Oggi scrivo per segnalare l’ultimo post di Pulvis, del blog Grazie Infinite, una blogger che parla di sè, dei suoi pensieri e delle sue esperienze. Tra le sue esperienze c’è stato Arkeon. Con le sue parole restituisce un po’ di giustizia e verità a quanto i media – e non solo – hanno stravolto.
Grazie infinite e Arkeon Novembre 4, 2009
Arkeon, le voci fuori dal coro Ottobre 29, 2009

Tempo fa ho letto un post molto critico su Arkeon. Ho scritto all’autore che mi ha fatto un po’ di domande. Ha pubblicato le risposte sul suo blog. Riporto il post così com’è:
Questioning Complementary Medicine
Arkeon: Le voci fuori dal coro
October 26, 2009
La blogger dietro “Fiori di Arancio” ha gentilmente risposto ad un’intervista permettendoci così di avere una visione più ampia e chiara del caso Arkeon, ecco qui di seguito la lista di domande e risposte:
1. Nel tuo blog ho letto alcuni post inerenti alla tua vita di privata, di genitore e componente di una famiglia in crescita, ma anche riguardati il gruppo Arkeon, a che scopo hai aperto questo blog?
Ho iniziato il mio blog in un periodo in cui positivamente di Arkeon non si poteva parlare da nessuna parte. L’unico forum che ha accettato un dialogo è stato oscurato dopo circa un mese su richiesta della procura di Bari e la sua moderatrice (la studiosa Raffaella Di Marzio – la storia su questo link: http://raffaelladimarzio.blogspot.com/2009/03/tasselli-di-esperienza-ottavo-tassello.html ) è stata accusata formalmente con tanto di avviso di garanzia di aver preso lei il comando della “setta”. Anche la pagina di wikipedia è stata cancellata per un motivo capzioso.
In più i partecipanti ai seminari di Arkeon erano – ahimè sono tuttora – additati come plagiati – o in alcuni casi criminali – e pertanto quantomeno poco credibili. Con il mio blog volevo sia dire che l’esperienza di Arkeon per me è stata molto positiva e non mi sognerei mai di rinnegarla sia volevo mostrare, attraverso la mia vita e le mie riflessioni che siamo persone normali.
2. Spesso citi i giornali, telegiornali e mezzi di comunicazione, in che modo i mass media hanno inciso con le loro informazioni sulla tua vita?
Trovo che la campagna mediatica fatta contro Arkeon sia talmente vergognosa da togliere qualsiasi credibilità al mestiere di giornalista. Quando è andata bene sono stati riportati comunicati stampa parola per parola. Non ci sono stati contraddittori, i “testimoni” con il lenzuolo in testa e la voce camuffata, le immagini in chiaro delle persone di Arkeon, bambini compresi, gli esperti che in realtà non ne sanno nulla, è sempre tutto lo stesso teatro.
3. Arkeon è stata accusata di essere una “pisco-setta”, tu che hai preso parte a questo gruppo, pensi che sia stata una classificazione adeguata?
Assolutamente no.
4. Il gruppo Arkeon in seguito alle accuse ricevuto è stato sottoposto a parecchie pressioni dalle forze di polizia con controlli e incursioni durante le riunioni del gruppo, perchè è accaduto? Quali conseguenze ha avuto?
I seminari e le riunioni delle associazioni sono interrotti da quando sono iniziate le indagini. In realtà, da quello che so, purtroppo la polizia non ha fatto alcun controllo nè alcuna incursione. Nella trasmissione Terra! andata in onda poco dopo la consegna degli avvisi da garanzia il capo della Digos ha detto che i seminari erano chiusi e la polizia non li aveva infiltrati, mentre in realtà poteva partecipare chiunque. L’unica vera incursione è stata fatta dalla Digos di Roma (non di Bari) durante la riunione informativa con la dott.sa Di Marzio. Dopo qualche ora di formalità e il sequestro di alcuni materiali gli agenti hanno lasciato che la riunione continuasse (ne parla Raffaella Di Marzio in questo articolo: http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/print.php?storyid=148).
5. Alcuni ex partecipanti alle riunioni di Arkeon e alcuni famigliari di quest’ultimi hanno denunciato il gruppo, affermando siano state commesse violenze e non solo durante le riunioni,Perchè credi che, coloro che dicono di essere vittime, si sono rivolti alle forze pubbliche?
Dalle situazioni che ho potuto constatare personalmente queste accuse non sono vere. A fronte di quei pochi che hanno denunciato (di cui credo la metà siano familiari che Arkeon non l’hanno mai visto) ci sono diversi che raccontatno tutt’altra esperienza, la maggior parte non fanno nulla. Personalmente credo (ed è la mia opinione personale, magari mi sbaglio) che le persone che avevano dei dubbi sul percorso di Arkeon non sono state assistite adeguatamente da chi avrebbe dovuto farlo. Poi penso che ci sia chi – sulla scia del boom di Wanna Marchi – pensa di fare un po’ di soldi. Certo è che, se veramente c’è stato qualche episodio, resta un episodio isolato che non ha niente a che vedere con quello che Arkeon era.
6. Il Reiki che importanza aveva, sempre che ne abbia avuta, nel gruppo Arkeon?
All’inizio Arkeon non c’era, c’erano i seminari di Reiki. Quando si è accorto che si stava distanziando dal reiki, Vito Carlo Moccia ha dato un nuovo nome al percorso che faceva.
7. In realtà, puoi dirci su cosa vertivano le riunioni del gruppo Arkeon?
Penso che una buona descrizione sia stata fatta sulla pagina pretestuosamente cancellata da wikipedia: “In un’intervista Vito Carlo Moccia ha descritto il metodo Arkeon come “un percorso di sviluppo e conoscenza personale”. Questo percorso dovrebbe passare attraverso un lavoro introspettivo sulle origini, sui comportamenti e sulle esperienze che influenzerebbero la vita delle persone. Il metodo si richiama a valori quali il sentimento di appartenenza, lo spirito della paternità i riti di passaggio, il culto degli antenati e la forza dell’autenticità e del coraggio. Questi valori sarebbero i “valori del modello arcaico della civiltà contadina”, che sono progressivamente perduti nella società moderna. Il metodo definito esperienziale consiste in incontri dei partecipanti (cerchi). In questi cerchi avviene la condivisione e il conduttore (maestro) fornisce ai partecipanti (allievi o studenti) strumenti per la ricerca introspettiva.I seminari, sospesi a partire dall’ottobre 2007, erano aperti a chiunque volesse parteciparvi e si articolavano in: seminari di I livello (sabato e domenica, preceduti da una presentazione gratuita il venerdì sera) seminari di II livello (lunedì e martedì) seminari residenziali intensivi tematici (The Spirit of the Earth, I am living Honoring My Death, On the Path of Mastery, Loving Relationship Training, Ai Ko Riu, The Business of You)”.
8. C’è altro che vuoi aggiungere?
Quello che più mi colpisce è che tutti parlano di Arkeon, di setta, psicosetta, teorie strane, quello che si faceva o non faceva, ma nessuno lo ha in realtà visto da vicino. NOn esiste uno studio su Arkeon. La dottoressa Lorita Tinelli che dice di averlo studiato per 10 anni in realtà ha prodotto solo una paginetta dove per di più mostra di aver capito poco o nulla e lo dimostra quella che lei chiama la teoria del “padre pedofilo” che per un percorso chiamato “La via del padre” sarebbe, se fosse vero, un grosso grosso controsenso. In realtà Vito Carlo Moccia si era rivolto al GRIS (Gruppo di Ricerca Socio Religiosa, della Chiesa Cattolica) perchè studiasse Arkeon e ha ricevuto un rifiuto. Raffaella Di Marzio ha accettato e poco tempo dopo si è ritrovata – su denuncia, vedi http://www.nntp.it/cultura-newage/1507235-parola-di-lorita.html – indagata e lo studio tuttora interrotto. Allo stesso modo sono state denunciate tutte le persone che hanno pubblicamente espresso solidarietà alla dottoressa Di Marzio per quanto accaduto. Vorrei sottolineare il clima di terrore sparso verso le famiglie di Arkeon, le minacce ricevute su internet e con altri mezzi, di nuovo la gogna mediatica. Mi auguro che il caso Arkeon venga finalmente approfondito e che si faccia luce su tutti questi episodi e su quello che Arkeon era veramente perchè niente aveva a che vedere con quanto i media continuano supinamente a riportare.
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Soddisfatto e sicuro che ogni evento ha sempre più di una faccia e possibile interpretazione. D’altra parte la confutabilità dei media, tanto più della televisione, è stata palesata platealmente la settimana scorsa con il caso del giudice Raimondo Mesiano.
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Sotto la baracca Ottobre 9, 2009
Oggi ho ricevuto u
n commento molto bello. Che più che commento è un post in se stesso. Per cui lo pubblico così come l’ho ricevuto.
Gli spazi tra i paragrafi li ho inseriti io.
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Da: Ricciolineri
No, Fioridiarancio, non credo che Vito avrebbe potuto salvarsi dalle baionette.
Intanto non mi pare che abbia mai usato giri di parole per dire quello che pensava, e la gente tende a prendersela parecchio quando gli viene detto in faccia qualcosa che non gli piace. Molti se la prendevano “Ma chi ti credi di essere per parlarmi così?” e se ne andavano sbattendo la porta. Onesti e diretti.
Le persone di cui parli nel post, quelle che hanno avviato tutta la persecuzione mediatica, io le conosco.
Quelle che sono andate in tivù a parlare col volto coperto.
Guardavo il lenzuolino bianco e sapevo esattamente l’espressione che c’era sotto. E mentre ascoltavo mi dicevo: Ma come puoi dire queste cose proprio tu?
Io mi ricordo di come ti comportavi, ho presente il modo acritico e servizievole di relazionarti con le persone che conducevano il cerchio.
Se ad un certo punto hai scelto di smettere di frequentare i seminari c’erano altre persone che invece avrebbero voluto continuare. Non perchè c’era Vito che solcando gli oceani sul cocchio dorato trainato dal sole ci avrebbe salvati tutti. Partecipavano ai seminari perchè lì riuscivano a fare esercizio delle loro emozioni, riuscivano a filtrare le parole di Vito e a portarle nella loro quotidianità, per verificare cosa funzionava e cosa no. Molto più difficile che stare in adorazione zelante davanti al Capo.
Se non ti stava più bene potevi fermarti: “okay, non ho più voglia/pazienza per proseguire. Che Arkeon e Vito vadano a cagare, io mi faccio la mia vita!”. Invece no.
Invece hai dovuto tirare giù la baracca intera seppellendoci sotto noialtri, che invece volevamo rimanere.
Ti sarai sentito addirittura ganzo, che grazie al tuo coraggio hai smascherato un raggiro colossale.
Chissà se ci pensi mai, al dolore di centinaia di famiglie per le accuse infamanti rimbalzate sulle tivù e sui giornali?
Qualcuno potrà sentirsi capace di perdonare tutto questo dolore, ma io la grandezza d’animo necessaria non ce l’ho. Sono ancora in collera per il trattamento ricevuto da Vito e da tutte le persone che ho conosciuto e frequentato, che da un giorno all’altro sono state seppellite sotto due metri di m… insieme alle loro famiglie. E sono in collera perchè io ero tra quelli che volevano rimanere.
Io avevo finalmente trovato uno strumento con cui mi orientavo nella vita, e ora non ce l’ho più. Ho problemi e difficoltà anche piuttosto grandi e dolorosi, ma non ho più la mia palestra delle emozioni, che usavo per capire quale situazione mi faceva stare meglio e quale peggio. Chissenefregava se Vito approvava le mie scelte o no? Io mica andavo lì per Vito: ci andavo perchè serviva a me. Una volta ogni due mesi accendevo la luce e mi guardavo dentro. Poi tornavo nella mia vita quotidiana, e me la vivevo. Invece ora sono tornata a fare errori a ripetizione, mi avvito sulle decisioni, non ho più la chiarezza che avevo; e intanto il tempo passa, e anche la mia vita passa.
Chissà se ci pensi mai a me e a quelli come me… tu hai sempre guardato solo il Capo, tutti gli altri non ti sono mai interessati… però sotto la baracca non c’è rimasto solo Vito, ci sono rimasta anch’io. Non ci pensi mai, vero?
Arkeon? Se l’è andata a cercare Settembre 25, 2009
Amica: –
hai avuto più notizie di Vito?
Fioridiarancio: – leggo un po’ su internet. Credo ci siano state scadenze giudiziarie in questi giorni ma non c’è tanto in rete. Certo che sofferenza per lui…e per la sua famiglia, non sai quante cattiverie scrivono in giro anche dei suoi figli
Amica: – eh no questo non mi piace, prendersela con i bambini…però Vito questa faccenda non è stato proprio capace di gestirla
Fioridiarancio: – non lo so, forse non lo è stato. Però credo sia molto raro trovare qualcuno in grado di gestire una valanga come quella che così violentemente ha colpito Vito e la sua famiglia
Amica: sì però era lui che credeva di aver capito il mondo e noi i poveri tapini …ed era lui che teneva seminari non io…
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Riporto questa conversazione perchè mi sembra un esempio non solo della leggenda che viene raccontata da anni ormai, ma anche del pensare comune e di un grosso fraintendimento su Vito e sul percorso di Arkeon.
E’ quella percezione delle persone che ti fa saltare dall’amore cieco all’odio smisurato in un istante, passando esclusivamente attraverso se stessi, le proprie idee preconcette e l’identità che abbiamo appiccicato sull’altro.
Pietro Bono tempo fa si chiedeva perchè questo silenzio assordante da parte degli onesti e ha dato delle risposte interessanti. Mi sento di aggiungere una mia riflessione sull’argomento.
C’è una fetta di frequentatori di Arkeon- anche tra i più accaniti denigratori -che ha interpretato, più o meno innocentemente, che prendersi la responsabilità della propria vita significasse prendersi la colpa di tutto, anche dello sfigatissimo tempo brutto di questo settembre.
Oltre ad essere un atteggiamento infantile e perdente verso se stessi e la propria vita e che rende molto faticosa se non impossibile una relazione sincera e profonda con il prossimo, credo anche che si tratti di una modalità molto superficiale che però permette di covare risentimento e cinismo pronti ad esplodere con la miccia giusta.
Così la sentenza più che prematura di qualche “esperto” zelante, e soprattutto il trattamento mediatico, hanno lanciato la palla di cannone. Vito in particolare, ma anche tanti altri, sono stati trattati così violentemente? Be’, peggio per loro se la sono andati a cercare.
Dall’essere supereoe inavvicinabile, Vito diventa un essere miserabile, indegno di essere avvicinato, che non è neppure stato capace di gestire la situazione.
Non una critica prima, una valanga di critiche dopo. Tanto da non avere umana comprensione, forse affetto sì, ma comprensione e solidarietà, nonchè sconcerto per quanto sta accadendo non sembrano esserci.
Ma io mi chiedo se i normali e pacifici cittadini siano in grado di gestire una situazione surreale come questa.
Una situazione di persone che -tra un vittimismo e un altro – si scagliano vigliaccamente con violenza anche contro i bambini.
Una situazione in cui queste stesse persone – sempre tra un vittimismo e un altro – hanno deciso che la guerra è guerra, senza esclusione di colpi. Solo che mi avevano raccontato che le sette si comportano così.
Qui sta accadendo il contrario e da molto tempo.
E forse – non me ne intendo – la situazione non è gestibile.
Potevano salvarsi gli Indiani d’America contro i fucili e le coperte infette dei conquistatori?
Arkeon e la persecuzione mediatica Settembre 20, 2009

Se non ho capito male si avvicinano delle scadenze nella versione giudiziaria dell’inchiesta su Arkeon.
Non è la parte giudiziaria di cui sto parlando qui, che non conosco. Ma dell’aspetto mediatico.
Ricordo perfettamente il giorno in cui sono iniziate le indagini, in cui la “la setta Arkeon” è stata “sgominata”. La notizia è andata su tutti i telegiornali, volanti a sirene spiegate, interviste a “esperti” e a presunte vittime con il cappuccio in testa, conferenza stampa della polizia, programmi TV di approfondimento.
Non potevo credere che riguardasse proprio quel percorso, che a me aveva offerto tante possibilità, e quelle persone che avevo conosciuto. Speravo che prima o poi arrivasse un giornalista poco più serio che approfondisse la questione.
E invece no, si andava avanti, i media riportavano tutti all’unisono storie nè vere nè verosimili. Usavano parole che spaventerebbero chiunque: setta, maltrattamenti, controllo mentale, plagio, truffa. E negli anni le hanno messe insieme in modi talmente fantasiosi e folkloristici da far ridere se non ci fosse davvero da piangere.
I giornali titolavano che una setta era stata sgominta, invece con questa modalità iniziava una persecuzione mediatica che dura ancora oggi e che colpisce a volte mirando, a volte a random, tutti coloro che non si uniscono al crucifige di poche persone e di giornalisti ignoranti se non complici.
L’unica studiosa, esperta del settore, che ha accettato di confrontarsi con i “mostri” e ha partecipato ad un incontro ha trovato solo persone normali, padri di famiglia, famiglie con figli piccoli, anche qualche donna in dolce attesa. Sconvolti e increduli per quello che accadeva, ma certamente molto lontani da quello che la stampa raccontava.
Come ho già accennato altre volte, per avere accettato questo dialogo alla studiosa è arrivato un avviso di garanzia e la chiusura del sito web.
Spero che tutto venga chiarito in tribunale e prego per chi ha pagato e sta pagando un tale prezzo. Spererei, ma non mi illudo, che i giornalisti italiani si facessero qualche domanda prima di riportare lo stesso comunicato stampa, che come il telefono senza fili, cresce in fantasia e fraintendimenti ad ogni passaggio.
Perchè chiunque ne ha fatto esperienza sa che Arkeon non era una setta nè una psico-setta nè niente di simile.
Per chiudere, riporto un intervento della redazione del blog di Claudio Risè:
…e per sorridere un po’, linko lo stralcio di un film…
Ah…le mamme Settembre 16, 2009
Mamma e prole si apprestano ad uscire in un tardo pomeriggio settembrino.
Prole; mamma, ho messo il cappelino, lo metti anche tu così facciamo la polizia?
Mamma: be’ io, no io no
Prole: perchè?
Mamma: perchè non sono una bambina. Non è che una mamma va in giro con il cappellino da sole quando quasi piove e non siamo neanche al mare
Prole dopo aver riflettuto: e infatti non se ne vedono di mamme che vanno in giro così
La noia e il sogno Settembre 14, 2009

C’è un momento della giornata direi quasi magico. Che non si ripete neanche tutti i giorni. Anzi direi piuttosto raramente.
La prole dorme, i piatti sono lavati, le stanze in ordine, i vestiti per la scuola di domani pronti, nessuna telefonata da fare. Non so che cosa fare, mi gira la testa. Anche perchè ho imparato presto che in una casa c’è sempre qualcosa da fare. E in effetti potrei fare i conti di quanto abbiamo usato la carta di credito questo mese per non trovare sorprese sul conto, potrei sistemare una pila di scartoffie che affollano la scrivania da mesi ormai, potrei stirare la vetta della montagna di vestiti che non si abbassa mai nonostante gli sforzi, potrei fare un bel bagno rilassante, potrei finire di leggere quel libro e restituirlo al legittimo proprietario, potrei scrivere un post o commentare quelli dei blog amici…
Ma tutte queste possibilità mi confondono. E allora me ne sto qui sul divano e mi accorgo che spunta un sentimento che mi tormentava da bambina e da adolescente, ma che da grande difficilmente trova un pizzico di tempo per venirmi a trovare: la noia.
Quando c’era non la sopportavo e ritrovo nella prole la stessa insofferenza che provavo io. Oggi invece – nonostante il senso di colpa per tutte le cose che lascio indietro – me la godo, perchè è da questi momenti che ci si riposa la testa e affiorano i sogni. E il tempo per sognare bisogna trovarlo, anche da grandi.
Istinto e razionalità Settembre 6, 2009
Leggo sullo scorso magazine del Corriere “E il pupo potrebbe avere anche il cognome materno. Un tentativo di riforma nato 34 anni fa per cambiare la regola che impone ai figli il nome del padre. Ora il parlamento riprova a ristabilire l’uguaglianza…”
Istintivamente non sono d’accordo, ma cercando di prenderla razionalmente, mi dico in fondo che male ci sarebbe? Se poi davvero il Parlamento ci rappresenta, immagino che sia la volontà almeno della maggioranza degli Italiani.
Così vado avanti a leggere aspettando le motivazioni razionali che dovrebbero mettere a tacere il mio istinto redtrogrado e patriarcale (cioè maschilista perchè mi sembra di capire che nel linguaggio mediatico le due parole hanno lo stesso significato).
Giulia Bongiorno, deputato PDL (cioè della maggioranza), presidente della Commissione Giustizia, ha presentato alla camera una proposta che prevede che sia obbligatorio dare ai figli entrambi i cognomi, sia quello del padre che quello della madre.
Sembra che la proposta sia stata criticata come troppo radicale, così la nostra parlamentare ne spiega il motivo: “se non si introduce l’obbligo, la consuetudine non si scardina. Sarebbe come fare una legge inutile, la utilizzerebbero in pochi”. Chirisce meglio l’articolista Susanna Turco: “Basti pensare a tanti paesi, soprattutto al sud, dove l’idea sarebbe scartata a priori, essendo già un’enormità battezzare i figli con un nome diverso da quello dei nonni”.
Così il popolo italiano chiederebbe a gran voce una riforma che in realtà interesserebbe solo a pochi. Ma che diventerebbe obbligatoria per tutti.
Per fortuna qualche volta ancora mi capita che l’istinto e la razionalità vadano d’accordo.
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Le citazioni sono tratte da Corriere della Sera Magazine 27 agosto 2009
Possiamo fare a meno dei figli Giugno 19, 2009
Come, secondo Claudio Risè: “La paternità…è dono di sé al figlio”, allo stesso modo credo che anche la maternità sia un dono.
Che si dà, non che si riceve.
Che si può scegliere di non dare, ma certamente non sono i figli ad essere per le madri, ma le madri per i figli.
Che Cameron Diaz, 37 anni, dichiari:”Sono ancora giovane, ho una vita incredibile. In un certo senso ho questo tipo di vita proprio perchè non ho figli” non mi colpisce più di tanto. Credo anzi faccia bene a non coinvolgere ipotetiche creature nella sua vita incredibile, al contrario della sua collega Angelina Jolie. Purchè non si svegli a 55-60 anni rivendicando il diritto alla maternità e difendendo tecniche estreme di fecondazione assistita.
Già Elisabetta Canalis, 31 anni, fa più confusione: “a differenza di quanto ogni ragazza della mia età potrebbe pensare, io non ne ho bisogno”. Qualcuno dovrebbe spiegarle che non sarebbe lei casomai ad averne bisogno, sarebbero i suoi figli ad aver bisogno di lei. Meglio non ne faccia, sono d’accordo. Lo stesso però vale per lei: che a 55-60 anni non si metta a fare battaglie sociali a nome di tutte le donne contro la cattivissima legge 40 che in Italia le negherà di realizzare il suo improvviso desiderio e certamente DIRITTO di essere mamma quando avrebbe l’età di fare la nonna.
Mi lascia invece più perplessa la dichiarazione di Natalia Aspesi, 80 anni tra pochi giorni: “pensare che alla mia età potrei avere un figlio di oltre 50 anni mi fa orrore”. Oltre a sorridere pensando a chi tra lei e il suo ipotetico figlio proverebbe più orrore, mi sorpende che ancora oggi su quotidiani e settimanali la troviamo a dispensare consigli su questioni familiari, rapporti genitori/figli in relazione sia a figli grandi che a figli piccoli. Chissà con quale orrore fa andare le dita sulla tastiera.
La psicoanalista francese Corinne Maier, autrice del discusso libro No Kids, chiarisce una volta per tutte: “con i soldi che ho guadagnato scrivendo libri potrei fare il giro del mondo, invece sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi tutti i giorni alle sette per servire a tavola e fare ripetere stupidissimi compiti…se proprio ci tenete a mantenere un parassita, prendetevi un gigolo, è più piacevole”
Spero che queste dichiarazioni un po’ estreme siano circoscritte a queste persone stravaganti e non siano il sintomo di quello che stiamo costruendo.Non perchè tutte le donne debbano necessariamente essere madri o sognare la casa nella prateria.
Ma perchè una società che pensa che i bambini siano parassiti, che invoca zone child free in aereo (con buona pace di tutti i trattati sui diritti dell’uomo e contro la discriminazione) è, secondo la mia personale opinione, una socità triste e arida.
Si può sostenere che la mia sia una posizione retrograda. Forse lo è. Però, se questo è il progresso e il futuro, a me non piace.
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Le affermazioni virgolettate sono tratte da:
http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200906articoli/44658girata.asp


Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.