorno dopo oppure raccogli qualche giocattolo che era sfuggito al riordino serale e loro sono lì, con quella faccetta angelica totalemente abbandonati…

Mi fa un’invidia…

Non il sonno, ma la capacità di affidarsi e di essere sereni.