Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Il tradimento di Giuda Aprile 8, 2009

La scorsa domenica tutta la famglia si è recata alla Santa Messa della Domenica delle Palme, dove, come ogni anno, è stata letta a più voci e per intero la Passione di Nostro Signore.

A messa sembra che i bambini si facciano un po’ i fatti loro, tra la noia, il guardare per aria, le chiacchiere e l’arrotolarsi le maniche perchè comincia a fare più caldo.

Eppure non si perdono una parola, come mostrano le domande meditate per tre giorni:

- Mamma chi era Giuda?

- Era un apostolo di Gesù

- Perchè si è impiccato?

- Perchè aveva tradito Gesù e quando ha capito quello che aveva fatto non ha potuto sopportare la sofferenza

- Ma apostolo non vuol dire che stava sempre con lui?

- Sì

- E lo ha tradito? CHE COSA STRANA

La conversazione non è stata esattamente questa perchè nel riportarla non ricordo più le parole esatte. In più è stata inframmezzata da varie spiegazioni su che cos’è un apostolo e nei dettagli del tradimento di Giuda, dei trenta denari, ecc. Ma il senso è fedele.

I bambini sono innocenti. Possono accettare combattimenti, bombe, sparatorie e impiccagioni tra nemici. Ma non possono accettare, proprio fanno fatica a capirlo anche razionalmente, il tradimento delle persone che più ti sono vicine.

E negli adulti resta nel cuore quella parte di innocenza che a me fa solo rispondere “a volte può succedere che anche le persone che ti sono più vicine ti tradiscono”.

E me lo fa dire perchè non si possono lasciare senza risposta le domande dei bambini. Ma per me resta ancora, nonostante l’esperienza, una di quelle cose così difficili da comprendere, non solo interiormente, ma anche solo razionalmente.

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19 Responses to “Il tradimento di Giuda”

  1. Fabia Says:

    Per ne, cara Fiore, diventa doloroso come primo impatto e poi chiudo deffinitivamente una porta. E’ sicuramente duro, quello che dico, olo che quando mi è sucesso, considerandomi una persona limpida nei sentimenti e opinioni e anche paziente in certi casi; solo che quando decido di chiudere, lo faccio senza tornare indietro. Invece, so che esiste il perdono, la comprensione e questo a volte mi fa sentire poco christiana.
    Direi che per passarmi, “scorrerrà l’acqua a lungo, sottto i ponti”.
    Un abbraccio,
    Fabia

  2. pulvis Says:

    Cara Fioridiarancio,
    mi resta più facile comprendere chi tradisce un amico se parto da S. Pietro. E’ una riflessione che mi sono portata nel cuore dalla Quaresima scorsa quando, con i bambini del catechismo, scegliemmo di fare una Via Crucis (per i più era una novità).
    Arrivammo al momento in cui Cefa, seduto accanto al fuoco e poi in altri momenti, preso dal terror panico e dall’istinto di proteggere la propria vita, nega di aver conosciuto e vissuto per anni in compagnia di Gesù. Nega non solo l’esistenza di quella fetta della sua vita ma anche se stesso e ciò in cui crede profondamente (è sua la professione dettatagli dallo Spirito Santo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente!”).
    Ha paura. E’ umano.
    Gesù lo sapeva e glie lo disse prima che tutto accadesse. Forse è questo che ha salvato Pietro dall’impiccarsi come Giuda. Forse ha sentito che Gesù non gli portava rancore, lo amava lo stesso così come era.
    Splendida la riflessione di non ricordo più chi (forse del Papa Benedetto XVI in qualche udienza generale del 2008) che fa notare come dopo questo tradimento Pietro sia cresciuto anche nella conoscenza di se stesso, dei suoi limiti e delle sue capacità perché alla ripetuta domanda del Risorto: “Pietro, tu mi ami?” l’Apostolo non risponde con la baldanza di una volta che lo spinse a dire: “Non ti rinnegherò mai”. Risponde semplicemente: “Lo sai che ti voglio bene” (non ricordo i verbi nella lingua originale). Così come posso, non un amore inestinguibile, ineffabile, che supera ogni ostacolo con coraggio. Semplicemente ti voglio bene e non sta scritto da nessuna parte che non cadrò di nuovo come mi è già capitato di fare.
    Immagino che san Pietro, dopo questa batosta, abbia imparato ad accogliere con più umanità le debolezze e le cadute altrui. Forse è anche per questo che può “rimettere i peccati” in vece di Cristo.
    Tu parli talvolta di Arkéon. Bene: molti di noi forse hanno provato lo stesso smarrimento di S. Pietro quando sono stati chiamati in causa i Tribunali agitandoli come una fine certa. Molti di noi hanno “rinnegato” – per paura, per puro istinto di sopravvivenza – una fetta della propria esistenza, i valori ed il modo di leggere gli eventi, di essere in comunione con Dio, sé e gli altri su cui avevano (ri)costruito la propria storia. Molti di noi (me inclusa) si sono nascosti, mimetizzati seguendo da lontano, ma non con meno dolore, la vicenda delle persone che amiamo e che sono finite sotto accusa e tartassate nella vita privata e professionale per?… forse per nulla… perché forse anche in questo caso tra dei ladroni c’è chi è innocente.
    Come posso giudicare qualcuno per questi voltafaccia per quanto doloroso sia subirli? E’ una reazione umana. E’ capitato anche a me.

    Forse non è stato troppo diverso per Giuda. L’Iscariota (=Il traditore) voleva – come molti altri che hanno preteso la liberazione di Barabba – un Condottiero, un Re mondano che cacciasse i Romani. Era stufo di subire la loro dominazione.
    Gesù risolveva il problema delle malattie e del cibo con i miracoli, era pure autorevole più dei sacerdoti per cui era il candidato ideale. E’ questo il significato dell’ingresso trionfale tra lo sventolìo delle Palme ed il tappeto di mantelli sul suo cammino. Non a caso Gesù ha lanciato un ennesimo “chi ha orecchie per intendere intenda” cavalcando un asinello e non un vigoroso e magnifico cavallo.
    Il povero Giuda non è riuscito ad uscire dal suo schema, da ciò che lui voleva che le persone fossero (e quindi dovessero fare). Anche questo è umano.
    Capita anche ai genitori che amano i loro figli ma che non sanno vederli per altro da ciò che loro li hanno immaginati. Pensa a quelle famiglie furibonde (e se va bene si fermano qui) per un figlio sacerdote o una figlia suora. Ne conosco in prima persona.
    O a quelli che facevano internare i figli che dimostravano di avere desideri differenti dalle loro aspettative (un’amore non promettente in termini economici, per esempio).
    …O pensa di nuovo alla vicenda di Arkéon: a quanti si sono arrabbiati con Vito perché non ha risposto alle loro aspettative di “superuomo” o a quanti (ed immagino talvolta il loro conflitto interiore) hanno cambiato le carte in tavola della loro esperienza perché il “cerchio” di Arkéon non aveva obiettivi “grandiosi”, di espansione e conquista, perché non prometteva né guadagni né gloria a tutto spiano.
    La radice era il servizio a Dio indipendentemente dal proprio credo (tant’è che un’invocazione cara a molti era “Spirito, vieni!”).
    La fragilità della nostra natura umana, però, si rivela bene nei bambini: istintivamente se non si può giocare alle mie regole impedisco a tutti gli altri di giocare. L’idea di molti non si è saputa/voluta adattare alla realtà. …E se non può essere come voglio, allora rompo tutto. Che peccato.

    Che fare? Siamo soltanto esseri umani!
    Forse, come credo abbia fatto Cristo per l’anima di Giuda, possiamo pregare gli uni per gli altri sperando che Dio abbia compassione di noi e ci conceda di trovarci tutti, prima o poi, rappacificati.
    Magari in Cielo, insieme.

    I migliori auguri di una buona Pasqua a te, marito e prole.

    Con affetto

    pulvis.

  3. Ciao Fioridiarancio, quella di Giuda per me è ancora una storia misteriosa, con il testo del Vangelo di Giovanni che ancora non comprendo. Perché l’ha fatto? Non capiva, non credeva, non poteva credere, era stato deluso nelle sue aspettative….
    a parte queste considerazioni, l’ostinazione a fare del male agli altri è incomprensibile perché inaccettabile. Eppure è una scelta così comune, anche se sinceramente non credevo si potesse arrivare a tanto. Non riesco ancora a capire se venga dal dolore, o dal mettersi davanti altri idoli. Ma una linea netta va tracciata.
    Ciao
    S&P

  4. cosimo Says:

    Condivido solo in parte quanto detto da Pulvis. Se non deformo il pensiero il S&P, condivido l’idea che – pure a fronte del mistero di ciò che è incomprensibile – una linea netta vada tracciata.
    C’è profonda differenza, secondo me, tra la paura che porta Pietro a rinnegare e la delusione che porta Giuda a denunciare. Rinnegarti è diverso da ucciderti. E una linea netta va tracciata. Magari non nel cuore, che ricorda i giorni insieme alla tavola dei 12 e che da uomo fallibile cerca di capire cosa abbia portato un compagno a una scelta così opposta, ma certamente nelle responsabilità di fronte ai pari (a quella di fronte a Dio per fortuna ci pensa Lui).
    Tanti hanno rinnegato Arkéon in questi anni, rinnegando in effetti se stessi e il proprio percorso, raccontandosi la propria vita “con il senno di poi”. Ma denunciare, colpire, aggredire, è cosa diversa. Tant’è che diversa è la risposta che Cristo dà a Pierto (“tu mi rinnegherai”) e a Giuda (“meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato”).
    Dio ci lascia la libertà di sbagliare e ci accoglie comunque quando lo cerchiamo attraverso il pentimento. Ma il pentimento – appunto – è la linea netta che tracciamo in noi. E dalla quale solo posso accogliere l’altro in un esigente abbraccio di vita.

  5. Fabia Says:

    Ho letto cara Fiore, il comento di Pulvis che mi ha tocata…..è proprio quello che ancora so di avere da imparare !
    Fabia

  6. @ Fabia: ti capisco. Credo che il perdono nasca però da una elaborazione che richiede tempi e modalità diversi. Meglio riconoscersi poco cristiani, ma sinceri, che fare la fine dei farisei… ;-)

    @ Pulvis: benvenuta prima di tutto e grazie del tuo commento ricco di spunti. Interessante il paragone tra Pietro e Giuda. Senza nulla togliere a quello che tu scrivi e che mi fa comprendere delle cose che ancora non avevano nè capo e nè coda per me, riesco però a capire più la debolezza di Pietro che quella di Giuda. Mi sembra, ma potrei sbagliarmi, che Pietro sia stato preso un po’ alla sprovvista, ha avuto paura, ha risposto sulla base della sua paura. Giuda ha riflettutto, ha fatto una scelta e poteva fermarsi in tempo. Anche il paragone che fai con Arkeon è interessante. Premetto un DISCLAIMER per i soliti travisatori in cattiva fede e anche per quelli in buona: non c’è qui nessuna intenzione di paragonare Arkeon al Cristianesimo nè Vito a Gesù. Detto questo posso dirti che posso arrivare a comprendere i “Pietro” e i “Giuda” di questa faccenda, almeno in parte. Con una sola differenza, sia Pietro sia Giuda si sono presi la responsabilità di quello che hanno fatto, hanno compreso la loro debolezza umana e con questa hanno fatto i conti. Non hanno dato la colpa ad altri, nè hanno contiunato per anni a perseverare nel loro “errore”. Ma questa è la mia impressione, di certo non conosco tutti i fatti nè tutte le persone.

    @ S&P: sulle motivazioni di Giuda trovo molto interessante il commento di Pulvis sopra il tuo. Il vangelo poi dice che il “male entrò in lui”, quindi in un certo senso non era padrone di se stesso…concetto interessante, vero? Per noi umani comuni credo che sia un po’ entrambe le cose (ferita e altri idoli?) e come dici tu, una linea netta – quella della verità e della giustizia va tracciata. Poi si può parlare del resto.

  7. @ Fabia e Cosimo: scusate, ma ho visto i vostri commenti dopo aver scritto il mio. Li leggo e poi rispondo.
    Fioridiarancio

  8. @ Cosimo: grazie per aver chiarito quello che anche a me sembrava la differenza tra i due. E, sempre nel paragone con la vicenda Arkeon, come già tu dici bene, c’è chi ha aggredito e chi ha rinnegato se stesso e la sua vita. Ma ancora ho più domande che risposte.

    @ Fabia: ha toccato anche me e ci sto pensando molto.

    A presto.
    Fioridiarancio

  9. Fabia Says:

    Scusa Fior ancora, ho letto il comento di Cosimo e lo ringrazio per delle preciazioni su Giuda e Pietro, che ancora sono abastanza ignorante lo riconosco.
    Chiedo di spiegarmi il pezzo “…racontandosi la propia vita con il seno di poi”.
    Grazie,
    Fabia

  10. ricciolineri Says:

    Per come la vedo io (opinione discutibile ed in discussione), tutti siamo stati traditi, prima o poi. Spesso, proprio da chi ci non ce lo aspettavamo. Qualcuno di noi ha reagito rinnegando l’idea stessa del tradimento, dandosi una legge interiore che non prevede in nessun caso il tradimento di sè stessi, nè degli altri. Perchè tradire significherebbe riaprire la ferita di quando loro stessi furono traditi. Ci hanno messo tempo ed impegno per guarire. Vedere qualcuno che soffre perchè tu lo hai tradito, ti fa tornare indietro a quando eri tu, quello che sanguinava e piangeva. Ed è come aver lavorato per niente. E’ per non rinnovare questo dolore, che cercano di non fare agli altri quello che li fatti soffrire. Altri invece non sono riusciti a guarire la ferita del tradimento subito; l’hanno invece accantonata, anestetizzata perchè faceva troppo male, e questo anestetico non fa loro percepire nè il dolore che ancora sentono, nè il dolore di quelli che sanguinano per i loro tradimenti. L’anestetico si chiama “tanto lo fanno tutti: se non vuoi morire, devi uccidere”, “ben gli sta, se l’è cercata”, “un pò di dolore ti fa solo crescere”, “se sono sopravvissuto io, sopravviverà anche lui”. Più tradiscono, più il dolore aumenta, più hanno bisogno di anestetizzarlo, in un vortice che prima o poi li priva di ogni contatto con gli altri e con sè stessi. Se trovano il coraggio di affrontare dolore e senso di colpa, allora hanno la possibilità di diventare come Pietro. Altrimenti si alienano sempre più, si avviluppano nel loro ego e nelle sue innumerevoli s***e mentali, e finiscono a regnare sul loro piccolo mondo fatto di ombre e paura, in una solitudine (soprattutto interiore) di cui il comportamento estremo di Giuda rende evidente l’insostenibilità.

  11. Ci sono talmente tanti spunti che è difficile rispondere a tutto, ma non riesco a non intervenire di nuovo. Giuda Iscariota, è vero, voleva quello che Pulvis spiega così bene: il Re mondano. Ma per me resta misterioso come si faccia ad aver conosciuto Gesù e poi tradirlo, forse solo una delusiona profondissima.
    Venendo ad Arkeon, io concordo totalmente con Cosimo: una linea va tracciata. Aggiungo che io comprendo – magari non abbastanza, ma un po’sì – l’errore e la fragilità umana. Però penso che questa comprensione non può cancellare una legge morale. Nel riconoscere una legge morale, un giusto e uno sbagliato, e quindi anche una “punizione”, so che io per primo, potevo e potrò, finire, con consapevolezza minore o maggiore; so che questa legge morale, che non è il giudizio definitivo, ma un discrimine operativo nel mondo, si applica prima di tutto a me stesso. E, lo riconosco, è una grossa scelta, ma non vedo alternative, anche solo per proteggere i più deboli. Per me di grande importanza è la consapevolezza di ciò che si fa e, come dice Cosimo, il pentimento. Ho l’impressione che in questa vicenda ci sia tanta consapevolezza – o indifferenza – di infliggere la sofferenza ad altri. Ovviamente non piena ed assoluta, ma sicuramente sufficiente a parlare di libero arbitrio.
    Ciao
    S&P

  12. @ Fabia: sicuramente Cosimo sarà più esaustivo. Per quello che ho capito io, “…racontandosi la propia vita con il seno di poi”, significa non sulla base della propria esperienza e di quello che avevano visto e vissuto fino ad allora, ma sulla base di quanto dicono Tv e giornali.

    @ Ricciolineri: credo infatti che in entrambi i profili che tu delinei quello che serve è affrontare la propria ferita, altrimenti si rischia di agire sempre sulla base di essa e non della libertà, a prescindere poi da dove il libero arbitrio ci porta.

    @ S&P: anche a me lascia così sconcertata proprio quello che tu dici: parliamo di Gesù, il figlio di Dio, come si fa ad averlo conosciuto, aver passato così tanto tempo vicino a lui e tradirlo. Rispetto ad Arkeon, premesso che parliamo di tradimento non ad un sistema o a chissà che cosa di “superiore”, ma alle persone amiche, conosciute, guardate negli occhi, sono d’accordo con te. C’è un discrimine che è la consapevolezza di quello non solo che si è fatto ma che si continua ogni giorno deliberatamente o indifferentemente a fare e della sofferenza che deliberatamente e gratuitamente si infligge in nome di non ho ancora capito cosa o almeno del tutto cosa.

    A presto.
    Fioridiarancio

  13. Fabia Says:

    Grazie Fiore, quel pezzo, in italiano, non riuscivo a capire nel contesto; e poi l’espressione, “…con il seno di poi”. Scusate, ho a volte dificoltà con certe espressioni italiane.
    A presto,
    Fabia

  14. cosimo Says:

    Cara Fabia, provo a spiegare cosa intendo con “raccontarsi la vita col senno di poi”.
    Spesso mi sono chiesto se quanto ho integrato negli anni del mio percorso in Arkéon sia stato il frutto di quel percorso e non più semplicemente della maturazione che avviene negli anni. Forse avrei compreso o superato quelle stesse cose in un altro modo, mi viene da pensare.
    Ho riflettuto a lungo e posso dire che ciò per me non è vero in generale, ma solo per alcune cose; per molte altre Arkéon è stata la chiave inglese senza la quale non avrei svitato certi bulloni. Ma il punto non è questo.
    Il punto è che allora quel bullone sigillava una parte della mia vita. E che lo strumento che ho cercato e ho trovato per svitarlo è stata quella chiave inglese, non un’altra. Oggi, con una maggiore consapevolezza e una maggior solidità, posso dire che molti problemi potevano essere affrontati crescendo. Ma la verità è che allora era proprio quella crescita che non riuscivo a realizzare.
    Col senno di poi, ogni problema è facile. Ma chi col senno di poi dice “è facile” di solito di quel problema non ha capito la portata. E’ chi giudica le cose senza esserci dentro. Sono le persone che, in quegli anni, hanno fatto il processo ai genitori come oche che soffiano invece di distinguere gli errori dal meglio di sè che essi hanno cercato di dare. Sono le persone che preferiscono dimenticare piuttosto che perdonare, che preferiscono condannare piuttosto che giudicare, che insomma in mezzo alle cose non ci si volgiono trovare, per cui è tutto bianco, nero o indefinitamente grigio, ma mai del colore che IO sento di volergli dare.

  15. Fabia Says:

    Grazie Cosimo !

  16. pulvis Says:

    @Fabia.
    Scusami ma pensando alla mia difficoltà con le altre lingue, mi fa piacere precisare a te, che non sei madrelingua italiana, l’uso fuori da questo contesto dell’espressione “senno di poi”. Spero possa esserti utile: prendilo come un “benvenuta” nel nostro Paese (anche se magari in ritardo!).
    Il “senno” è la saggezza, l’intelligenza, la comprensione.
    Il “poi” è il dopo, il tempo successivo.
    Un esempio è l’espressione “con il senno di poi siamo tutti furbi / non sbagliamo mai”: mentre sono in una situazione ho una certa capacità di giudizio che mi porta anche a compiere errori. Quando l’ho superata la comprendo sicuramente meglio e se avessi potuto agire allora con le competenze che ho acquisite in seguito (=”il senno di poi”, appunto) di sicuro non avrei compiuto quegli errori. Sarei stata “più furba” :-) .

  17. Fabia Says:

    Grazie Pulvis, ho solo letto adesso le tue spiegazioni; credo avere capito in linea di massima questa espressione…..a proposito di “furbizia”, spesso dico a mio marito che intelligenza e furbizia, sono due cose ben distinte,per me.
    Sono felice di essere ignorante !

    Grazie, Fabia

  18. katia salvaderi Says:

    Ciao Fiori d’Arancio, ti ricordi di me?

    Non trovo una e-mail dove contattarti. Me la puoi passare qui: k.salvaderi@gmail.com ?

    Vorrei coinvolgerti in una iniziativa che riguarda la salute delle donne e il modo in cui sbrigativamente gli ospedali spesso trattano chi è seriamente malato. Cerco testimonianze.
    Se mi farai avere la tua e-mail, ti manderò il materiale.

    Grazie
    Katia

  19. @ KS: leggo solo ora il suo commento. Certo che mi ricordo di lei. Le manderò il mio indirizzo via email.
    A presto.
    Fioridiarancio


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