
C’è un argomento di cui mio marito ed io parliamo spesso.
La scuola. Non quella della riforma Gelmini (che se è buona o no non si riesce a capire dai can can mediatici), nè delle forme quantomeno insolite di protesta, nè di tutto quello che si dice intorno alla scuola in questi tempi.
Parliamo di un fenomeno che neanche la migliore riforma riuscirà a cancellare: l’onnipresenza femminile.
Prendendo spunto da questo interessante articolo e aggiungendo la nostra esperienza, ci rendiamo conto di quanto la scuola sia delle maestre/professoresse, presidi/coordinatrici didattiche, bidelle, psicologhe, consulentesse didattiche mamme, nonne, zie. Sempre in qualunque ordine e grado, in mano a donne.
Non che non ci siano gli uomni, sebbene molto pochi. Ma, esclusi rari casi, abbiamo osservato che gli uomini che girano nella scuola sono comunque complici se non promotori di questo dominio femminile.
Ci chiedevamo allora come dovrebbe essere un maestro. E siamo giunti alla conclusione che fino a tutte le scuole elementari i bambini sono troppo piccoli per uscire da un mondo materno che la maestra (o le maestre) ancora rappresenta. E allora è sicuramente meglio una maestra/mamma che un maestro/mammo.
Diverso poi per le medie, ma questo è un altro discorso.
Eppure ci dicevamo che questo dominio femminile a noi proprio non piace.
E non ci piace perchè è un mondo di donne per donne, dove per l’uomo non c’è spazio. Cancellato eliminato.
E ci chiediamo quale spazio di identificazione possa trovare un bambino maschio.
E ci chiediamo quale idea del mondo maschile si possa fare una bambina femmina.
E ci diciamo che ci deve essere un’altra strada perchè l’insegnamento dei bamibini piccoli sia affidato alle donne senza che queste ne facciano una loro colonia.
Mi immaginavo maestra. Premesso che non è il mio mestiere nè ne ho le competenze, immaginavo come portare ad una classe di bambini uno spirito maschile oltrechè femminile.
Non si può. Potrei insegnare il rispetto, una via, come in fondo faccio a casa come mamma ( e sarabbe già molto per passare dal dominio all’insegnamento).
Ma non potrei trasmettere quella magia che è essere uomo che si tramanda di padre in figlio.
Come un uomo non potrebbe trasemttere la magia di essere donna che si tramanda di madre in figlia.

Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.
Cè la Pestalozzi, che mi sarebbe piaciuta come scuola e per varie ragioni ed esiste in Italia ed in certe città. Purtroppo lontane da qui !
Fabia
http://www.ibo.org/
in questi ho trovato in Italia delle scuole private e dove abbiamo riscontrato quello in cui crediamo educativo per i nostri figli.
Abbiamo notato che tanti frequentano le scuole americane ed inglesi ed svizzere …
Comunque noi siamo come tanti preocupati di come l’insegnamento stia diventando nelle scuole statali ed il poco impegno che ci sia per i nostri bambini, adolescenti …..
dunque si va altrove e nel privato e internazionale .
Fabia
Quello della scelta della scuola è un tema scottante. Una volta parlavo con una psichiatra che forse anche tu conosci, le dicevo che mi sarebbe piaciuto trovare per i miei figli una scuola che seguisse quegli stessi criteri che avanzi anche tu. La sua risposta fu: “Auguri!”
@ Fabia: è triste davvero dover scegliere la scuola meno peggio (sapendo di dover integrare tutte le carenze, non tanto didattiche, quanto umane) invece che la migliore…ma tant’è…intanto mi informo sul metodo Pestalozzi…
@ Sadal-melik: se anche la psichiatra dice così, allora andiamo bene, non c’è rimedio!
A presto.
Fioridiarancio
Fior, il metodo Pestalozzi, usa da piccolo la loro espressione nella creatività, ti insegna di solito sin da bambino in due lingue e poi va verso le altre (inglese e altro), hanno regole, stimolano ; mia sorella in Sud America la ha frequentato e mi sarebbe piacciuto anche io frequentarla per tante ragioni.
Ho cercato sul sito del Consolato Svizzero e ho visto le città dove ci sono (poche purtroppo).
Poi, vicino da noi ho trovato delle scuole inglesi e anericane che hanno anche regole, imput nella creatività, corsi bilingue, ecc. Noi, cerchiamo quella che possiamo trovare per indirizzarli, verso l’internazionale e poi avendo tenuto la mia nazionalità potrebbero studiare a l’Estero; conosco mamme che hanno figli a l’Università che cercano di far seguire agli figli una migliore formazione in medicina, lingue e psicologia a l’estero. Ho trovato un sacco di proposte date .
Come già detto, il figlio di mio marito, apena finito i studi lo mandiamo in Australi dove conosciamo persone e dove ci sono possibilità maggiori di farsi un’esperienza costruttiva che qui….molti professori che hanno figli mi confermano la loro preocupazioni in Italia per il loro futuro ! Cercano di mandarli a l’Estero.
Fabia
Ti agiungo le scuole trovate in Italia, IBO, dalla primaria al diploma riconosciuto in Italia.
http://www.ibo.org/school/search/index.cfm?programmes=&country=IT&country=IT®ion=&find_schools=Find
Fabia
Con il maestro unico questo (e altro) non accadrà mai, purtroppo.
Con 3 docenti c’era la possibilità di avere un uomo e una donna, più punti di vista, più esperienze e specializzazioni.
Ora stiamo andando incontro allo sfacelo.
Peccato che sia un problema che mi pongo solo io, che sono insegnante ma soprattutto una futura (spero) madre.
Sono un prof. Sono uomo. TI ringrazio della tua visita e volevo ricambiarla, non per mero scambio di cortesie, ma per affinità di pensiero. Nel mio blog racconto proprio la prospettiva di un uomo sull’insegnamento.
Le quote rosa (termine tremendo) nell’ambito scolastico sono maggioritarie, per motivi che è troppo complesso discutere. Ma una buona iniezione di paternità è quello di cui ha bisogno la nostra società, almeno così mi sembra dal mio piccolo osservatorio.
Grazie!
@ Fabia: grazie delle info
@ Sposa: non lo so. Non ho seguito la questione del maestro unico e quindi non mi sono fatta un’idea mia personale, anche se non mi piacciono per niente le modalità di protesta (o almeno la gran parte). Certo non sei la prima insegnante sensata che mi esprime le sue perplessità…
@ Prof2.0: Benvenuto! Grazie per la visita ed il commento. Condivido in pieno: anche dal mio piccolo osservatorio (e da quello di mio marito) penso che sia proprio della paternità che ha bisogno la nostra società, non per iniezione, ma per flebo! Torna a trovarmi se vuoi.
A presto.
Fioridiarancio
ottimo argomento.
Sono ancora fuori dalla scuola perchè i miei figli sono ancora piccoli, e so che alla scuola dell’Infanzia non mi piacerebbe proprio avere un maestro uomo, perchè a quest’età i bambini hanno bisogno di cure e attenzioni che solo una donna sa e arriva a dare (che poi non tutte lo facciano è un altro bel discorso). Ma sì, per la scuola primaria e secondaria sono d’accordo con te. Una figura maschile in più nella scuola, nella crescita, nell’affrontare la vita e la società non guasterebbe.
@ Lisa: scusa ti rispondo un po’ in ritardo solo per dirti che sono d’accordo su tutto con te.
A presto.
Fioridiarancio