
Qualcuno oggi mi ha scritto che sono fortunata. In questo aspetto della vita lo sono davvero.
Avere la possibilità di passare tanto della propria giornata accanto a dei bambini è una gran fortuna.
Se questi poi sono i propri figli è una grazia, una benedizione.
Spesso l’occasione per stare più insieme viene la sera, mentre si prepara la cena.
I giocattoli più o meno (mmm…) in ordine, il bagnetto fatto, un “ho fame c’è qualcosa da mangiare?” e si sta in cucina a sgranocchiare un pezzettino di pane o di parmigiano, a preparare, ad apparecchiare.
Ultimamente vanno di moda le storie di quando erano piccoli papà e mamma.
Abbiamo iniziato noi genitori questo filone per far sentire che anche papà e mamma sono stati bambini, e possono capire se sono triste, se le cose oggi non sono andate bene, se sono particolarmente felice, se ad avere quel giocattolo ci tenevo proprio tanto…
E abbiamo avuto un gran successo!
Sia nel nostro intento che era quello di comprendere e dare fiducia (sembra funzioni per davvero), sia perchè come filone di storie sembra meglio della spada nella roccia e della bella addormentata.
Così oggi si parlava di nascite.
Come sono nati papà e mamma, come sono nati gli zii.
Solo che ad un certo punto la domanda è stata:
- Prole: mamma ma mi racconti come ti ricordi di quando sei nata?
- Mamma: ma io non mi ricordo di quando sono nata, ero troppo piccola
- Prole: ah…la nonna si ricorda, lei lo sa, è la tua mamma
- Mamma: eh sì, lei sì
- Prole: ma chi ricorda come è nata la nonna?
- Mamma: eh, nessuno ricorda come è nata la nonna, il bisnonno e la bisnonna ormai non ci sono più…forse qualche tuo prozio/a
…chi pensa che parlare con i bambini sia tutto un gne gne gne, ta ta ta, winx e gormiti non ha mai passato cinque minuti ad ascoltarli.
Tra un libretto di favole, la cottura del brodino, un pupazzetto, i piatti da lavare, le lotte per un boccone in più, nella nostra cucina si tengono lezioni di alta filosofia e non da me.
Perchè al fatto che verrà il giorno in cui nessuno ricorderà la mia nascita io non ci avevo mai pensato.
Non che sia stato un evento da registrare nei manuali di storia…

Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.
Già, quanto hai ragione.
)
Anche se io, che ci passo tutto il giorno (mio figlio di due anni non va al nido e mia figlia torna a casa alle tre e mezza), a volte non ne posso più. A volte, con grande rammarico, mi rendo conto di non farcela. A volte vorrei non dover scendere per forza alla loro disarmante curiosità e al tempo stesso saggezza. Perchè a volte diventa più impegnativo del più articolato discorso filosofico.
Ecco, detto questo, hai ragione
@ Lisa: be’ anche io tante volte non ce la faccio più. Prima di diventare mamma non sapevo, non immaginavo proprio quanto stare con i figli sia un impegno prima di tutto di testa. La presenza deve essere sempre altissima e questo stanca tanto tanto, più di qualunque discorso filosofico (e ti dirò che a me la filosofia non ha mai fatto tanto impazzire…).
Quando mio marito ha l’occasione di trascorrere una giornata intera da solo con la prole in questione, mi dice sempre che è un lavoro full time e richiede la stessa concentrazione di otto ore di lavoro o più.
Però la “disarmante curiosità” è quella che mi rende più leggero questo impegno e che mi fa dire che non c’è altro modo di fare i genitori…
A presto.
Fioridiarancio