Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Arkeon: caro padre Angelo aprile 22, 2010

Riporto la bellissima lettera che ha scritto Pietro Bono a padre Angelo.

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Caro Padre Angelo,

nessuno meglio di te sa quanto io non sia un gran buon cristiano.
Mi permetto però di scriverti, pur in mezzo a questa tempesta, perché desidero dirti qualcosa che ti riguarda.

Quando ti ho conosciuto, diversi anni fa, tra le tante ferite che mi portavo nel cuore, c’era anche quella della mia distanza dalla Chiesa.
Io non ero distante per il mio rapporto con Dio. Quel dialogo nella mia vita, non saprei perché, ma non è mai mancato.
Io mi tenevo distante per la mia esperienza di collegio coi preti.
Niente di sconvolgente, ma certo non mi avevano lasciato un gran bel ricordo. Anzi.

Nella mia infanzia e giovinezza ho avuto la fortuna e il privilegio di essere accompagnato dal parroco del mio paesino, Don Paolo, una figura straordinaria a cui devo molto.
Ho avuto il piacere, come molti altri bambini miei compaesani, di frequentare la sua sacrestia.
Eravamo un gruppo di chierichetti assai vivace e a Don Paolo non ne abbiamo risparmiata una.
L’apice delle biricchinate del gruppo giungeva sempre nelle celebrazioni della settimana Santa.
Noi arrivavamo muniti delle nostre inseparabili penne bic. Ben riforniti di munizioni: le tasche piene di riso. Durante le celebrazioni serali, vestiti da chierichetti, aveva luogo il combattimento con le bic usate come cerbottane…
Eravamo proprio dei ragazzacci.

Ricordo un altro fatto. Era nell’occasione di quella che nei paesini di campagna veniva chiamata “colletta del grano”.
Don Paolo partiva la mattina presto col suo carretto a due ruote, trainato a mano da un ragazzino, con qualche sacco vuoto, per passare di casa in casa per la colletta annuale. Chi dava un secchio di grano, chi qualche offerta, chi qualcosa dell’orto.
Tutti offrivano un caffè, un liquorino o della grappa. Sempre rigorosamente fatti in casa.

L’anno che toccò a me portare il carretto perché ero ormai grandicello, già dopo un paio d’ore cominciai a vedere il tutto da una prospettiva assai diversa.
Era materialmente impossibile rifiutare il canonico “bicchierino”. In ogni casa si veniva accolti, si veniva fatti accomodare, si raccoglievano confidenze, preoccupazioni, richieste. Ma su un punto non si transigeva: il bicchierino. Senza pagare quel dazio, dalla casa non si usciva.
Don Paolo, che certo non era un vizioso, capiva e per non offendere nessuno, assaggiava con moderazione e senza eccedere, dando a ognuno soddisfazione.
Io, che ero alla mia prima esperienza, non era stato ancora riempito il primo sacco di grano, che mi ritrovai seduto nel carretto, con la testa che girava. Nelle ore che seguivano, ricordo solo la tonaca di Don Paolo che, sbuffando per la fatica, trainava il carretto per il borgo, e un singolare sentimento di allegria e di protezione nel trovarmi stravaccato su quel carretto tra granaglie, verdure, polli e quant’altro.

Poi, negli anni successivi, come dicevo, mi sono allontanato dai preti e dalla Chiesa.

Quando ti ho incontrato, memore delle mie esperienze coi preti, mi sono dato tutto il tempo per “studiarti”.
Poi ho scoperto che come me sei davvero un gran “testone”. Ma proprio teste dure, dure.
E anche sanguigni e indomabili. Mamma mia.

Quello che però di te, mi ha incuriosito, è che ti ho sentito autentico e soprattutto “vivo”.
Nella mia esperienza, la più parte dei sacerdoti è buona. Ma pochi sono davvero “vivi”.

E quando, dopo un tuo grande travaglio, ti sei fatto coraggio e ti sei permesso di dirti, e anche di raccontare tutta la verità a persone comuni come me, allora ho conosciuto il tuo valore, la tua “umanità” e ti ho amato come un fratello.
Stessa carne. Stesso sangue.

E là credo è cominciato il tuo impegno con arkeon.

Quante persone ho visto piangere tra le tue braccia, magari dopo un colloquio o una confessione.
Quante persone e quante famiglie hai portato silenziosamente sul tuo “carretto”, nei giorni della loro massima fragilità; quelli che di solito precedono il ritorno a casa, il ritorno ad una “fede”, tanto desiderata, quanto spesso combattuta.
E tu non hai mai forzato nessuno.
Hai aspettato rispettoso, custodendo quei delicati momenti.

Sempre sostenendo con la tua consueta vivacità e ancor più col “fuoco vivo” e schietto della tua fede.

Ciò che desidero tu sappia ora, è che io non ho dimenticato.
Tutti noi, non abbiamo dimenticato.
Perché eravamo lì con te.
Tu eri con noi.
Come quando hai accompagnato me e mia moglie nel cammino verso il matrimonio.

Quello che molto presuntuosamente ti chiedo di fare ora, è di pagare ancora un volta anche tu, come Don Paolo, il tuo “dazio”, il tuo tributo, prima di riprendere il tuo cammino.
Ti chiedo di bere anche “questo bicchierino” insieme a tutti gli altri.
Sia che ti venga offerto da persone insane e sofferenti.
Sia che ti venga dalla tua amata Chiesa.

Sappi che in tutto questo le tante e tante famiglie di arkeon ti sono vicine e pregano al tuo fianco.
http://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/21/arkeon_e_l_intimita_violata/
http://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/20/il-codice-arkeon/
http://fioridiarancio.wordpress.com/2010/04/20/il-codice-arkeon/
http://pietrobono.blogspot.com/2010/04/arkeon-risposta-davide-20-4-2010.html

Così come le ancor più numerose persone che, in altri contesti, ti hanno conosciuto.
Tutti noi sappiamo chi sei, e conosciamo il tuo valore.
Non dimenticarlo mai, te ne prego.

Chi ha cercato di colpirti, credendo forse di umiliarti, è forse chi ancora non ha fatto pace con se stesso, con la propria vita, con Dio.
Chi ha cercato di infangarti, forse non ti perdona proprio il servizio che hai instancabilmente svolto a favore delle famiglie.
E soprattutto non ti perdona il coraggio che tu hai avuto, di rompere la corazza della tua immagine, per mostrare, finalmente, il tuo cuore. Così com’è.
Nudo e crudo. Vivo e palpitante.
Tu sai bene, oggi più che mai, quale costo comporta questo coraggio e questo amore per la “verità”.
Quello che stanno facendo a te, è quello che duemila anni fa hanno fatto a quello che tu scherzosamente amavi definire “il mio Capo”.
Siine orgoglioso e fiero.
Per questo oggi ti sento ancora più vicino.
E mi sei, ancor più, di esempio.

Un abbraccio fraterno, Padre Angelo, e grazie, grazie di cuore.

Pietro

 

Arkeon e l’intimità violata aprile 21, 2010

Ai seminari di Arkeon c’era un cerchio che era formato dalle persone presenti.

Nel cerchio chi si sentiva poteva condividere di sè sapendo che avrebbe trovato accoglienza, comprensione, rispetto e riservatezza.

Da quando è scoppiato il caso Arkeon l’intimitaà dei cerchi è stata violata da chi è andato su internet e tv a raccontare i fatti privati di persone che di quel cerchio si erano fidate. Solo per sfregio perchè quei fatti nulla aggiungevano ad indagini e processi.

L’apice di questa vigliaccheria è stato toccato nella scorsa puntata di chi l’ha visto di cui ho parlato nel post precedente.

A tutti quelli che hanno ancora un’etica e che, come me, si sentono toccati  da questa violenza gratuita, dedico questa canzone con l’augurio che, dopo tanta amarezza, porti un sorriso sulle vostre labbra.

 

Il codice Arkeon, chi ama l’horror non risparmia neanche i sacerdoti innocenti aprile 20, 2010

Avevo già scritto di quanto viaggi la fantasia (di alcuni) e la mala fede (di molti) quando si tratta di Arkeon. C’è un misto di chi costruisce casi ad arte e di chi ama rimestare nel torbido tra un omicidio e una persona scomparsa oltre a chi spera di farci i soldi tra vittimismo e protagonismo.

Basta aver affibbiato la parola setta o psico-setta, che di Arkeon si può dire tutto, veramente tutto senza dover giustificare, provare, dimostrare quanto si afferma. Semmai è “Arkeon” a dover dimostrare che non è tutto quello che si dice. E per fortuna che dovremmo trovarci in uno stato di diritto.

Molto è stato scritto in relazione agli articoli apparsi sull’unità (con tanto di editoriale del direttore Concita De Gregorio) da altri blogger che, come me, non possono accettare tutte queste falistà e tutto questo massacro di persone innocenti. Ne hanno parlato klee, pulvis, baraka e pietro bono in post molto interessanti che vi consiglio di leggere.

Oggi il mio sconcerto è per il trattamento riservato, in tutti i giornali, forum e trasmissioni a quello straordinario sacerdote, forse peccatore (ma certo a mille miglia da quello di cui oggi sono accusati alcuni sacerdoti), ma umano che aveva trovato un luogo dove potesse essere accolta la sua sofferenza di essere umano, di uomo e di uomo di Dio. Perchè aveva un peso nel cuore questo uomo e aveva trovato il coraggio di condividerlo con altri, tornando alla pienezza del suo sacerodzio ed esprimendo uno straordinario talento come sacerdote e pensatore, non per essere triturato come sta accadendo da anni.

ho provato a risolvere i miei problemi in tutti i modi. La mia vita. [..] è stata un conflitto, è stata una croce”

Mi chiedo come si possono mandare in onda (non conosco il diritto ma da profana mi sembra il trattamento dei dati sian ben poco legale) dei momenti così intimi, come si possa sfruttare il dolore e la vita di persone innocenti e pulite. Come si possa distruggere un uomo che oltre tutto in questa inchiesta non c’entra assolutamente nulla! E spero che prima o poi chi ne è responsabile ne risponda davanti alla legge.

Mi chiedo ancora come mai vengono ancora mostrati i bambini di Vito. Che cosa c’entrano, che cosa aggiungono che cosa di così indispnsabile portano che non possono essere lasciati in pace? A viso oscurato l’ex-maestro smemorato che tante ne ha dette e in chiaro i bambini che non c’entrano niente.

E solo per il bieco profitto dell’audience e delle entrate della pubblicità (oltre al canone che i cittadini onesti sono costretti a pagare).

Così sulla famosa inchiesta di Giovanni Maria Bellu su l’unità trovo una foto: è la foto di questo famoso sacerdote martoriato dai media e dai pacati e coraggiosi ex davanti ad un altare che tiene per mano la persona alla sua sinistra e alla sua destra. Questa la didascalia: “Don … in un rituale di Arkeon”. Ma qualcuno glielo ha spiegato a Bellu che quella era una messa, normale normalissima messa nel momento in cui si recitava il Padre Nostro dove, come in molte parrocchie, i partecipanti si prendevano per mano? Ma quale rituale di Arkeon!

Eppure Bellu sembra aver visto quella che ritiene “un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto“.

Per non parlare dell’accorato appello della dott.sa Lorita Tinelli per gli alberghi ed agriturismi che, prima delle sue lettere, hanno ospitato i seminari di arkeon.

Cito fedelmente :”Pubblicando la presente chiediamo pubblicamente alle tante strutture ricettive, come non abbiamo sentito le urla provienienti dalle stanze in cui i membri di Arkeon saggiavano le loro dinamiche. Come qualcuno non abbia notato il passaggio di bare, come nessuno dei dipendenti non abbia notato che membri di Arkeon salivano su un pulmanino vestiti di stracci per andare a chiedere l’elemosina in paesi vicini. Ci chiediamo davvero come le strutture ricettive non abbiano notato nulla di strano.”(neretto in originale)

Passaggio di bare, pulmini, persone vestite di stracci? Ma in quale romanzo di Stephen King avete letto queste follie?

Poi l’ex maestro di chi l’ha visto ci parla di persone sepolte vive…sepolte vive? Ma forse ha una passione per il cinema horror…poi recuperate? Ma è il video di Thriller di Michael Jackson, per caso? Esercizi bendati? Ma abbiamo frequentato gli stessi seminari? Eppure a giudicare dai filmati si direbbe di sì.

Però io ho seguito un percorso alla luce del sole, dove non c’erano nè bare nè persone sepolte vive, che si interrogava sul senso della morte alla luce della vita e, per i credenti, della fede, sul senso dell’amore, delle prove che ci offre la vita. Sul fatto che siamo tutti esseri umani e abbiamo dentro pensieri, domende, tormennti, gioie e benedizioni. E dunque no, non mi riconosco in quanto viene sempre più forte sparato giorno, dopo giorno, dopo giorno.

Al di là di quanto sparino i media, chi c’era conosce la verità che mi auguro conservi nel suo cuore e possa dire nelle giuste sedi.

 

 
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