Fiori di Arancio

I will have poetry in my life and adventure and love. Love above all…Love like there has never been in a play. (Shakespeare in Love)

Possiamo fare a meno dei figli Giugno 19, 2009

Come, secondo Claudio Risè: “La paternità…è dono di sé al figlio”, allo stesso modo credo che anche la maternità sia un dono.

Che si dà, non che si riceve.

Che si può scegliere di non dare, ma certamente non sono i figli ad essere per le madri, ma le madri per i figli.

Che Cameron Diaz, 37 anni, dichiari:”Sono ancora giovane, ho una vita incredibile. In un certo senso ho questo tipo di vita proprio perchè non ho figli” non mi colpisce più di tanto. Credo anzi faccia bene a non coinvolgere ipotetiche creature nella sua vita incredibile, al contrario della sua collega Angelina Jolie. Purchè non si svegli a 55-60 anni rivendicando il diritto alla maternità e difendendo tecniche estreme di fecondazione assistita.

Già Elisabetta Canalis, 31 anni, fa più confusione: “a differenza di quanto ogni ragazza della mia età potrebbe pensare, io non ne ho bisogno”. Qualcuno dovrebbe spiegarle che non sarebbe lei casomai ad averne bisogno, sarebbero i suoi figli ad aver bisogno di lei. Meglio non ne faccia, sono d’accordo. Lo stesso però vale per lei: che a 55-60 anni non si metta a fare battaglie sociali a nome di tutte le donne contro la cattivissima legge 40 che in Italia le negherà di realizzare il suo improvviso desiderio e certamente DIRITTO di essere mamma quando avrebbe l’età di fare la nonna.

Mi lascia invece più perplessa la dichiarazione di Natalia Aspesi, 80 anni tra pochi giorni: “pensare che alla mia età potrei avere un figlio di oltre 50 anni mi fa orrore”. Oltre a sorridere pensando a chi tra lei e il suo ipotetico figlio proverebbe più orrore, mi sorpende che ancora oggi su quotidiani e settimanali la troviamo a dispensare consigli su questioni familiari, rapporti genitori/figli in relazione sia a figli grandi che a figli piccoli. Chissà con quale orrore fa andare le dita sulla tastiera.

La psicoanalista francese Corinne Maier, autrice del discusso libro No Kids, chiarisce una volta per tutte: “con i soldi che ho guadagnato scrivendo libri potrei fare il giro del mondo, invece sono agli arresti domiciliari, costretta ad alzarmi tutti i giorni alle sette per servire a tavola e fare ripetere stupidissimi compiti…se proprio ci tenete a mantenere un parassita, prendetevi un gigolo, è più piacevole”

Spero che queste dichiarazioni un po’ estreme siano circoscritte a queste persone stravaganti e non siano il sintomo di quello che stiamo costruendo.Non perchè tutte le donne debbano necessariamente essere madri o sognare la casa nella prateria.

Ma perchè una società che pensa che i bambini siano parassiti, che invoca zone child free in aereo (con buona pace di tutti i trattati sui diritti dell’uomo e contro la discriminazione) è, secondo la mia personale opinione, una socità triste e arida.

Si può sostenere che la mia sia una posizione retrograda. Forse lo è. Però, se questo è il progresso e il futuro, a me non piace.

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Le affermazioni virgolettate sono tratte da:
http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200906articoli/44658girata.asp

 

Happy Birthday! Maggio 23, 2009

Oggi il mio blog compie un anno.

Ringrazio tutti quanti voi che leggendo, commentando, criticando, mi avete insegnato tanto in questo anno.

E apprezzo che la libertà di espressione sia ancora – almeno un pochino – tutelata in questo paese, nonostante gli infiniti tentativi di censura.

 

Il caso Arkeon Maggio 19, 2009

Questo post è per segnalare l’apertura di un nuovo sito:

http://ilcasoarkeon.wordpress.com/

Lo riporto perchè, nonostante il mio sia un blog personale, mi sono capitate più volte richieste di informazioni sulla triste vicenda che ha colpito Arkeon.

Questo sito, in continua crescita man mano che la vicenda segue il suo corso, mi sembra che possa rispondere a molte domande.

In una pagina specifica del mio blog ne riporto il primo post.

 

Sulla via di Damasco? Maggio 14, 2009

I miei genitori si lamentano che una lontana cugina sia insopportabilmente egocentrica e logorroica, esattamente come era l’ultima volta che l’hanno vista, circa dieci anni fa. O che un’altra lontana cugina sia ingombrante ed invadente proprio come è sempre stata.

Un altro caro familiare si stupisce che la sua ex-moglie si comporti male esattamente come fa da circa trent’anni e ogni volta resta molto male.

Leggo lo sconcerto sul blog di Pietro Bono per un silenzio assordante che anche a me spacca le orecchie da diverso tempo e che continuo a non spiegarmi.

Leggo l’incredulità della dottoressa Raffaella Di Marzio per quanto continua ad accaderle.

Nonostante la mia abbastanza giovane età non ho fiducia che le persone cambino, non ho fiducia che vengano folgorate sulla via di Damasco.

L’esperienza di questi anni mi sta insegnando che parte dell’essere adulti è imparare a guardare le persone e le situazioni per quello che sono e non con la speranza di quello che vorrei diventassero.

Non vorrei con questo essere fraintesa.

Ho fiducia che esista la possibilità del cambiamento in ciascuno di noi. Ma penso che debba essere una spinta molto profonda, il frutto di una grande ricerca o di una esperienza molto forte. E della nostra scelta.

Ed è per pochi.

Non perchè esistono esseri umani “eletti” che hanno una possibilità che ad altri è negata. Ma perchè, di fatto, nella vita sono davvero pochi quelli che scelgono di seguire questa scintilla che è presente nel cuore degli uomini.

E’ un po’ come ho sempre pensato il sogno americano: di fatto non è per tutti (ed è questa l’obiezione che molti fanno al sistema americano), ma è possibile per tutti se tutti non è una massa ma ciascun individuo.

E gli individui che scelgono il proprio sogno sono in pochi.

In questo contesto non mi stupisce che i sostenitori delle teorie sul plagio riconoscano nel cambiamento improvviso e radicale uno dei segni dall’avvenuto condizionamento.

Cambiamenti come sono stati quello di San Paolo, San Francesco, Padre Cristoforo e l’Innominato, per citare i primi che mi vengono in mente.

Per cui sono sempre più scettica e disillusa sulla possibilità di “cambiamento” di enti, istituzioni, parenti serpenti,maligni incalliti, ex-amici dileguati.

Ma ho sempre più rispetto e ammirazione per quelle – poche – persone che hanno il coraggio di cambiare e di convertirsi ogni giorno in cui la vita o -se credenti – Nostro Signore glielo chiede.

 

Fa le bizze come un matto… Maggio 13, 2009

Di questa canzone potrei fare la parafrasi e adattarla ad una serie di situazioni. Ma alla fine lascio ad ognuno che legge la fantasia di sostituire i personaggi come vuole…

Delle storie quello che apprezzo è che c’è un re Riccardo che ripristina la giustizia. Spero che accada anche nella vita reale.

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Giovanni il re fasullo di Inghilterra

Di Giovanni il Re, tra un millenio è più, ancor si parlerà,
non certo per le sue virtù, nè per la sua bontà;
lontano è Re Riccardo contro i Turchi a guerreggiar,
e quel buono a nulla fa tutti quanti tribolar,
fenomeno d’incapacità, nei libri di storia lui sarà il re più fasullo d’Inghilterra…

“Và via Re fasullo d’inghilterra!!!”

Sul trono sta, seduto là, lui gioca a fare il re,
neanche sa di far pietà, ridicolo com’è:
fa le bizze come un matto,
se non ha quel che vuol lui,
poi diventa mammone,
e si succhia il ditone…
Eh, sì, ce l’han tutti con lui…
Ma quando Riccardo tornerà,
il comodo suo più non farà,

VA VIA RE FASULLO D’INGHILTERRA!!!

Un po’ di musica folk per me!…

Ci tartassa con le tasse e ci porta tutto via,
ma un giorno lui si pentirà di ogni ruberia. Ah!
E fino a che con Robin Hood, un uomo ci sarà,
i soldi che ci ruba scomparire si vedrà,
neanche avrà tempo di dir “bah!”,
che la camicia perderà…

Giovanni il re fasullo d’Inghilterra…

Quell’avido, cupido,
pavido, stupido,
zotico, lepido,
stolido, trepido,
ladro rapace
e incapace,
d’un re fasullo d’Inghilterra!
Yeeah!!!

 

Per la mamma Maggio 12, 2009

Purtroppo ultimamente ho poco tempo di aggiornare il blog.

Anche se in ritardo volevo celebrare anche io la festa della mamma, che da un po’ di tempo vivo sia come figlia sia come festeggiata.

E lo faccio prendendo in prestito i bei versi che ha scritto Pulvis:

http://grazieinfinite.blogspot.com/2009/05/10-maggio-2009-mia-cara-mamma-mi-sento.html

 

Imbrogliati ed imbroglioni Maggio 5, 2009

C’è una bellissima frase di uno degli ultimi post di Klee che mi ronza nella testa:

non sono io che volevo fregare la vita usando i tarocchi, ma sei tu che hai fregato me“.

Oggi mi è capitato di leggere alla prole la storia dei vestiti dell’imperatore.

E mi ha colpito lo stesso atteggiamento, del lasciarsi fregare perchè si vuole “fregare” la vita o qualcun altro. In questo caso l’imperatore è stato coerente e ha portato il corteo fino alla fine, prendendosi la responsabilità della sua scelta.

C’è anche il paese degli Acchiappacitrulli di Pinocchio in cui il giudice, invece di punire il gatto e la volpe, punisce Pinocchio per aver creduto di poter far crescere un albero pieno di soldi.

Interessante perchè in queste storie chi cerca la scorciatoia, chi crede di fregare la vita, in una qualche maniera viene fregato da chi è più furbo e disonesto nel caso di Pinocchio, o da chi è più innocente ed onesto nel caso dell’imperatore.

Immagino l’imperatore a difendersi: “ma loro mi hanno detto che erano stoffe miracolose che non potevano essere viste dagli stupidi e dagli indegni” o Pinocchio in tribunale: “ma quei due mi hanno fatto credere che sarebbe cresciuto un albero di monete d’oro”.

Senza togliere la responsabilità agli imbroglioni di queste storie (che lo sono per davvero – nel caso che a me sta a cuore invece di imbroglio ce ne era ben poco, ma tant’è), credo che nella vita da tutto si possa imparare.

C’è un dono che possiamo cogliere da queste esperienze. Se voglio “fregare la vita” e la “vita mi frega” posso prendermela con qualcuno che mi ha “plagiata” oppure posso ringraziare la vita che mi apre gli occhi e fare un percorso che mi porta a diventare da “burattino” a “bambino vero”.

 

La fede dell’amore Maggio 1, 2009

Ho letto questa storia alla prole qualche giorno fa, tratta da un libro di fiabe tradizionali di tutto il mondo.

Mi ha colpito per alcuni aspetti archetipici su cui mi ha fatto riflettere.

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Occhio di sole

Nella solitaria isola di Islanda, un minuscolo villaggio di pescatori si affacciava sulla riva del mare. Tutte le barche erano state tirate in secco perchè era la notte di Natale.

E proprio quella notte, in una capannuccia, nacque un bambino. I suoi capelli erano coloro oro e i suoi occhi così azzurri e allegri che tutto ciò che guardava brillava di una luce più viva.

- come lo chiameremo? – chiese la madre pensierosa alle vicine di casa che erano venute ad assisterla.

E le signore, che se lo mangiavano con gli occhi come fosse stato un loro figlio, risposero:

- il nome più adatto per lui è Occhio di Sole.

Passarono gli inverni e le estati.

Gli inverni in Islanda sono molto lunghi, durano quasi tutto l’anno, mentre le estati sono brevi brevi.

Ma se avessero chiesto a Occhio di Sole quale fosse per lui il giorno più bello dell’anno, vi avrebbe risposto senza incertezze: Oggi! perchè per lui non c’era giorno più bello di quello che stava vivendo.

“oggi” era quel giorno in cui andava alla spiaggia con gli altri monelli del villaggio a cotruirsi una capanna con le ossa di una vecchia balena trovata tra i ghiacci.

“oggi” era quell’altro giorno in cui costeggiava in barca gli scogli pescando alla lenza lucenti pesci del mare.

“oggi”, ancora quando correva con Tyra a raccogliere i primi fiori del disgelo. Occhio di sole non avrebbe mai rinunciato a Tyra, una bambina sbarazzina, coraggiosa e bella come lui.

E, come lui, nata nell’isola solitaria, fra i ghiacci del Nord in quella buia notte di Natale.

Un giorno però Occhio di Sole si allontanò da solo e si trovò in luoghi dove era vietato avventurarsi, tra i mondi dove vola la Regina dei Ghiacci.

Tutti gli abitanti del villaggio avevano un grandissimo timore della Regina e al solo nominarla abbassavano la voce.

Talvolta quando la bufera imperversava per settimane intere e occorreva restare tappati in casa davanti al focolare, le vecchie raccontavano che la Regina scendeva dalle sue sconfinate dimore e attraversava il villaggio in una slitta di vetro trainata da nove cavalli bianchi che avevano grandi ali d’argento.

La regina aveva per manto una pelliccia di volpi polari e due pelli di orso bianco le facevano da coperte.

Ma il suo corpo era comunque così freddo che chiunque lo avesse per disgrazia toccato si sarebbe tramutato all’istante in un blocco di ghiaccio.

Occhio di Sole e Tyra e tutti gli altri ragazzi rabbrividivano a questo racconto e avvicinavano ancor più le mani al camino.

- solo che – bisbigliavano le vecchie ingobbite dagli anni – la regina è anche la più bella creatura del Nord. Ma guai a chi osa guardarla: ne rimane incantato e diventa all’istante suo servitore di ghiaccio.

Il racconto aveva stregato Occhio di Sole, che continuava a pensare alla bianca regina e, alla fine, si era deciso a vederla, almeno una volta. Così si incamminò da solo tra i monti coperti di neve e battuti dal vento. In ogni turbine credeva di scorgere la slitta fatata e nei ghiacci che precipitavano dalla montagna, gli sembrava di sentire il galoppo dei cavalli dalle ali d’argento. Ma la sua ricerca continuava, perchè la regina volava nella bufera, ancora lontana, e lui era sempre più stanco. Alla fine si addormentò sul ciglio del burrone.

Tyra, che non l’aveva incontrato per tutto il mattino, si impensierì quando non lo vide tornare neppure per pranzo. Senza salutare nessuno si avviò per le montagne, sfidando la bufera, che sempre più impetuosa, scendeva vorticosamente a precipizio giù dalle cime. Le raffiche di vento gelido la spingevano indietro, la neve le accecava gli occhi, l’oscurità avvolgeva ogni cosa, ma la fanciulla era giudata dall’amore per Occhio di Sole sperduto lassù.

Era stremata quando udì avvicinarsi un galoppo di cavalli. Allora si mise a correre a perdifiato dritta nel cuore della tempesta, vincendo ogni paura, col solo timore che la Regina dei Ghiacci le avesse già rapito occhio di sole.

La regina, infatti, era scesa dalla slitta di vetro e ammirava incantata la bellezza del fanciullo. Voleva svegliarlo e farne il suo paggio di ghiaccio, quando sentì vibrare il calore del cuore di Tyra.

La regina odiava il calore dei camini, ma ancora di più il calore dei cuori.

Infastidita, risalì sulla slitta, ma prima soffiò sul cuore di Occhio di Sole, che diventò all’improvviso freddo come il suo, Poi frustò i cavalli e la tempesta si allontanò con lei.

Occhio di Sole fu salvo, ma da allora non cercò la compagnia dei monelli come lui e, se Tyra gli proponeva un gioco, rispondeva con una sola parola:

- sciocchezze! Quell’anno volle imbarcarsi su un veliero per pescare grandi banchi di aringhe, ma dopo pochi giorni di navigazione si scatenò una tempesta, l’albero maestro fu spezzato e un’ondata gigantesca strappò il timone. Lo scafo, ormai ingovernabile, fu spinto lontano come un guscio di noce e, alla fine, si schiantò contro i ghiacci che circondavano il Castello del Polo. Era questa le reggia della Regina dei Ghiacci, dove ella riposava al ritorno dai suoi viaggi, seduta su un immenso diamante da cui emanava la luce di porpora dell’Aurora Boreale.

Verso quella luce si incamminò subito Occhio di Sole, unico scampato al naufragio.

Vide la regina sul suo trono scintillante: ella lo guardò e lo tramutò all’istante nel suo paggio di ghiaccio.

Intanto Tyra attendeva il ritorno del veliero di Occhio di Sole. I mesi passavano uno dietro l’altro, ma solo le onde arrivavano a infrangersi ai suoi piedi.

- cosa speri di vedere all’orizzonte, bella fanciulla? – chiese una foca bianca, impietosita dalla tristezza del suo giovane volto.

- spero che un giorno torni il mio amato Occhio di Sole e che i suoi occhi facciano splendere tutta la baia, anche se sarà la notte più lunga e profonda dell’anno – rispose Tyra con la voce rotta dall’emozione.

- Lo aspetterai per sempre, mia bella fanciulla – disse la foca bianca – perchè il tuo amato contempla il diamante e il trono della Regina dei Ghiacci.

Stava già per rituffarsi tra le onde quando Tyra la richiamò.

- Foca bianca, ti prego, non andartene, ma dimmi: mi porteresti in groppa fino laggù?

La foca bianca la caricò sulla groppa, nuotò nel mare fino al Castello del Polo per certe sue vie segrete e giunse al lago che si apriva nella sala del trono.

Lì mille state di ghiaccio fissavano immobili il grande diamante su cui ora non sedeva nessuno, perchè la regina era in viaggio lontana.

Tyra cercò affannosamente fra tutte le statue e, quando finalmente riconobbe Occhio di Sole, gli saltò al collo stringendoselo forte forte al petto, piangendo di gioia e di dolore, perchè il ragazzo restava impietrito. Ed ecco che, d’un tratto, una lacrima cadde sul cuore del giovane paggio di ghiaccio che, come d’incnato, si svegliò, si guardò attorno confuso e, finalmente, dai suoi begli occhi sgorgarono calde lacrime di gioia.

Tyra e Occhio di Sole fuggirono insieme e, a cavallo della foca bianca, tornarono al loro villaggio dove, ancora oggi, vivono felici.

 

Viva forever Aprile 30, 2009

 

Come eravamo? Aprile 17, 2009

Molti genitori tracciano una linea di demarcazione in un giorno preciso della loro vita insieme. Il giorno che cambia per sempre la loro vita.

E che di solito corrisponde alla data di nascita del loro primogenito.

Non sono più una coppia, diventano una famiglia.

Non c’è più il week-end di shopping/ristorantino/cinema, ci sono grandi sorrisi senza dentini e passi commoventi, ma tutt’al più un DVD sul divano, una pizza ordinata a casa.

Non che con i figli non si facciano cose belle, che la vita si fermi che tutto diventa un dovere o una responsabilità. Non lo penso, non è così, è ancora più bello di prima.

Ci sono tanti momenti indimenticabili.

Ricordo albe affascinanti, profili delle montagne, bellissimi compleanni, viaggi avventurosi e perfino un meraviglioso pomeriggio di shopping alla ricerca di un vestitino da battesimo che a veva fatto dimenticare tutto, anche la fame, alla prole in marsupio.

Eppure le cose cambiano. I “nostri posti” diventano di tutti oppure non si frequentano più.  Le nostre canzoni vengono richieste come ninne nanne oppure in fretta sostituite da stella stellina o twinkle twinkle.

Poi…la dolce aria della primavera o il ritrovarsi noi due in quel pub che non frequentavamo da anni…

…come eravamo….ci diciamo

Non c’è bisogno di parlare. Sappiamo benissimo che cosa sente l’altro.

Dov’è finita la leggerezza che ci accompagnava in quegli anni?

Abbiamo lavorato duramente giorno e a volte notte. In tempi di crisi e nella nostra incertezza. Abbiamo cresciuto una prole con amore, entusiasmo e presenza costante.

Eppure anche di fronte ad una vita adulta e più dura, anche più dura di quella dei nostri genitori alla nostra età, eravamo riusciti a mantenere, almeno con un filo, la nostra leggerezza, a restare NOI.

La nostra linea di demarcazione ha un’altra data. La data di una fredda e nevosa mattina invernale.

Una mattina in cui qualcuno al nostro posto aveva deciso chi eravamo noi, i nostri familiari e i nostri amici più cari. E i giorni come quello continuano e continuano lasciandoci ogni volta senza parole.

Ma stiamo imparando da questa vicenda. Molto. Per citare Klee, è una croce che abbiamo imparato a portare, per quanto ingiusta e immeritata.

Ma in fondo stupisce? Era meritata e giusta la croce di Gesù? Non considero certo la mia esperienza paragonabile a quella di Nostro Signore, non mi avvicinerei neanche a pensarlo, nè a quella dei tanti crocefissi dei giorni nostri.

Paragono invece, e questa volta pienamente, il crucifige della folla e dei “sommi sacerdoti” di allora a quello di oggi, di domani, di sempre.

Ma la scintilla della primavera, il rewind alla nostra vita di coppietta innamorata ci fa ricordare che questo peso che ci è piombato sulle spalle non ci appartiene oggi come non ci è mai appartenuto. Appartiene a chi lo ha così violentemente lanciato.

E prima o poi le cose torneranno a posto. Tornerà l’ordine e la giustizia. Anche le date torneranno al posto giusto.

“Il Signore onnipotente e misericordioso
confermi il consenso
che avete manifestato davanti alla Chiesa
e vi ricolmi della sua benedizione.
L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce.”

In questa formula che pronuncia il sacerdote subito dopo le promesse matrimoniali, ho sempre visto molto di più di un divieto al divorzio.

E l’ho sempre visto come monito non tanto per gli sposi, quanto per il resto del mondo di non osare intralciare il disegno di amore che Dio ha per la famiglia che nasce quel giorno. Chi lo fa, o almeno ci prova, commette un peccato grave.

E non siamo noi l’unica famiglia ad avere come linea di demarcazione del proprio “come eravamo” quella fredda data.