C’è una cosa che nella mia vita non è mai cambiata: la reazione, l’entusiasmo
per le cose, la volontà di farle e anche, di andare fino in fondo. Fin da bambina se si trattava di protestare, di dire la propria di organizzare qualcosa per…io c’ero, se ci credevo. Chiaro che nel tempo questo lato caratteriale (o come lo si voglia chiamare) ha assunto modalità diverse. Alle scuole elementari era prenderle dal “bullo” della classe perchè “tu non mi comandi” per scoprire che poi potevamo diventare amici, alle medie era essere la mente di un gruppetto che marinava la scuola per sfida (è successo raramente, ma è successo…spero che i miei, per i quali la trasgressione alle regole di casa non si prescrive neanche dopo 10, 20, 30 anni, non leggano questo post…). Al liceo c’era qualche manifestazione stile proteste studentesche (niente di politico, cantavamo slogan per avere il riscaldamento in classe). Poi volontariato ai profughi o in un paese straniero in condizioni disperate. E in questi contesti quello che accadeva sempre era che si decideva insieme, si organizzava, si pensava, si credeva insieme che fosse giusto, ma disposti ad andare fino in fondo eravamo davvero pochi. Qui non si trattava di cose pericolose, contro la legge, contro la morale, cose per le quali era bene che gli amici si tirassero indietro, si trattava andare fino in fondo in quello che si credeva…il senso di solitudine che mi lasciavano queste esperienze era sempre più grande di quello che mi aspettavo. Scopro sempre con tristezza che oggi non è diverso. La differenza più grande è che ho sposato un uomo che vuole andare fino in fondo insieme nelle esperienze della vita, a cominciare dall’avventura dell’amore e della famiglia…ma la ferita nel vedere che le tante persone che dicevano di condividere i tuoi stessi valori, le tue stesse speranze, spariscono irrimediabilmente, a volte nella vita si ripete.
Sono una moglie innamorata, mamma felice della nostra "prole" (numero variabile di figli tra 1 e 7), in pratica una donna normale.
Di particolare di me c'è che ho frequentato Arkeon per diverso tempo, ed è stata per me un'esperienza più che positiva che di per sè non avrebbe nulla di particolare se non fosse che oggi non va di moda poterlo dire.
Ho scelto i fiori di arancio perchè sono i fiori delle spose, i fiori dei sogni che si realizzano. Rappresentano il matrimonio che spesso è il lieto fine dopo mille avventure.
Sono una moglie e una mamma normale, presa, presissima da questa affascinante avventura che è l'amore e la famiglia.
E il mio è un blog normale che vuole raccontare la mia storia.
Da sempre la scelta diversa dal branco, dal gruppo porta la solitudine. Non credo che questo sia eludibile. Basta vedere il tuo post più sotto per capire che anche nell’educazione dei figli si finisce in fretta “minoranza”.
Magari, le cose cambiano, un giorno si è nella media, un altro nella minoranza.
Io credo che, come genitori, bisogna insegnare ai propri figli che seguire le proprie idee può portare solitudine, è un prezzo che bisogna essere pronti, almeno a volte, a pagare. Come anche a non fare della solitudine, del mettersi contro, un vizio – e che anche tante volte non c’è bisogno di litigare perchè è normale che tante persone abbiano idee diverse sulle cose. Insomma c’è tanto da dire.
Ci sono anche persone che godono a “ghettizzare” gli altri, li conosciamo tutti fin dall’asilo (e magari anche noi abbiamo indossato i loro panni alcune volte), sono disposto a tutti per danneggiare chi li disturba. Come ci si difende? Ci vuole coraggio, prudenza e anche il conforto che, spesso, i più riconoscono i buoni da chi fa giochetti per escludere.
Certo, come adulti, come genitori, come bambini sono cose che fanno male. Perchè chi agisce senza morale ha spesso un grosso vantaggio, almeno iniziale.
@S&P: non so ancora che cosa risponderti, ma volevo ringraziarti del commento.
A presto.
Fioridiarancio
Avverto lo stesso sentimento di solitudine nei confronti di amici che prima di avere un figlio frequentavamo, ora non più. Non so dire quanto sia stata reciproca la cosa, ma per certo posso dire che alcuni, di fronte a questo enorme ‘fardello di responsabilità’ che ci è piovuto addosso, sono praticamente spariti. Altri ne hanno preso le distanze in maniera meno drastica, ma si nota la ‘freddezza’ con cui si rapportano all’argomento figli. Qualcuno invece è rimasto.
Questo per dire che anche l’avere un figlio e parlarne in termini entusiastici, oggi giorno, pare essere una ’stravaganza’. Molti danno per scontato che sia solo fonte di problemi economici, organizzativi, morali. Che si perde il sonno e l’uscire a cena il sabato sera. E in automatico ti ‘tagliano’ fuori: “Eh… ormai avete un figlio…”
Ormai? Ma finalmente!!!
E’ vero, un figlio ti cambia, nei confronti di te stesso e della vita in generale. Ma in virtù di questo cambiamento, quanto cambia la gente che ci sta intorno?
@S&P: è vero tutto quello che dici. Però ogni volta che ne fai l’esperienza è una ferita che si ripete.
@Sertan: stranamente è un’esperienza che ho vissuto in tanti ambiti, ma, credo per una questione di circostanze, davvero poco con la maternità. Ma posso capire come ti senti. Quando questa ferita riguarda un evento di gioia come il tuo ti lascia davvero incredulo, ma ti colpisce meno perchè hai la tua bella famiglia da goderti. Quando riguarda momenti di incertezza o di dolore fa più male, ma lascia la traccia dell’esperienza da cui si può imparare.
A presto.
Fioridiarancio
“La differenza più grande è che ho sposato un uomo che vuole andare fino in fondo insieme nelle esperienze della vita, a cominciare dall’avventura dell’amore e della famiglia…”
Che splendido pensiero, sono estremamente d’accordo con te!
@ Sposaraggiante: grazie. Ed è ogni giorno più vero.
A presto.
Fioridiarancio